Cantone

Cresce l’assistenza in Ticino

Nell’ultimo trimestre del 2024, il numero delle persone che beneficiano del sostegno sociale è aumentato del 3,7% – Incremento importante anche per i nuclei familiari – La responsabile Cristina Oberholzer Casartelli: «Tendenza da monitorare»
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
01.04.2025 06:00

L’assistenza sociale in Ticino è in aumento. A dirlo, sono i dati del DSS sull’ultimo trimestre del 2024. «In parte, ce lo aspettavamo», commenta al Corriere del Ticino la caposezione del sostegno sociale, Cristina Oberholzer Casartelli. Tra ottobre e dicembre 2024, ogni mese sono state erogate, in media, prestazioni di sostegno sociale a 7.400 persone, ossia il 3,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2023. Anche il numero di nuclei familiari che ricevono assistenza è aumentato a 5.103 unità di riferimento. L’incremento percentuale, in questo caso, è ancora più importante, attestandosi al 4,4%.

L’accelerazione

«La stagione invernale porta spesso a un lieve aumento del numero di beneficiari. Tuttavia, l’incremento su base annua registrato nell’ultimo trimestre è un dato che merita attenzione», sottolinea la caposezione. Insomma, rispetto agli anni precedenti, la crescita è stata più marcata: in media, ogni mese, 266 persone e 213 nuclei familiari in più hanno ricevuto sostegno sociale rispetto allo stesso periodo del 2023.

Il dato percepito

Accanto alle prestazioni erogate, c’è poi un altro dato monitorato dal DSS che mostra una chiara tendenza in atto, ossia la crescita delle nuove domande inoltrate. Nel trimestre ottobre-dicembre 2024, queste richieste sono state 571, in crescita del 13,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Questo indicatore – sottolinea ancora Oberholzer Casartelli – offre una fotografia della situazione, ma non rappresenta un dato definitivo. La decisione di presentare una domanda di sostegno spetta infatti al singolo individuo, anche quando i collaboratori del Comune o dello sportello Laps lo informano che, sulla base della documentazione fornita, non soddisfa ancora i requisiti per l’accesso al contributo». Anche in questo caso, osserva Oberholzer Casartelli, l’impennata è tuttavia considerevole.

Particolarmente rilevante, poi, è invece l’incremento delle nuove domande di sostegno accolte nel trimestre sotto esame. L’aumento raggiunge il 23,7%, con 512 nuove richieste approvate, segnalando una crescita importante della necessità di assistenza. Di contro – osserva l’esperta – il report indica anche un aumento delle domande chiuse (+30,7%), ossia di chi riesce a uscire dal sistema di aiuto fornito dal Cantone. «Questo movimento effettivamente ci solleva un pochino, nella misura in cui va a bilanciare, in maniera naturale, il numero delle persone a beneficio dell’assistenza».

Sulle cause di questa tendenza al rialzo Oberholzer Casartelli rimanda al contesto generale: «È difficile individuare una causa precisa. Sicuramente deve influire il crescente costo della vita, in particolare alcune spese essenziali come i premi di cassa malati e i beni di prima necessità. A questo fenomeno strutturale si sommano anche fattori stagionali, che contribuiscono a una variazione temporanea della domanda di sostegno». Detto ciò, Oberholzer Casartelli non nasconde una certa preoccupazione.

Un lento crescendo

Ma come si inserisce questo dato in una prospettiva più ampia? L’aumento è graduale o in passato si sono registrati picchi più elevati? «Nel 2019 il numero di beneficiari aveva superato la soglia delle 8.000 persone, segnando un record». In generale per tutto il quadriennio 2016-2019, i livelli di assistenza erano superiori a quelli attuali: «Successivamente, tra il 2020 e il 2022, si è registrata una flessione, con il numero di persone assistite sceso sotto le 7.000 unità. Ora, però, la tendenza sembra essersi invertita: il numero di beneficiari sta crescendo progressivamente anno dopo anno. «Una certa preoccupazione per questa tendenza c’è», osserva Oberholzer Casartelli, sottolineando l’attenzione costante all’evoluzione della situazione. «Monitoriamo i segnali che arrivano dai Comuni, dagli enti che gestiscono misure di sostegno e dalle associazioni attive sul territorio, che svolgono un ruolo fondamentale nel rilevare i bisogni della popolazione».

Una particolare attenzione viene data alle famiglie monoparentali e alle persone in età avanzata, per le quali il reinserimento nel mondo del lavoro si fa sempre più complesso, aumentando il rischio di dipendenza dal sistema di assistenza sociale, conclude Oberholzer Casartelli.

Stabile la povertà a livello svizzero

In Svizzera, il tasso di povertà è rimasto stabile nel 2023, all’8,1%. Il fenomeno colpisce le persone che vivono da sole o in famiglie monoparentali con figli minorenni o nelle quali nessuno lavora, nonché le persone che non hanno una formazione post-obbligatoria. È quanto emerge dall’indagine annuale sui redditi e sulle condizioni di vita dell’Ufficio federale di statistica (UST). Dai dati risulta pure in aumento la quota di popolazione che ha arretrati di pagamento. Il tasso di povertà è rimasto pressoché invariato rispetto al 2022 (8,2%). Tra la popolazione occupata tale quota è stata del 4,4% (176.000 persone), superiore a quella degli anni precedenti (2022: 3,8%; 2021: 4,2%), ha precisato l’UST. La soglia di povertà è calcolata sulla base delle direttive della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (COSAS). Nel 2023, ammontava a una media di 2.315 franchi al mese per una persona sola e di 4.051 franchi per due adulti che vivono con due figli. Nell’anno in rassegna, il 6,3% della popolazione aveva inoltre accumulato almeno due tipi di arretrati di pagamento. Si tratta di fatture che non hanno potuto essere pagate in tempo negli ultimi dodici mesi per motivi finanziari.

Il confronto cantonale

«Il campione ticinese impiegato nell’indagine nazionale è molto esiguo. Il dato cantonale va quindi preso con le pinze», premette Sara Duric, responsabile per le misure di prevenzione all’indebitamento eccessivo del DSS. «Se a livello federale l’UST ha stimato che il 6,3% della popolazione svizzera vive in un’economia domestica con arretrati di pagamento, nel caso ticinese questo dato sale, secondo l’UST, al 12,3% con un potenziale massimo di errore del 7%. Quindi, la percentuale potrebbe oscillare tra il 19 e il 6%». Al netto di questa variazione, osserva Duric, «anche altri dati confermano che la situazione in Ticino sia peggiore rispetto al resto della Svizzera». È noto, infatti, che nel nostro cantone un numero maggiore di persone non paga la cassa malati, che assieme alle imposte, figura tra i principali arretrati di pagamento. In generale, aggiunge l’esperta, dopo la flessione registrata durante la pandemia «i dati sull’indebitamento stanno lentamente tornando alla situazione precedente il Covid». Duric sottolinea come questi arretrati di pagamento rappresentano un problema importante anche dal punto di vista del Cantone che risulta tra i principali creditori, visto che le prime cose che non paghiamo sono, appunto, le imposte e i premi di cassa malati. Simile la situazione per quanto riguarda il tasso di povertà. «Meglio fare riferimento al rapporto sociale dell'USTAT pubblicato nel 2023 anziché ai dati federali più recenti. Secondo lo studio cantonale, complementare all'indagine condotta dall'UST e quindi non direttamente confrontabile con i dati pubblicati oggi, il tasso di povertà reddituale assoluta in Ticino è del 7,4%. Riteniamo che questo dato sia più affidabile, poiché considera anche altri aspetti specifici oltre al reddito, come per esempio la situazione patrimoniale», conclude Duric.