Confermato l'ergastolo per Matteo Messina Denaro

Nel giorno delle commemorazioni della strage di Via d'Amelio a Palermo – il 19 luglio di 31 anni fa il giudice Paolo Borsellino rimase ucciso insieme ai cinque agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina –, arriva la conferma alla condanna di uno dei mandanti delle stragi del 1992. Matteo Messina Denaro è stato condannato all'ergastolo perché ritenuto responsabile delle stragi che costarono la vita ai giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. La sentenza è stata emessa dalla Corte d'Assise D'Appello di Caltanissetta presieduta dal giudice Maria Carmela Giannazzo, dopo circa sei ore di camera di consiglio.
La Corte ha così accolto la richiesta avanzata dal procuratore generale Antonino Patti, che al termine della sua requisitoria aveva chiesto per l'ex superlatitante la conferma della condanna di primo grado, emessa il 21 ottobre 2020, quando Messina Denaro era ancora latitante. In aula erano presenti i sostituti procuratori Fabiola Furnari e Gaetano Bono oltre che il legale d'ufficio del boss, l'avvocato Adriana Vella che per il suo assistito aveva chiesto l'assoluzione per non aver commesso i fatti. Presenti anche gli avvocati di parte civile.
Durante la sentenza di primo grado, nel corso della requisitoria, il procuratore generale Patti aveva detto: «L'accusa che si muove a Matteo Messina Denaro è di avere deliberato, insieme ad altri mafiosi regionali, che rivestivano uguale carica, le stragi. Quindi ci occupiamo di un mandante, non di un esecutore». Mentre la sua legale, l'avvocata Adriana Vella, al termine dell'ultima udienza aveva chiesto l'assoluzione per Messina Denaro perché il boss «non era ai vertici di Cosa nostra» del trapanese quando fu deliberata la stagione stragista del 1992. E quindi «non ha partecipato alle riunioni deliberative delle stragi» Insomma, «non c'è prova» che il capomafia di Castelvetrano abbia dato «la sua adesione al piano stragista». Non solo. «Non ha avuto alcun ruolo nelle stragi, non ha messo a disposizione auto, armi o esplosivo». Lo ha ribadito più volte, durante l'arringa difensiva, l'avvocata lo scorso 25 maggio prima di chiedere l'assoluzione per il capomafia. Difensore che è stata nominata nella scorsa udienza, il 23 marzo, dalla presidente della Corte d'assise d'appello di Caltanissetta, Maria Carmela Giannazzo, dopo che l'altro legale d'ufficio, l'avvocato Calogero Montante, aveva presentato un certificato di malattia. E la volta precedente aveva rinunciato un altro legale, la nipote del boss, Lorenza Guttadauro.
Il boss di Castelvetrano, già condannato per le stragi del 1993 nel Continente, arrestato il 16 gennaio in una clinica di Palermo e detenuto nel supercarcere di L'Aquila, anche questa volta ha deciso di non essere presente all'udienza.