Per un pugno di rigori, in piazza restano le balle di fieno

Così come si era riempita, ugualmente velocemente si è svuotata. Piazza Manzoni ha accolto i tifosi rimasti a casa, tra emozioni, cori, rabbia e delusione. Il tutto, condito anche da una buona dose di pioggia.
I fan del Lugano ci hanno creduto. Erano circa trecento, a occhio, la persone davanti al maxischermo in centro città. Alle quali, durante il match, si sono aggiunti anche turisti e curiosi di passaggio. E ci hanno creduto, ci hanno sperato davvero.
«Possiamo farcela»
Il tifo ha esitato un pochino a scaldarsi, inizialmente. Complice anche il ritmo della partita. Quando, a metà del primo tempo, Mahmoud Hadj è stato abbattuto in area, gli animi si sono scaldati: la piazza ha chiesto a gran voce il rigore e si è scagliata contro il direttore di gara che ha deciso diversamente. Il tiro dal limite di Renato Steffen poco prima dell’intervallo ha alimentato speranza e aspettative. «Non ci sono stati gol, ma posiamo farcela, siamo alla pari», ha detto qualcuno alla fine del primo tempo.
Tensione alta
Birra e hamburger alla mano, i tifosi si sono riposizionati davanti allo schermo in una sorta di onda. Davanti i più piccini, seduti a terra, dietro gli adulti. Qualche gruppetto ha tentato di far partire dei cori: «Vincere, vincere! Dobbiamo vincere!». Passione bianconera condivisa dai bambini, che non hanno smesso di incitare la loro squadra del cuore: «Lugano, Lugano!», urlavano con gli occhi rivolti verso l’alto.
Con il passare dei minuti è salita anche la tensione. Qualcuno ha scelto di sedersi, per evitare di continuare a muoversi freneticamente, ma il risultato fermo sullo 0-0 non ha aiutato. Il cronometro correva veloce e un Lugano non sufficientemente concreto ha alimentato il nervosismo.
Quando lo stadio ha annunciato il conteggio degli spettatori, ben 27.710 con «una marea bianconera», le voci si sono alzate in coro: «Forza Lugano devi vincere, vincere, vincere!». Incitamenti che hanno accompagnato anche l’entrata in campo di Sabbatini.
Tuoni e pioggia
Nonostante il tifo, la partita non si è sbloccata. «Finiremo ai rigori», ha azzardato qualcuno, nonostante la mezz’ora di supplementari in vista. Poi, il fallo di mano in area poco prima della fine dei tempi regolamentari - perlomeno secondo i tifosi - ha fatto impazzire tutti. Il pubblico, incredulo, si è fatto sentire, anche durante i vari replay. L’agitazione è diventata sempre più palpabile e al 98’ ci ha pensato un tuono ad alimentarla, accompagnato dall’urlo dei tifosi.

La fine del sogno
Alla fine è arrivata anche l’acqua. Tutti sotto al tendone, stretti stretti in un abbraccio bianconero. In pole position sempre loro, i bambini, che non si sono tirati indietro neppure per un minuto. Tempi regolamentati e supplementari si sono chiusi a reti inviolate e Piazza Manzoni ha iniziato a trattenere il fiato per i tiri dal dischetto.
Un’infinita quanto crudele serie di rigori. A cui il pubblico luganese ha assistito con agitazione, speranza, ansia, delusione. «Lo sapevo», hanno bisbigliato in molti quando Sabbatini ha sbagliato il match point, quasi più dispiaciuti per il capitano che non per l’esito della partita. Eppure ci hanno creduto fino all’ultimo, fino alla fine. Fino a quando, inesorabilmente, la piazza non è rimasta ammutolita. Nessun commento, è semplicemente calato il silenzio. E i bianconeri sono tornati a casa.