Ticino

Caso Santanchè, confermato il legame tra Wip Finance e Visibilia

La società della ministra italiana doveva essere acquistata dalla fiduciaria di Paradiso: un azionista di minoranza di Visibilia conferma di aver segnalato l'operazione alla FINMA, che ha fermato tutto
©Alessandro Bremec
Red. Online
04.04.2025 20:54

Da forte sospetto è diventato una certezza. L’intervento della FINMA, l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, nei confronti della fiduciaria Wip Finance di Paradiso è legato alla compravendita di Visibilia, la società editrice riconducibile alla ministra italiana del Turismo, Daniela Santanchè, al centro di un'indagine per falso bilancio. A darne notizia è la RSI.

Per la fiduciaria ticinese, la FINMA ha nominato l’avvocato Francesco Naef con il compito di condurre un’inchiesta, assumendo di fatto il ruolo di curatore. La conferma del legame tra il caso Visibilia e l’intervento della FINMA non è però arrivata direttamente dall’autorità di vigilanza. Interpellata dalla RSI, la FINMA si è limitata a confermare la nomina dell’avvocato Naef e a descrivere la procedura avviata, senza entrare nel merito dell’inchiesta. Nessun commento nemmeno da parte dell’avvocato Naef, del Ministero pubblico ticinese o della fiduciaria coinvolta.

SEIDISERA ha quindi contattato Giuseppe Zeno, imprenditore italiano e azionista di minoranza di Visibilia, che alcuni mesi fa aveva dichiarato l’intenzione di presentare un esposto alla magistratura di Lugano per sospetto riciclaggio di denaro. È proprio dalla sua denuncia che ha preso avvio lo scandalo in Italia. A tal proposito, Zeno ha raccontato alla RSI – che ha anche visionato il documento in questione – di aver segnalato l’operazione alla FINMA a fine dicembre, circa dieci giorni dopo l’accordo tra Visibilia e Wip Finance. 

Negli scorsi giorni, dunque, la RSI ha incontrato Zeno, di passaggio a Lugano, il quale ha spiegato che, una volta saputo dell'accordo, la sua prima reazione è stata quella di voler conoscere chi sarebbe stato azionista di riferimento della società nella quale aveva investito. Tuttavia, dal momento che non era certo che l'informazione venisse fornita «spontaneamente», l'unica soluzione è stata quella di segnalare alla FINMA «la strana operazione di trasferimento», considerando che la ministra italiana aveva pagato la partecipazione circa 4 milioni e mezzo di euro e la stava rivendendo per 2,7 milioni. Per questo motivo, spiega Zeno alla RSI, «ci è sembrato utile fare la segnalazione all'organo di vigilanza svizzero». «Volevamo avere certezza di chi fossero quelli che hanno dato i soldi alla WIP Finance, perché questa fiduciaria - da quello che si era saputo - aveva già fatto un primo versamento di 600.000 euro e si apprestava a farne un altro di 2,1 milioni», ha sottolineato l'imprenditore. «Ma questi soldi non figuravano nel patrimonio della Wip Finance, quindi era evidente, come è tuttora evidente, che questo denaro sarebbe arrivato alla fiduciaria da terzi. E noi volevamo sapere chi fossero questi terzi».