L'analisi

Privato della sua coperta di Linus, il Lugano ora reagisca

I bianconeri s’interrogano dopo l’avvilente sconfitta a Bienne: da un lato l’inaffidabilità di alcuni singoli, dall’altro gli errori di valutazione di Mattia Croci-Torti - Ma la stagione è lunga e a Cornaredo si ha la possibilità di dimostrare di non essere solo una «squadra di Coppa»
©KEYSTONE/PETER SCHNEIDER
Massimo Solari
27.02.2025 18:00

Ogni sconfitta, anche la più inaspettata e per certi versi indecorosa, sa offrire un appiglio. Deve offrirlo, nel caso del Lugano. L’avvilente eliminazione ai quarti di finale di Coppa Svizzera per mano del piccolo Bienne, d’altronde, non può di certo essere derubricata alla voce «incidenti di percorso». No, quanto accaduto alla Tissot Arena merita un’analisi approfondita. Critica e autocritica, al fine di rilanciare una stagione ancora lunga e che si gioca persino su tavoli più importanti. «Sono certo che questa sconfitta provocherà un contraccolpo positivo» ha assicurato in merito l’allenatore bianconero Mattia Croci-Torti. Bene. Innanzitutto, dunque, andrà metabolizzato il primo fallimento dell’annata 2024-25. Un fallimento pesante, suggerivamo, poiché a impedire ai ticinesi di puntare alla quarta finale consecutiva - traguardo dichiarato la scorsa estate - è stata una formazione di Promotion League. O di «terza lega», per dirla più prosaicamente con Mattia Zanotti.

Le colpe degli uni e degli altri

Ecco, a proposito del terzino italiano. Ai microfoni della RSI, al termine dell’amara contesa, l’ex San Gallo ha espresso un giudizio diametralmente opposto rispetto al suo allenatore. «Probabilmente abbiamo sottovalutato la partita, altrimenti l’avremmo portata a casa». Ah. Poco dopo, nella pancia della Tissot Arena, il Crus avrebbe invece tenuto a sottolineare - e a più riprese - che no, «il Lugano non ha sottovalutato l’avversario» e nemmeno «sbagliato l’atteggiamento». Stando al tecnico momò, alla capolista della Super League e pretendente dichiarata al titolo «è mancata la necessaria qualità. Negli ultimi 30 metri, in particolare, non siamo stati abbastanza bravi». Le parole di Zanotti e di Croci-Torti, insomma, stridono in parte fra loro. O forse no. A ben guardare, le lacune sul piano qualitativo - di alcuni elementi su tutti - non possono che essere dipese da una predisposizione sbagliata nei confronti di uno dei match più importanti della stagione. Ricondurre le prestazioni mediocri dei vari Vladi, Arigoni, Macek e Doumbia alle rispettive carenze sul piano tecnico o del ritmo non è infatti sufficiente. Anzi. Sarebbe finanche semplicistico. Proprio per compensare le citate difficoltà, era doveroso attendersi una determinazione, un’abnegazione e un’attenzione superiori alla media. Superiori a calciatori di due categorie inferiori, soprattutto. Già. Ma se ciò non si è verificato il torto non va attribuito solo ai diretti interessati.

«Anch’io, sicuramente, ho le mie colpe, come le hanno i giocatori» ha ammesso in questo senso Croci-Torti. E, si badi bene, non si tratta di un commento banale. Sì, perché l’allenatore del Lugano - quando le cose vanno male - è solito assumersi totalmente la responsabilità. Non è successo a questo giro, il che - da un lato - inchioda ulteriormente la prova insufficiente di tanti, troppi singoli, e però dall’altro fragilizza pure la posizione dell’allenatore. Spettava proprio al Crus, d’altronde, rendere le seconde linee consapevoli dell’importanza della sfida. Responsabilizzarle fino in fondo. Motivarle oltremisura. In alternativa, e a monte, sempre il tecnico avrebbe dovuto riconoscere l’inaffidabilità dei soggetti in questione. Vero, Croci-Torti non aveva margine di manovra per quanto concerne i giocatori da schierare in mediana. E, d’accordo, incombono numerosi incontri in pochi giorni. Ma Vladi al posto di Koutsias? E Arigoni oltre al El Wafi?

Il momento delle scelte

Il tema appena sollevato, oltre alla strategia societaria sul mercato, chiama evidentemente in causa il futuro prossimo. Per il club è stata una settimana horribilis, apertasi con lo scivolone comunicativo sull’esonero di Carlos Da Silva, proseguita con la sconfitta - immeritata ma pesante in chiave classifica - contro lo Young Boys e chiusa con la figuraccia di Bienne. «Aver mancato il primo obiettivo stagionale, però, non cambia niente» ha indicato il Crus. E, per quanto la disfatta della Tissot Arena faccia malissimo, l’allenatore bianconero ha ragione. Paradossalmente, il Lugano si è levato di dosso un’etichetta fastidiosa. Quella della «squadra di Coppa». Solo e soltanto di Coppa. Della serie: sei un ragazzo simpatico, non il figo del gruppo. Ebbene, privato della sua coperta di Linus, lo spogliatoio ha ora la possibilità di smentire questa tesi. Di far ricredere chi, a fine febbraio, ritiene opportuno pronunciare sentenze definitive. Per riuscirci, tuttavia, Croci-Torti dovrà verosimilmente compiere scelte forti in termini di effettivi. Osare, anche, puntando vieppiù sulla forza e lo spessore degli interpreti a disposizione. Ragionando più su presente e momento di forma, meno sul valore salutare delle rotazioni. È un rischio. Lo è, eccome. Ma, lo ripetiamo, il Lugano può ancora giocarsi molto. Che poi - e val la pena rammentarlo - i bianconeri non sono obbligati a vincere il titolo; figuriamoci la Conference League. Citando di nuovo il Crus nel dopo-partita di Bienne, però, «ci aspettavamo di essere migliori». Ed è proprio questo il punto.

Domenica, a Cornaredo, arriva lo Zurigo e riparte l’affollata rincorsa ai vertici della Super League. Reagire sarà tutto fuorché semplice, dal momento che la lista delle defezioni fa quasi paura. Agli infortunati Aliseda, Marques, Valenzuela e Bislimi, e agli acciaccati Grgic e Bottani, vanno aggiunti gli squalificati Papadopoulos e Steffen (complice il rosso diretto contro il Bienne). Mancherà pure Croci-Torti, a sua volta sospeso. E allora, in attesa di ritrovare nomi e numeri, conterà unicamente un prepotente sussulto d’orgoglio.

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