Social network

Ma quali filtri, è il momento di essere reali

Il social network BeReal mette a disposizione una finestra temporale molto ristretta in cui poter scattare e postare una foto, senza filtri o like
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Matteo Generali
14.09.2022 14:51

In principio abbiamo usato i social per essere sempre connessi, postando frammenti di vita quotidiana in modo libero ed ingenuo. A dieci anni dalla nascita di Instagram questo non ci basta più. Dalla prima apparizione degli influencer la relazione con i social è divenuta sempre più nervosa, insoddisfacente e distante. Ad oggi il rapporto con le piattaforme di Mark Zuckerberg per qualcuno è diventato addirittura morboso. Già, c’è chi assume atteggiamenti maniacali, tanto da modificare i piccoli dettagli di una foto per apparire sempre impeccabile. Insomma, si perde un sacco di tempo e, dallo scatto alla pubblicazione dell’immagine, talvolta passano ore, per non dire giorni. Ma se avessimo a disposizione solo una finestra temporale molto ristretta in cui poter scattare e postare una foto sul nostro profilo? È proprio questa l’idea alla base di BeReal, social network francese appena nato che spopola negli USA e sta prendendo piede anche da noi.

Instagram vs BeReal, chi la spunterà?

La differenza con Instagram è abissale: BeReal consente agli utenti di pubblicare solo una volta al giorno, a un’ora precisa, scelta dall’azienda stessa. L’ora prescelta cambia ogni giorno, ma tutti gli utenti dell’app ricevono la notifica nello stesso momento, a seconda del proprio fuso orario (in questo momento, i fusi orari americani ed europei sono gli unici disponibili). Una volta ricevuta la notifica che recita «It’s time to be real», si hanno a disposizione solamente due minuti per caricare due immagini: una di sé stessi e una dell’ambiente circostante, scattate in contemporanea attraverso la doppia fotocamera del telefono.  Altra grandissima differenza con Instagram è la totale assenza di like e filtri. In BeReal non vi è possibilità di inserire filtri, luci ed effetti né prima dello scatto né in «postproduzione», d'altronde il nome del social stesso incita ad essere sé stessi. Inoltre, si è impossibilitati a commentare i post degli amici o reagire con «RealMojis» (selfie che imitano emoji), a meno che non si sia già postata la propria foto giornaliera. L’applicazione, in questo modo, scoraggia anche i cosiddetti «lurker», ovvero gli utenti che sbirciano nei profili altrui, senza mai partecipare in maniera attiva.

Un social network diverso

Alexis Barreyat, uno degli ideatori della piattaforma, ha lavorato in precedenza come videomaker per GoPro. Proprio per questa sua passata esperienza ha deciso di creare BeReal: una piattaforma controtendenza rispetto alle realtà patinate e sopra le righe che raccontava tutti i giorni nei suoi video. Dopo aver collaborato a stretto contatto con decine di influencer, con lo scopo di spettacolarizzare la loro vita, ha sentito la necessità di dare alle persone un mezzo per raccontare la realtà nella sua banalità quotidiana.

L’autenticità di BeReal ha trovato subito risposta positiva fra i giovani utenti in Francia, diventando una delle prime dieci app di social media lo scorso marzo, con grande sorpresa dello stesso Barreyat: «Questo straordinario risultato di BeReal è stato raggiunto senza spendere un solo dollaro in marketing e acquisizioni», ha spiegato. Tra gennaio 2021 e febbraio 2022, BeReal ha ottenuto quasi 4 milioni di download a livello globale su App Store e Google Play, secondo i dati di Sensor Tower, di cui quasi il 30% di questi è arrivato a febbraio 2022.

I college americani grande cassa di risonanza

Dopo un iniziale successo in patria, BeReal è approdato oltreoceano: da un paio di mesi gli studenti dei campus americani ne sono diventati pazzi. L’app ha recentemente cominciato anche a cercare di attrarre attivamente gli utenti, puntando proprio sulle università statunitensi: BeReal organizza e promuove feste all’interno dei campus. Una mossa geniale quanto ovvia. L’ambiente universitario americano, con le sue dinamiche di campus e confraternite, è terreno fertile per un’applicazione di questo genere: gruppi di giovani adulti a stretto contatto fra di loro, per la prima volta lontani da casa, in un contesto comune, condiviso e riconoscibile da tutti. D’altronde non è il primo caso di questo tipo: Snapchat arriva da un dormitorio universitario a Stanford, mentre Facebook, l’esempio più famoso, è nato come rubricario per gli studenti di Harvard.

Viva la semplicità

Quello che piace agli utenti è proprio la possibilità di condividere momenti banali piuttosto che epici, e l’uso che fanno della piattaforma ne è la conferma: BeReal viene perlopiù utilizzata come una sorta di chat tra amici che una volta al giorno condividono un frammento di vita. Solo se si conosce una persona può infatti risultare interessante vederla per l’ennesima volta sotto al piumone o annoiata al lavoro. Ovviamente la pubblicazione giornaliera può avvenire anche molto dopo la ricezione della notifica, ma l’app «punisce» l’utente ritardatario, mettendo ben in evidenza quante ore dopo si è scelto di pubblicare la foto.

Reale, in che senso?

È vero che scrollare il telefono nel letto, sul divano o durante il lavoro è una parte «reale» dell’esistenza umana, che spesso non viene catturata da altri social media. Ma nella piattaforma francese manca tutta una gamma di attività decisamente più interessanti. Degli esempi? Correre, nuotare, arrampicare, andare al cinema o al teatro, rilassarsi in una spa, discutere animatamente. Per non parlare di matrimoni, nascite o lauree: occasioni in cui presumibilmente non si ha alcuna voglia di controllare le notifiche del telefono. E qui sta il paradosso, che alla fine vale un po' per tutti i social: se non prendiamo il telefono in mano, quel momento resterà solo nei nostri ricordi, ma se decidiamo di immortalarlo e «renderlo reale», lo avremo veramente vissuto appieno?