Droga preparata in cantina, ma non è una serie TV
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Nelle storie d’avventura, la cantina è un luogo che può custodire vecchi segreti. Nei racconti criminali la stessa può tramutarsi in base operativa per compiere attività illecite. Non mancano, in tal senso, gli esempi che ci forniscono le più disparate serie televisive. Ebbene, anche a Mendrisio si è deciso di adibire una normalissima cantina in deposito per la droga. Un «covo» che è venuto definitivamente alla luce lo scorso mese di settembre quando, un’operazione di Polizia, ha permesso di mettere le mani su della cocaina e, allo stesso tempo, far scattare le manette ai polsi di due persone. Uomini che oggi sono comparsi davanti alla Corte delle assise correzionali di Mendrisio, presieduta dal giudice Marco Villa. Il primo a comparire alla sbarra è stato un 29.enne albanese residente in Albania il quale, in procedura di rito abbreviato, è stato condannato a 18mesi di carcere sospesi per un periodo di prova di due anni (era in carcere da settembre) oltre all’espulsione dal territorio elvetico per 5 anni.
La presenza dell’uomo a Mendrisio – chiamato al «lavoro» per confezionare la cocaina che era depositata in quella cantina di via Pozzi Artisti – è durata ben poco. Segno che le indagini di polizia erano già ben avviate. L’uomo – difeso in aula dall’avvocato Samuel Maffi –, il 25 settembre scorso era arrivato a Zurigo a bordo di un aereo proveniente dalla Germania e poi aveva preso un treno con destinazione Mendrisio. Lì, secondo le indicazioni ricevute da tale Salvatore, avrebbe appunto dovuto confezionare la droga: «Confezionamento dello stupefacente in sacchettini per la vendita al dettaglio a consumatori locali» ha spiegato nell’atto d’accusa il procuratore pubblico Daniele Galliano. Come detto, però, la sua permanenza in città è durata meno di un giorno ed è stato colto con le mani ... nella cocaina (circa 100 grammi). Da qui i reati di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti e infrazione alla Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (nello specifico entrata illegale).
Nel pomeriggio la stessa sorte è toccata a chi ha messo a disposizione lo spazio: un 46.enne italiano, nato e cresciuto in Svizzera, difeso da Matteo Recalcati. L’uomo, tra giugno e settembre 2024, ha aiutato almeno tre cittadini albanesi a «trattare» lo stupefacente nello scantinato della sua abitazione. Per questo motivo è stato condannato a 10 mesi, sospesi per 3 anni. I reati? Complicità in infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti nonché incitazione all’entrata, alla partenza e al soggiorno illegale.