«Ti diamo 2.000 franchi se rinunci alla tua operazione urgente in una clinica privata»

«Ti diamo 2.000 franchi se rinunci alla tua operazione urgente in una clinica privata». È, in sintesi, quanto si è sentita dire una studentessa 23.enne del canton Vaud dalla propria compagnia assicurativa.
A raccontare il suo caso è il Blick. La ragazza soffre dalla nascita di una malformazione renale a causa della quale, negli scorsi mesi, si è imposta la necessità di un'operazione. Il suo urologo la indirizza quindi verso una clinica privata di Losanna. Nessuno, infatti, le ventila la possibilità di eseguire l'intervento al Centre hospitalier universitaire vaudois (CHUV); anzi, le si dice che la clinica privata possiede un robot Da Vinci (che in realtà ha anche il CHUV) e che il suo caso è urgente perché ha un rene molto gonfio e se non si interviene, nel giro di tre mesi l'organo smetterebbe di funzionare.
La prima sorpresa per la giovane arriva il 14 gennaio, a meno di un mese dall'operazione prevista per il 10 di febbraio. La ragazza riceve una lettera dalla sua compagnia assicurativa, con cui ha sottoscritto un'assicurazione complementare, nella quale è detto che rischia di dover sostenere costi molto elevati. «È stato un piccolo shock» racconta la 23.enne. «Pago la complementare ogni mese per ricevere una presa a carico semi-privata».
Allarmata dalla missiva ricevuta, la studentessa chiama la propria compagnia assicurativa. È in questo frangente che le viene fatta l'inaspettata e spiazzante proposta. «Ti diamo 2.000 franchi se vai nel reparto comune». La proposta viene poi rinnovata tramite mail. La giovane, però, rifiuta.
Per lei i guai non finiscono comunque qui. Sottopostasi all'operazione nella clinica privata, sviluppa una sepsi. Torna perciò una seconda volta nella struttura ospedaliera, questa volta in urgenza. Qualche giorno dopo il secondo ricovero, la sua compagnia assicurativa le fa sapere che non coprirà i costi perché è stata presa a carico "in urgenza"».
Una pratica comune
Quello della ragazza vodese, ad ogni modo, sembra non essere l'unico caso in cui un'assicurazione propone un benefit finanziario in cambio della rinuncia alle cure nel reparto semi-privato. Un'indagine del Blick ne ha infatti documentati anche altri. In effetti, le assicurazioni complementari possono offrire ai propri clienti ogni tipo di «regalo» in cambio della rinuncia a una prestazione. «Non si tratta di una pratica illegale, è prevista dal diritto privato» spiega l'avvocato Baptiste Hurni. «Le complementari fanno riferimento alla Legge federale sul contratto d’assicurazione e non a quella sull'assicurazione malattia. L'assicurazione, spiega l'avvocato, può dunque fare proposte come quella avanzata alla 23.enne: l'importante è che non le imponga, ma sia sempre il cliente a decidere se accettarle o meno. Se così non fosse, allora si sarebbe in presenza di una violazione di contratto e si potrebbe chiedere un risarcimento danni.
Dietro all'agire delle assicurazioni malattia c'è un calcolo economico. «Le assicurazioni propongono ai clienti un premio in denaro inferiore ai costi che dovrebbero sostenere in caso l'assicurato decidesse di far valere il proprio diritto a una presa a carico semi-privata o privata. La speranza è che la persona si faccia tentare», spiega Hurni.
Questo modo di agire, comunque, non è ad appannaggio delle sole compagnie assicurative. «L'esempio tipico è la protezione giuridica», spiega Anne-Sylvie Dupont, professoressa di diritto alle università di Ginevra e Neuchâtel. «Hai una controversia con qualcuno e vuoi reclamare 8.000 franchi da lui. Informi allora la tua protezione giuridica, che potrebbe concludere che è più semplice pagarti direttamente la somma».