Ecco GOAT, il robot in grado di cambiare forma in base al terreno
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Ricercatori del Politecnico federale di Losanna (EPFL), ispirati dal mondo animale, hanno sviluppato un robot in grado di cambiare forma in funzione della conformazione del terreno. A loro avviso, la scoperta, pubblicata questa settimana sulla rivista Science Robotics, costituisce un approccio totalmente originale alla locomozione robotica.
La creatura - denominata GOAT, acronimo di Good Over All Terrains (a suo agio in ogni terreno), che è anche il sostantivo inglese per capra - può ad esempio passare autonomamente da una configurazione di rover a una sferica. Le varie morfologie gli consentono di muoversi avanzando, rotolando e persino nuotando, il tutto con consumi energetici inferiori a quelli di un robot equipaggiato di «braccia» o «gambe» meccaniche, indica un comunicato odierno dell'EPFL.
«Combinando riconfigurazione attiva e adattamento passivo, la prossima generazione di robot riconfigurabili potrebbe addirittura superare la diversità della natura», afferma, citata nella nota, Josie Hughes, la professoressa che ha diretto il lavoro.
Per progettare GOAT, gli scienziati si sono ispirati ad animali come ragni, canguri, scarafaggi, polpi e ricci. Costruito con materiali poco costosi, il telaio del marchingegno è costituito da due aste elastiche incrociate in fibra di vetro, con quattro «ruote» (in realtà formate solo da raggi senza cerchi) motorizzate. Due cavi azionati da un argano, analogamente a quanto avviene per i tendini nel mondo animale, ne modificano la configurazione. Più di queste parole, per la conformazione e il funzionamento del robot vale la pena di dare un'occhiata al video che l'EPFL ha pubblicato su YouTube.
Batteria, computer di bordo e sensori sono sospesi all'interno del telaio e di conseguenza ben protetti. «La maggior parte dei robot che si muovono su terreni difficili hanno numerosi sensori per determinare lo stato di ogni motore. Invece, grazie alla sua capacità di riconfigurarsi, GOAT non ha bisogno di sensori complessi», spiega, citato nella nota, Max Polzin, dottorando e primo autore della pubblicazione.
Secondo i ricercatori, il dispositivo potrebbe avere numerose applicazioni, dal monitoraggio ambientale agli interventi in caso di catastrofe passando per l'esplorazione spaziale.