Club uniti per evitare quei pugni sbagliati

«Fa male leggere che un atleta usa quanto ha appreso sul ring per fare del male a qualcuno. La boxe è prima di tutto educazione, disciplina, rispetto e inclusione», commenta Wilson Sarmento, presidente di Fight Gym Boxing Lugano. Lo incontriamo nella sua palestra al Maglio di Canobbio. C’è il ring, qualcuno si allena, al muro fotografie di riconoscimenti e premi vinti dagli atleti. Il nostro interlocutore è visibilmente orgoglioso dei risultati raggiunto dai “suoi” ragazzi. E su un punto non transige: «Se vengo a sapere che qualcuno alza le mani fuori da queste mura oppure compie atti di bullismo, lo allontano».
Recentemente, gli sport da combattimento sono di nuovo comparsi a margine di casi di cronaca giudiziaria: il rinvio a giudizio per il tentato omicidio in via al Forte a Lugano e l’arresto in Spagna di un locarnese ricercato per traffico di droga: entrambe le persone coinvolte praticavano la “nobile arte”. Non è la prima volta che imputati alla sbarra per reati violenti sono atleti che praticano sport da combattimento. E il dibattito, puntualmente, si riaccende. Ma il pugilato, «è un’altra cosa», precisa Sarmento. Ma come la mettiamo con chi, magari senza sapere e senza controllare, non presta troppa attenzione all’eccessiva aggressività dei suoi atleti?
Qualcosa si può fare. Proprio in questi giorni, lunedì 31 marzo, è stata ufficializzata la nascita della Federazione Pugilistica Ticinese (FPT), un progetto nato dall’unione di tre realtà radicate sul territorio, ossia il Boxe Club Ascona, il Boxe Club Riazzino e il Fight Gym Boxing Lugano. Riconosciuto da Swiss Boxing (l’ente che tessera gli atleti, ndr) questo organismo è dedicato alla promozione, allo sviluppo e alla tutela del pugilato in tutte le sue forme. Tra gli obiettivi, afferma Sarmento, c’è una collaborazione con la stessa SwissBoxing per introdurre in Ticino percorsi ufficiali di formazione per allenatori e arbitri nelle discipline del Pugilato Olimpico e del Light Contact Boxing. Ma c’è di più. E anche su questo aspetto, Sarmento, presidente FPT, è categorico: «Vogliamo contrastare con fermezza l’attività di club non certificati, che operano al di fuori di ogni regolamentazione, arrecando danno all’immagine del pugilato e mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei praticanti. In sostanza, se un club vuole far parte della Federazione deve rispettare dei requisiti ben precisi». Tra questi, avere allenatori certificati e atleti con la fedina penale immacolata. «I club verranno monitorati, e se un atleta dovesse compere a più riprese rendersi responsabile di atti o comportamenti violenti, allora il suo club potrebbe venir sanzionato, oltre che segnalato a Swiss Boxing».
Noi, conclude Sarmento, «vogliamo restituire alla boxe la sua immagine autentica: una disciplina nobile, formativa, rispettosa e inclusiva, capace di formare cittadini forti, sani e consapevoli. Chiunque voglia unirsi è il benvenuto».