Gusto

«In un mondo frenetico succube delle mode un buon piatto della tradizione è rivoluzionario»

Emilio Casati, Delegato dell'Accademia Italiana della Cucina: «Oggi parlare di cibo vuol dire raccontare la nostra società e le sfide che sta vivendo»
Emilio Casati, Delegato dell'Accademia Italiana della Cucina, assieme al Consigliere Nazionale Alex Farinelli, la Presidente del Consiglio Comunale di Lugano Benedetta Bianchetti e il Presidente del Gran Consiglio Michele Guerra, ospiti d'onore della serata di gala
Mattia Sacchi
30.03.2025 15:30

Quarant’anni di storia, tradizione e impegno nella promozione della cultura gastronomica italiana: la Delegazione della Svizzera Italiana dell’Accademia Italiana della Cucina ha celebrato questo importante traguardo lo scorso 25 marzo al ristorante Ciani di Lugano, in una serata di gala ricca di significati. Un’occasione per fare memoria del passato, ma anche per guardare avanti con consapevolezza e visione. Ne abbiamo parlato con Emilio Casati, Delegato della Delegazione, che ha raccontato l’evoluzione di questo percorso e il valore di una cucina che, ancora oggi, continua a emozionare.

Delegato Casati, cosa rappresenta per voi questo 40° anniversario della Delegazione?
Questo anniversario rappresenta non solo una tappa storica, ma un’occasione per celebrare 40 anni di passione, ricerca e difesa della cucina italiana nel suo valore più autentico. È un momento di orgoglio, ma anche di riflessione sul ruolo culturale che l’Accademia ha svolto e continua a svolgere nel nostro territorio.

Qual è stata l’evoluzione della Delegazione in questi 40 anni?
La Delegazione è cresciuta, si è arricchita di nuovi accademici, ha instaurato un dialogo costante con il territorio, i ristoratori e le istituzioni locali. Ma soprattutto, ha mantenuto intatti i suoi valori: la tutela della tradizione, l’attenzione alla qualità e la promozione della cultura gastronomica come espressione d’identità. È un modo per raccontare anche la nostra società.

Qual è il ruolo dell’Accademia Italiana della Cucina oggi, in un mondo sempre più globalizzato?
In un mondo dove le mode, non solo quelle culinarie, cambiano velocemente, l’Accademia è un punto fermo. Difende la memoria gastronomica, promuove il valore della stagionalità, del territorio e della convivialità. Non siamo contro l’innovazione, ma a favore di un’innovazione consapevole, radicata nei valori della nostra cucina.

Cosa avete organizzato per celebrare questo importante traguardo?
Abbiamo scelto una location simbolica come il Ristorante Ciani, un menu pensato in collaborazione con lo chef per valorizzare i prodotti locali e le eccellenze del territorio. Ogni dettaglio, dalla selezione dei vini – tutti ticinesi – fino al libro commemorativo «40 anni di Eccellenza Culinaria», è stato pensato per dare valore al nostro percorso e ai protagonisti che l’hanno reso possibile.

Ci può parlare del libro che presenterete durante la serata?
«40 anni di Eccellenza Culinaria» è un omaggio alla storia della Delegazione, ai suoi delegati, ai suoi accademici e ai tanti ristoratori con cui abbiamo collaborato. È una raccolta di testimonianze, immagini, racconti ed emozioni, pensata per lasciare una traccia e ispirare le generazioni future.

Cosa augura alla Delegazione per i prossimi 40 anni?
Mi auguro che la Delegazione continui a essere un punto di riferimento culturale e gastronomico, capace di coinvolgere le nuove generazioni, di mantenere vivo il dialogo con il territorio, e di continuare a promuovere la cucina italiana non come semplice nutrimento, ma come forma d’arte, cultura e identità.

Un ricordo personale che le sta particolarmente a cuore in questi anni di attività?
Ci sono tanti momenti, ma quello che porto nel cuore è l’entusiasmo che si respira quando ci si ritrova attorno a un tavolo. Ogni convivio è un piccolo viaggio nell’anima dell’Italia, tra dialetti, sapori e racconti. È lì che si capisce davvero cosa vuol dire essere parte dell’Accademia.

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