Il caso

Fatture inviate ai feriti di Crans-Montana, «lo Stato italiano non si accollerà mai le spese»

L'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ha incontrato il presidente del Consiglio di Stato vallesano, Mathias Reynard – La procedura seguirà l'iter previsto in Svizzera (la competenza è dell'Istituzione comune LAMal), ma sarà coinvolta Berna «per concordare una soluzione a livello bilaterale dal punto di vista della reciprocità»
© KEYSTONE POOL/Laurent Gillieron
Jenny Covelli
24.04.2026 18:00

«Sarebbe ripugnante che costi del genere possano ricadere sulle vittime o sull’Italia». Il messaggio, datato 21 aprile, è della presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Il riferimento è alla copia delle fatture trasmesse a quattro famiglie di ragazzi italiani rimasti feriti nell'incendio di Capodanno a Crans-Montana e ricoverati all'Ospedale di Sion il 1. gennaio (prima di essere trasferiti in Italia). Sin da subito è apparso evidente che le famiglie non devono pagare alcuna fattura medica. Ma c'è un ma. 

Contattate dal Corriere del Ticino, le autorità cantonali vallesane – in accordo con il Dipartimento della sanità – ci avevano spiegato: «Spetta all’Istituzione comune LAMal (l'ente svizzero che gestisce le spese mediche a livello internazionale) stabilire, insieme alle assicurazioni (e/o all'ente italiano di collegamento internazionale, ndr.), quale assicurazione si fa carico di quale prestazione. Se dovesse rimanere un saldo, se ne occuperanno i consultori del Servizio per l'aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV cantonale, ndr.)». Il punto è questo: non ci sono importi a carico delle famiglie, ma il sistema prevede che si stabilisca «quale assicurazione si fa carico di quale prestazione». Una questione, insomma, tra la LAMal svizzera e il Servizio sanitario nazionale italiano. Ma Giorgia Meloni è stata chiara: «L'Italia non pagherà un centesimo. Ho chiesto all’ambasciatore di tenere altissima l’attenzione su questo tema».

«Lo Stato italiano non si accollerà mai le spese»

E, oggi, l'ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado ha incontrato il presidente del Consiglio di Stato vallesano Mathias Reynard. Un incontro che era già previsto, ma che è stato l'occasione per discutere del tema. Cornado, da noi raggiunto dopo l'incontro, ha precisato che lo Stato italiano non ha alcuna intenzione di pagare «i conti inviati dall’ospedale di Sion per un importo totale di più di 100.000 franchi (tre fatture da 17.030 franchi e una da 66.810 franchi, ndr.) per un solo giorno di ricovero, il 1. gennaio». Importi definiti «assolutamente esorbitanti»: «Dovranno essere pagati o dalla LAMal o dal Canton Vallese ma in nessun caso dalle famiglie, né dallo Stato italiano».

L'ambasciatore italiano, inoltre, ha precisato che «all’ospedale Niguarda di Milano sono stati elitrasportati e curati per mesi, non per un giorno solo, due cittadini svizzeri con costi di gran lunga superiori, ma ciò nonostante nessun rimborso verrà richiesto né a loro, né alla LAMal, né ai loro Cantoni».
A Reynard, Cornado ha quindi ribadito che l'Italia «pretende parità di trattamento, perché sarebbe inaccettabile che la mutua svizzera o il Vallese chiedano che tali costi ricadano sull’Italia e sugli italiani.
In ogni caso e su questo punto sono stato molto chiaro, lo Stato italiano non si accollerà mai le spese per le cure prodigate per sole poche ore ai nostri ragazzi che sono rimasti intossicati o ustionati e che hanno sofferto e sono condannati a soffrire (e qui, la stoccata, ndr.) a causa dell’irresponsabilità dei gestori del locale dove le uscite di sicurezza erano state sbarrate e delle autorità, comunali e cantonali, che avrebbero dovuto effettuare o disporre i controlli e non l’hanno fatto». Se questa «ignobile richiesta» dovesse essere formalizzata - ha scritto in serata sui social Giorgia Meloni - «annuncio fin da ora che l’Italia la respingerà al mittente».

Sarà Berna a decidere

Il presidente del Governo vallesano, prosegue Cornado, gli ha spiegato di «non avere margini dal punto di vista normativo per farsi carico delle suddette spese, salvo quelle residuali» (se dovesse rimanere un saldo dopo che verrà stabilito quale assicurazione paga, era stato precisato, se ne occuperà il Servizio LAV cantonale, ndr.). L'iter seguirà pertanto la procedura descritta al CdT dal Canton Vallese (di competenza dell'Istituzione comune LAMal). «Reynard ha suggerito, a tale proposito, di prendere contatto con il Dipartimento federale dell’interno, competente in materia di salute, per concordare una soluzione a livello bilaterale dal punto di vista della reciprocità, visto che per i 2 pazienti svizzeri ricoverati per mesi al Niguarda non verrà addebitata alcuna spesa», conclude l'ambasciatore italiano. Il quale – da noi raggiunto telefonicamente – parla di «un altro punto di non incontro tra mentalità diverse e aspettative diverse». Sicuramente, è «una nuova criticità» emersa tra Svizzera e Italia sulla tragedia di Crans-Montana, ma «mi auguro che la questione possa essere risolta senza ulteriori problemi» con il coinvolgimento della Confederazione.

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