A processo per aver diffamato Claudio Zali

Quella approdata oggi in Pretura penale a Bellinzona è la storia di un rapporto deterioratosi fino al punto di chiamar in causa nientemeno che il Ministero pubblico. E in sé non troverebbe neppure spazio su queste colonne, se non fosse che la persona che in questo procedimento penale è presunta vittima è il consigliere di Stato Claudio Zali (insieme alla sua compagna all’epoca dei fatti, la deputata Simona Genini). Alla sbarra, davanti alla giudice Elettra Orsetta Bernasconi Matti, c’è una ticinese sulla cinquantina, difesa dall’avvocato Nadir Guglielmoni, che avrebbe avuto una relazione con il ministro tra il 2014 e il 2023 e che è accusata di ripetuta diffamazione e ingiuria.
Stando all’atto di accusa stilato dal procuratore generale Andrea Pagani, nel settembre del 2023 la donna aveva pubblicato sui social il contenuto di una vecchia denuncia da lei sporta nel 2017 nei confronti del direttore del DT e poi ritirata, affermando che anche un’altra donna avrebbe querelato e poi ritirato. «È stato uno sfogo», ha detto. Inoltre, l’imputata ha inviato per mail ad alcuni funzionari cantonali dei post sopra le righe pubblicati da un’altra donna (accusata a sua volta di stalking nei confronti del consigliere di Stato). Messaggi che prendevano di mira anche la deputata Genini, patrocinata in aula dall’avvocato Edy Salmina. «Non volevo offenderla, ho solo trasmesso questi post».
Secondo la difesa (nell’arringa ha preso la parola la Mlaw Danijela Tipura), per questa fattispecie manca l’elemento soggettivo del reato (per Salmina sono invece state divulgate affermazioni lesive, e ciò basta a configurarlo), mentre il post social incriminato conteneva «un’informazione che la mia assistita riteneva lecito pubblicare». Nei suoi confronti, Pagani ha proposto la condanna a una pena pecuniaria sospesa di 900 franchi, oltre a una multa. La difesa ha chiesto l’assoluzione. La sentenza verrà pronunciata il prossimo 8 aprile.
Da noi raggiunto, Zali (non presente al dibattimento) ha preferito non commentare la vicenda.