«In Valle Bavona vogliamo un nuovo paesaggio che possa trasmettere emozioni»

«Il nuovo paesaggio parlerà a noi e alle generazioni che non hanno vissuto questo evento; trasmetterà emozioni, quelle emozioni che abbiamo vissuto e porterà traccia della trasformazione». Questa, nelle parole della sindaca di Cevio Wanda Dadò, la visione che sta alla base del progetto di ricucitura del paesaggio di Fontana-Bosco-Mondada in Valle Bavona, devastato dall’immensa frana (oltre 300.000 metri cubi di detriti e massi di dimensioni imponenti) staccatasi dal torrente Larecchia e caduta a valle nella notte tra il 29 ed il 30 giugno dello scorso anno causando cinque vittime e distruggendo abitazioni, infrastrutture e beni culturali di grande valore. Un progetto, il cui avvio è stato annunciato oggi durante un incontro con la stampa svoltosi a Locarno, che si annuncia impegnativo, lungo e finanziariamente assai oneroso: una prima stima indica costi compresi tra i 5 ed i 10 milioni di franchi, che si aggiungono ai 10 necessari per il ripristino della strada della Bavona e dell’acquedotto comunale. Da solo il Comune di Cevio, pur potendo contare su contributi cantonali e federali, non riuscirà mai a finanziare la ricucitura del paesaggio. Anche per questo impegnativo progetto sarà dunque lanciata una campagna di raccolta fondi che va ad aggiungersi a quella promossa insieme al Comune di Lavizzara e che ha consentito di raccogliere 5 milioni di franchi, somma che sarà suddivisa equamente tra i due enti locali.
Un lavoro di squadra
Per affrontare la ricucitura del paesaggio devastato dalla frana, il Comune di Cevio ha formalizzato la collaborazione con la Fondazione Valle Bavona costituendo la Direzione di progetto. Ne fanno parte due rappresentanti del Comune, segnatamente la sindaca Wanda Dadò e la municipale Dusca Schindler, due della Fondazione, ovvero il presidente Lorenzo Dalessi ed il presidente del gruppo operativo Paolo Poggiati, nonché il granconsigliere Fiorenzo Dadò. La Direzione di progetto è affiancata da Matthias Neuenschwander (coordinatore) e Alma Sartoris (vicecoordinatrice). Quali partner principali è inoltre previsto il coinvolgimento del Gruppo tecnico cantonale guidato dal capo della Sezione forestale Roland David, della Confederazione, della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio, dell’organizzazione Patrimonio svizzero e del Consorzio strada Bavona.
Il parere di tutti è essenziale
«Una mera ricostruzione del paesaggio, che riporti alle condizioni prima dell’evento catastrofico, oltre che impossibile sarebbe anche insensata», ha rilevato Dalessi. Si è quindi optato per un approccio multidisciplinare attraverso il quale raggiungere un equilibrio tra elementi tipici culturali e naturali, senza forzare, appunto, una replica artificiale del passato. Ne dovrà scaturire un paesaggio che sia espressione emotiva ed identitaria, testimone della trasformazione e nel quale le opere di protezione dovranno integrarsi armoniosamente nel territorio intervenendo nel modo meno invasivo possibile. Per ottenere questo risultato è essenziale il coinvolgimento della popolazione e dei portatori d’interesse locali. Proprio per questo la prima fase del progetto (vedi anche box a fianco) sarà dedicata alla raccolta di idee, suggestioni, consigli attraverso un cosiddetto processo partecipativo. «La partecipazione alla sua elaborazione facilita il supporto al progetto», ha aggiunto Dalessi anticipando alcune delle domande che saranno rivolte ai terrieri di Fontana-Bosco-Mondada, ai proprietari ed ai residenti del resto della Bavona, alla popolazione di Cevio, agli organi istituzionali locali, agli agricoltori e titolari di attività economiche, senza dimenticare le scuole. «Quali elementi del territorio sconvolto vanno ricostruiti, con quali funzioni, quale significato e per quali motivi? Come elaborare, conservare, rendere tangibile la memoria? Quale visione avete per il territorio di Fontana-Bosco-Mondada fra 10, 50, 100 anni?», sono tre dei quesiti che saranno posti per un’elaborazione condivisa del progetto di ricucitura.
Memoria da conservare
I risultati che scaturiranno dal processo partecipativo non saranno evidentemente le uniche basi, né gli unici condizionamenti della progettazione. Al momento sono stati identificati vari capisaldi che andranno sviluppati e approfonditi in un’unica visione unitaria: la sistemazione morfologica, con il rimodellamento del paesaggio; gli interventi di messa in sicurezza della strada, degli edifici e del paesaggio; la sistemazione dei torrenti, in particolare del Larecchia, e la gestione delle acque; gli interventi sull’edificato, decidendo se e dove ricostruire; la ricostituzione, laddove possibile, di un paesaggio rurale tradizionale, con prati, selve castanili, carraie e muri a secco; il recupero di terreni agricoli e di suoli per una gestione aziendale estensiva facilitata. Un altro tema centrale riguarda la conservazione della memoria: il nuovo paesaggio dovrà essere in grado di trasmettere il legame con il passato, attraverso elementi simbolici o interventi mirati che ne raccontino la storia e le trasformazioni subite. Tutto ciò dovrà beninteso tener conto degli esiti dell’analisi delle zone di pericolo il cui completamento è atteso per quest’estate, nonché dello statuto di protezione nazionale di cui gode la Valle Bavona.