L'intervista

Le dimissioni di Süssli e Dussey? «Sorpreso, ma anche tranquillizzato»

Peter Regli, divisionario già capo dei Servizi informativi della Confederazione, commenta il doppio addio in seno al DDPS
©ANTHONY ANEX
Giovanni Galli
25.02.2025 19:00

L’hanno sorpresa le dimissioni di Thomas Süssli e Christian Dussey?
«Sono rimasto sorpreso, ma mi sono anche tranquillizzato quando ho visto che il capo dell’esercito rimarrà in carica fino alla fine dell’anno e quello del Servizio delle attività informative della Confederazione fino al termine del mese di marzo del 2026. D’altra parte, considerando la situazione di Süssli e di Dussey, che costantemente sono confrontati con pesanti critiche da parte sia dei parlamentari sia della stampa, capisco che vogliano smettere e dedicarsi ad altro. Immagino che ambedue abbiano ricevuto offerte dal settore privato e approfittino dell’occasione per cambiare».

Qual è il suo giudizio sul loro operato?
«Sono persone molto impegnate e dedite alla causa della sicurezza e della difesa. Vedo regolarmente il capo dell’esercito. Parla sempre chiaro e dice di cosa hanno bisogno le forze armate. Poi arrivano i parlamentari e pretendono che lui non abbia mai spiegato queste cose. Il suo compito è molto difficile: sviluppare l’esercito e renderlo all’altezza del compito fissato dalla Costituzione federale, con un Parlamento che non gli dà i mezzi. Quanto a Dussey ritengo che la sua nomina sia stata un’ottima scelta. Poi ha ricevuto il compito dal Consiglio federale di riorganizzare il SIC, un lavoro ostico ma assolutamente necessario visto che le strutture erano rimaste le stesse di quando c’ero ancora io».

Ma è normale che un capo del dipartimento riceva due comunicazioni interne importanti e non informi nessuno per un mese? Non sarebbe stata opportuna una comunicazione più tempestiva?
«Questo è l’enigma Amherd. C’è un problema di comunicazione. Trovo invece molto corretto da parte di Süssli e Dussey di aver comunicato le loro intenzioni con largo anticipo».

Il successore di Amherd, se non altro, avrà la possibilità di nominare persone di sua fiducia.
«Senza dubbio. Sia il capo dell’esercito sia quello del SIC devono essere due persone di fiducia del capo del dipartimento».

Sarà difficile trovare un nuovo capo del SIC?
«Abbiamo visto le difficoltà emerse al momento della sostituzione del predecessore di Dussey, Jean-Philippe Gaudin. La sua nomina, alla fine del 2021, era stata preceduta da diverse rinunce. Erano stati fatti errori anche in fase di ricerca. Quella funzione è molto esposta e non si può portare qualcuno che non ha nessuna idea del mestiere, come sta facendo Trump negli Stati Uniti. Siamo sempre più isolati. Serve un professionista che o ha già lavorato nel SIC o ha avuto a che fare con il servizio, penso a una persona che ha lavorato anche nella diplomazia, come lo stesso Dussey».

La riorganizzazione del SIC, tuttavia, ha creato malcontento sia internamente sia da parte dei Cantoni.
«Ê vero, il malcontento c’è ancora. Ci sono state anche partenze. Ma, come dico, la riorganizzazione andava fatta in funzione delle sfide poste dalla nuova situazione geopolitica. Questa insoddisfazione interna è anche un peso per chi deve guidare più di quattrocento persone. Anche per questo ritengo che sia più difficile rimpiazzare Dussey di Süssli, per la cui successione ci sono molti alti ufficiali di talento. Il nuovo capo del SIC dovrà essere una persona non solo di fiducia per il capo del dipartimento ma anche credibile per i servizi partner della Svizzera, dai quali dipendiamo sempre di più per la ricerca di informazioni».