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Cervelloni da record: a Milano un convegno galattico

Tra spade laser, sushi stellare e seminari, il Mensa Italia celebra il suo 42° Convegno con numeri da record - Il presidente Simone Ferrari: «Non un club elitario ma persone curiose che hanno voglia di confrontarsi e divertirsi»
Mattia Sacchi
04.04.2025 14:48

«Niente panico, questa è scienza!» recitava il programma di una delle conferenze più attese. E in effetti, niente panico: a Milano, l’intelligenza ha semplicemente trovato casa. O meglio, una base spaziale. O ancora meglio: il Novotel Cà Granda, trasformato per tre giorni nel cuore pulsante del 42° Convegno Nazionale del Mensa Italia. Un evento da record, galattico per davvero.

Dal 28 al 30 marzo 2025, tra tornei di calcetto «spaziale», lezioni di spade laser, laboratori olfattivi, giochi di ruolo interplanetari e conferenze ad alto tasso divulgativo, oltre 420 soci del Mensa Italia si sono ritrovati a Milano per celebrare insieme intelligenza, socialità, curiosità e immaginazione. Un raduno senza precedenti che, tra l’entusiasmo dei partecipanti e l’impegno degli organizzatori, ha rappresentato uno dei momenti più vivaci e significativi nella storia recente dell’associazione.

Un viaggio nel multiverso Mensa

Il titolo scelto per l’edizione di quest’anno, «Convegno Galattico», non è stato casuale: l’intero evento ha preso ispirazione dal celebre romanzo di Douglas Adams Guida galattica per gli autostoppisti, trasformando ogni momento del weekend in una piccola avventura nello spazio della mente (e della fantasia).

Il programma ha previsto attività per tutti i gusti: dalla «Sushi Cooking Class» intitolata «Addio e grazie per tutto il sushi», alle sfide con i mattoncini Lego di «Mattoncini Improbabili», dal laboratorio «Bombe da bagno galattiche» in collaborazione con Lush, alle avventure con visori VR e modellini elettronici per i più piccoli. Non è mancata nemmeno una vera «LightSaber Combat Academy», dove i soci hanno potuto cimentarsi in duelli degni di un Jedi. Certo alcuni, viste le movenze, sono rimasti entusiasti Padawan, ma questa è un'altra storia.

L’intelligenza si diverte. Ma anche riflette.

Se il sabato sera è stato dedicato alla cena sociale ribattezzata «Un party alieno» (con tanto di dress code interstellare, alcuni dei quali spettacolari), il pomeriggio è stato il momento della conferenza di punta: «Niente panico, questa è scienza!», una presentazione ironica e appassionata pensata per tutti gli «autostoppisti galattici» presenti.

Ed è proprio in questo equilibrio tra gioco e divulgazione che si coglie lo spirito profondo del Mensa, come racconta Simone Ferrari, presidente dell’associazione:

«C’è ancora chi si immagina il Mensa come un club elitario di cervelloni che discutono solo di fisica quantistica. Ma la realtà è molto diversa. Siamo persone curiose, eterogenee, con l’unico punto in comune di aver superato un test che certifica un quoziente intellettivo nel 2% più alto della popolazione. Dentro trovi musicisti, ricercatori, studenti, artigiani, operai, imprenditori, amministratori di condominio. Questi ultimi i peggiori di tutti. È questa la nostra forza: la diversità intellettuale unita a una base comune di apertura e desiderio di confronto».

Cos’è davvero il Mensa?

Fondata nel 1946 a Oxford, l’associazione Mensa è oggi presente in 53 Paesi del mondo, con oltre 350.000 membri. In Italia, esiste da 42 anni e conta circa 2.700 soci attivi. L’unico requisito per entrare è il superamento di un test d’ingresso di logica e ragionamento astratto, che certifica l’appartenenza al 98° percentile del QI.

Ma al di là delle definizioni, lo scopo dell’associazione – riportato nello statuto – è chiaro: «incoraggiare lo sviluppo dell’intelligenza a beneficio dell’umanità». Un obiettivo ambizioso, che viene perseguito attraverso una miriade di iniziative locali e nazionali, conferenze, laboratori, giochi, pubblicazioni e incontri conviviali.

«L’aspetto divulgativo – spiega Ferrari – è fondamentale. Non solo per i soci, ma anche per chi è curioso e si avvicina da fuori. Per questo molte conferenze sono aperte al pubblico. L’idea è quella di mettere le competenze e le riflessioni dei nostri soci a disposizione della comunità. In un mondo in cui i problemi sono sempre più complessi, serve un’abitudine all’analisi che solo una certa forma mentis può offrire».

Un convegno, mille connessioni

Durante il weekend, Ferrari stesso ha partecipato al torneo di calcetto (mostrandosi un abile mediano, «ignorante» il giusto, ndr), assistito a giochi sperimentali tra essenze e profumi, e chiacchierato con soci arrivati da ogni parte d’Italia. «In questi eventi si fa un po’ di tutto – racconta – dalla conferenza scientifica al laboratorio creativo, dal gioco di ruolo alla birra in compagnia. Ma il cuore del convegno è sempre lo stesso: conoscersi, riconoscersi, stimolarsi a vicenda».

L’evento ha coinvolto anche i più piccoli, con laboratori pensati per i figli dei soci – dai circuiti elettronici ai miti stellari – e si è chiuso domenica con un brunch d’addio al Fancy Toast. Ma i saluti sono stati solo un arrivederci: molti dei partecipanti hanno già segnato in agenda il prossimo evento nazionale.

Gifted kids e nuove generazioni: il Mensa che guarda avanti

Un altro dei temi centrali emersi durante il convegno è stato quello dell’infanzia ad alto potenziale. Sebbene l’associazione non accetti soci sotto i 16 anni, il Mensa si impegna a promuovere la consapevolezza e la formazione su come riconoscere e valorizzare i cosiddetti «gifted kids».

«Sempre più famiglie ci contattano perché hanno figli che si annoiano a scuola, etichettati come «difficili» quando in realtà hanno semplicemente capito tutto troppo in fretta – spiega Ferrari –. Non siamo noi direttamente a seguirli, ma collaboriamo con associazioni specializzate, e cerchiamo di offrire strumenti e contatti utili per affrontare la questione».

Un presidente «normale» con una missione straordinaria

Simone Ferrari è presidente del Mensa Italia dal 2023. Di giorno è amministratore di condominio, sta studiando per la sua terza laurea e dedica oltre dieci ore a settimana all’associazione. «Io stesso – racconta – mi ero avvicinato per curiosità, pensando di trovare solo simposi accademici. Invece ho scoperto un mondo variegato e affascinante, pieno di persone brillanti e appassionate. È diventata una seconda casa».

Simone Ferrari
Simone Ferrari

Oggi rappresenta il Mensa Italia anche a livello internazionale, in un contesto che riunisce i presidenti delle varie sedi nazionali. «Il peso più grande – dice – non è tanto la gestione burocratica, quanto la responsabilità di mantenere alta la reputazione dell’associazione, sia in Italia che nel mondo. Ma è anche, e soprattutto, un grande privilegio».

Verso il futuro: numeri, visione e una missione galattica

Il Mensa Italia ha conosciuto una crescita costante: dai 1600 soci del 2015 agli attuali 2700. Ma il potenziale è ben più ampio. «Se il 2% della popolazione italiana ha le caratteristiche per entrare, parliamo di un bacino teorico di oltre un milione di persone – osserva Ferrari –. La sfida è intercettare questi talenti, offrire loro qualcosa che li attragga, in cui riconoscersi».

Tra i modelli ispiratori c’è il caso del Mensa tedesco, che grazie a una campagna di comunicazione efficace è passato da 5000 a 20000 soci in pochi anni. In Italia, il trend è positivo, ma richiede tempo, cura e creatività.

«Servono proposte interessanti, trasversali, in grado di adattarsi agli interessi più diversi. Serve freschezza, energia, voglia di mettersi in gioco. Ma soprattutto – conclude Ferrari – serve continuare a costruire uno spazio in cui l’intelligenza non sia solo una parola astratta, ma un valore concreto, vivo, condiviso».

E alla fine, cosa resta di questo convegno?

Restano i ricordi di una gita urbana a CityLife, i duelli laser nel pomeriggio di venerdì, le risate davanti a un «omicidio spaziale in birreria», la musica della cena galattica, le mani che si stringono al brunch d’addio. Restano nuove idee, nuove amicizie, nuove scintille.

E soprattutto, resta la sensazione – rara, potente – di aver fatto parte, per un attimo, di un’astronave collettiva. Dove l’intelligenza non è mai arroganza, ma un’occasione di viaggio. E dove ogni tappa, ogni sorriso, ogni gioco, è una piccola galassia da esplorare insieme. Addio, anzi arrivederci. E grazie per tutto il pesce.