Aviazione

Agno, ma non solo: anche l'aeroporto di Grenchen lancia l'allarme

I risparmi della Confederazione, come noto, potrebbero colpire gli otto scali regionali svizzeri: lo scalo solettese dall'oggi al domani si ritroverebbe senza 4,9 milioni di franchi per garantire il controllo del traffico
La vista dalla torre di controllo. © KEYSTONE
Red. Online
04.04.2025 12:00

Nella rete lanciata dal rapporto Gaillard sono rimasti impigliati anche gli otto aeroporti regionali svizzeri. Fra i quali figura anche quello di Lugano-Agno, come abbiamo scritto alla fine di marzo. Il gruppo di consulenti economici incaricati dal Dipartimento federale delle finanze di verificare i compiti e di riesaminare i sussidi versati dalla Confederazione, ricordiamo, aveva l’obiettivo di individuare possibili risparmi per oltre 3 miliardi sull’arco di due anni. Una cifra necessaria, era stato spiegato, per ristabilire l’equilibrio finanziario del bilancio dello Stato. Il rapporto ha individuato decine e decine di possibili misure di austerità: un pacchetto già ora fortemente criticato dai Cantoni e da altri gruppi di interesse, fra i quali appunto anche l’Associazione svizzera degli aerodromi, che critica «l’ennesimo riversamento di oneri alle autorità cantonali e locali». Gli scali in questione perderebbero di colpo 25 milioni di franchi, soldi che coprono la sicurezza e il controllo aereo garantiti da Skyguide. Un importo vitale per quasi tutte le piccole e medie strutture: i gestori di San Gallo-Altenrhein, ad esempio, hanno fatto sapere sulla stampa d’Oltralpe che l’aeroporto è a serio rischio chiusura. Anche per lo scalo di Lugano-Agno l’importo è rilevante. Si parla di circa 5 milioni l’anno, che permettono appunto di assicurare l’operatività costante della torre di controllo. Un elemento essenziale per garantire elevati standard di sicurezza per tutti i movimenti registrati sulla pista ticinese (nel 2024 sono stati oltre 21 mila, il 12% in più rispetto all’anno prima). Ma, appunto, senza la garanzia del sussidio federale il pericolo di doversi ridimensionare è molto elevato.

A lanciare il grido d'allarme, ora, è lo scalo di Grenchen nel canton Soletta. Dove, scrive al riguardo il Blick, il controllo del traffico aereo costa 4,9 milioni di franchi all'anno. Milioni che Grenchen si ritroverebbe a pagare di tasca propria, di fatto, da un giorno all'altro. Uno scenario difficilmente sostenibile per l'aeroporto. Detto in altri termini: le operazioni garantite da un controllo professionale del traffico aereo, a quel punto, sarebbero seriamente compromesse. La scure della spending review, se così vogliamo definirla, potrebbe mettere a rischio qualcosa come 120 posti di lavoro, fornitori compresi, stando alle cifre snocciolate dal Grenchner Tagblatt. 

Si dirà: vabbè, ma parliamo di un piccolo, piccolissimo aeroporto. In realtà, Grenchen non è uno scalo qualunque. Parliamo, infatti, di uno degli aeroporti regionali più importanti del Paese con oltre 65 mila movimenti all'anno. Un traffico, volendo fare un paragone, più forte rispetto a Berna-Belp. Grenchen è utilizzato da jet privati, elicotteri, aerei di addestramento e piccoli velivoli. Non solo, l'aeroporto solettese è importantissimo per la formazione. Per intenderci: tutti i piloti di Edelweiss e Swiss, i due colossi dell'aviazione elvetica, completano la loro formazione di base su questa pista. Una formazione possibile, manco a dirlo, perché a Grenchen il controllo aereo – sin qui – è stato garantito dai sussidi della Confederazione. Anche l'Aeronautica militare svizzera utilizza Grenchen per i propri voli di addestramento. Nello scalo, è pure presente una base REGA. Tante, tantissime attività, insomma, che dall'oggi al domani potrebbero sparire. Perché Grenchen non potrebbe più garantire il controllo del traffico aereo.

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