Al via a Kazan il summit dei BRICS: gli occhi sono puntati sulla Turchia

Da martedì a giovedì prossimo Kazan - la capitale, adagiata sul Volga, della Repubblica del Tataristan - ospiterà il 16. summit dei BRICS, l’ormai celebre gruppo che sarà presente con tutti i suoi leader, dal mandarino rosso Xi Jinping al presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, dal brasiliano Lula al premier indiano Narendra Modi, fino al padrone di casa Vladimir Putin. Il presidente russo ha organizzato per mesi questo incontro, consapevole del peso che l’allargamento continuo di questo gruppo sta acquisendo negli equilibri globali. Per la Russia l’arrivo di un numero di Paesi così numeroso e importante simboleggia la fine del tentativo di isolamento internazionale di Mosca. Oltre ai leader di Cina, India, Brasile e Sudafrica, Kazan accoglierà, tra gli altri, il presidente iraniano, il presidente egiziano, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, il premier dell’Etiopia, il primo ministro armeno e il presidente della Turchia, questi ultimi due ufficialmente come osservatori.
A Kazan sono in agenda piani di collaborazione economica e geopolitica di durata quinquennale e, oltre ai leader, è prevista la presenza di molti ministri degli Esteri e tecnici dei ministeri economici e della programmazione. Previsti anche numerosi bilaterali fra i leader, compreso un più complesso incontro fra Modi e Xi Jinping, incentrato sulle tensioni militari sul confine, nella regione del Ladakh.
Dopo molti anni nei quali questi vertici sembravano piuttosto velleitari e senza una precisa «mission», oggi il nuovo summit BRICS mette sul tavolo una serie di proposte sempre più concrete, compresa quella di Mosca di creare una piattaforma alternativa per le transazioni internazionali che risulti immune dalle sanzioni imposte dall’Occidente. Il progetto prevede la creazione di una rete fra le Banche centrali dei Paesi aderenti che, utilizzando anche la tecnologia blockchain, permetta di evitare la conversione in dollari delle valute nazionali. Un progetto ancora lontano, spinto dalla Russia, che vorrebbe anche creare un’alternativa al Fondo monetario internazionale. Un tema discusso già negli incontri preparatori. Sul tavolo pure l’idea della creazione di una Borsa per il commercio dei cereali - export chiave per Mosca - che possa stabilire i prezzi di mercato.
Ma la notizia più importante è la presenza della Turchia, che prima per bocca del portavoce del partito di Erdoğan e poi del ministro degli Esteri Hakan Fidan ha confermato l’inizio del percorso di adesione. «La Turchia sta valutando varie opzioni e i BRICS sono la più importante fra quelle possibili. Siamo interessati anche ad entrare nell’ASEAN (Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico), ma questo non cambia il nostro ruolo all’interno della NATO» ha precisato al CdT Hakan Fidan. «Certo il rallentamento, se non il completo blocco, del percorso che stava portando la Turchia nell’UE ha influito in questa scelta. Se la nostra adesione fosse stata accettata, probabilmente non avremmo intrapreso il percorso di ingresso nei BRICS. Il nostro mondo è in continua evoluzione, non esistono più blocchi granitici. Tutti i Paesi hanno bisogno di avere alleanze e la Turchia lavorerà per dare il meglio al suo popolo».
La lista dei Paesi che hanno deciso di entrare nei BRICS è lunga e va dall’Indonesia al Venezuela, da Cuba all’Algeria, dallo Sri Lanka all’Azerbaijan, fino alla Tunisia, che usa l’adesione come una minaccia ogni volta che l’Europa prova a negare un nuovo prestito. «Né io né il presidente Anura Dissanayake potremo essere a Kazan, perché siamo in piena campagna elettorale» ci racconta il ministro degli Esteri dello Sri Lanka Vijitha Herath. «Ma ho già inviato lettere ufficiali a tutti i miei omologhi che si ritroveranno in Russia. Il Consiglio dei ministri dello Sri Lanka ha già approvato l’inizio di questo percorso e noi consideriamo i BRICS il perfetto partenariato per realizzare cooperazione, pace e uno sviluppo reciprocamente vantaggioso, grazie al rafforzamento del multilateralismo che rilancerà il ruolo strategico dello Sri Lanka come ponte fra Oceano Indiano e Oceano Pacifico».
Dopo un fine lavoro diplomatico, anche l’Azerbaijan ha deciso di aderire, superando problematiche legate alla turbolenta area del Caucaso e portando nel gruppo un altro importante produttore energetico. Aykhan Hajizade è il portavoce del Ministero degli esteri azero e spiega il momento storico del suo Paese: «Pochi giorni fa il presidente Putin è arrivato a Baku per incontrare il nostro presidente Ilham Aliyev in un bilaterale che ha rafforzato i rapporti con Mosca. All’inizio del 2022 Russia e Azerbaijan hanno firmato un nuovo accordo di cooperazione e amicizia, pure a livello di difesa militare. L’adesione ai BRICS è soltanto il passo successivo di questo percorso e un’ottima occasione di crescita per la nostra economia. I rapporti restano ottimi con l’Europa, di cui siamo diventati un partner energetico strategico e non vedo come queste due cose non possano convivere, come ha falsamente dichiarato l’opposizione al Governo dell’Azerbaijan».
Un summit, dunque, che aumenta il suo peso sullo scacchiere mondiale ogni anno che passa, con una lista di Paesi che si allunga spostando gli equilibri geopolitici globali. Dal 2009, anno della prima riunione dei BRICS, molte cose sono cambiate e il possibile ingresso di uno Stato chiave come la Turchia dimostra la grande attrattiva di questo gruppo che si pone non soltanto come alternativo all’Occidente, ma, soprattutto in Africa ed in Asia, come suo competitor. In questi due continenti saranno indirizzati i principali investimenti già a partire dal 2025.