Il bilancio delle vittime del terremoto in Myanmar è sempre più pesante

La situazione del Myanmar, a cinque giorni dal terremoto di magnitudo 7.7, è ancora critica. Stando ai dati forniti dall'agenzia Xinhua, che cita il gruppo di informazione del Consiglio amministrativo statale del Myanmar, il numero delle vittime del sisma è salito a 2.886. Secondo queste informazioni, i feriti sono invece 4.639, mentre altre 373 persone risultano disperse.
Un bilancio tragico, destinato, inesorabilmente, ad aumentare. Anche se, parallelamente, rimane ancora qualche speranza per le persone che mancano all'appello. Come riferiscono le autorità locali, un 26.enne, nelle scorse ore, è stato infatti estratto vivo dalle macerie di un hotel nella capitale Naypyidaw. Il giovane uomo è stato salvato da una squadra congiunta di soccorritori del Myanmar e della Turchia dalle rovine dell'edificio, sotto il quale era rimasto intrappolato per cinque giorni. Anche le famiglie delle persone scomparse a Mandalay, come riporta la BBC, hanno «ancora speranza» di ritrovare vivi i loro cari intrappolati sotto le macerie.
Al contempo, però, la situazione già tragica è resa ancor più difficile dalle tensioni della guerra civile nel Paese. L'esercito del Myanmar, secondo quanto scrive la BBC citando l'Esercito di liberazione nazionale Ta'ang, un gruppo ribelle armato, nella notte ha aperto il fuoco contro un convoglio che stava portando aiuti nelle zone colpite dal terremoto. Nello specifico, le truppe militari hanno sparato contro un convoglio di nove veicoli, utilizzando mitragliatrici pesanti, mentre attraversava la cittadina di Naung Cho, nello Stato settentrionale di Shan, diretto a Mandalay. Secondo il gruppo ribelle, il convoglio aveva informato la giunta del suo percorso e dei piani di consegna degli aiuti. Ciononostante, l'esercito ha affermato di non essere stato informato del passaggio del convoglio, motivo per cui ha aperto il fuoco quando non si è fermato. Nessuno, tuttavia, è rimasto ferito nell'incidente.
Non solo. A Mandalay, nonostante rimanga acceso un barlume di speranza di trovare ancora dei superstiti del terremoto, il paesaggio è cambiato radicalmente. Un tempo nota come «città dell'oro», punteggiata di pagode scintillanti, oggi è stata rasa al suolo. Ancor peggiore, è «l'odore dei cadaveri» che, da cinque giorni, si diffonde nell'area. Qui, nella ex capitale, le vittime sono state così tante che, come racconta un residente alla BBC, è stato necessario cremare i corpi «ammucchiati». Ma non è tutto. Gli abitanti confessano di aver trascorso notti insonni, vagando per le strade in preda alla disperazione, mentre le scorte di cibo e acqua sono sempre più scarse.
Come già sottolineato negli scorsi giorni, ottenere informazioni precise sulle condizioni del Myanmar dopo il terremoto è particolarmente difficile, proprio a causa della giunta militare, al potere nel Paese. Lo Stato controlla quasi tutte le radio, le televisioni, la stampa e i media online locali. Anche l'uso di internet è limitato. Inoltre, dopo il sisma, il segnale mobile nelle aree colpite è stato per lo più interrotto, così come l'elettricità. Il che rende difficile anche raggiungere persone che si trovano nella zona, per raccogliere le loro testimonianze.