La storia del calcio si scrive (anche) a Viganello

«Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì ricomincia la storia del calcio» diceva lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. A Viganello, nel campetto erboso di fianco alla chiesa parrocchiale, la storia del calcio ricomincia ogni mercoledì pomeriggio con uno sciame colorato e piacevolmente rumoroso che porta vita e allegria nel quartiere. È uno degli appuntamenti proposti dalla Ballers Academy, club con sede a Lugano che accompagna i bimbi dai tre anni nei loro primi passi dentro il rettangolo di gioco. I piccoli fanno movimento, prendono confidenza con il pallone e con le regole di questa disciplina, ma soprattutto si divertono correndo, rincorrendosi, stando insieme. Il divertimento è centrale nella filosofia del coach Jason Calder-McLaren, cofondatore del sodalizio insieme a Erick Moccetti Bardi, anche lui allenatore. «Gioca per imparare, impara per giocare» sintetizza Calder-McLaren. «Il calcio è uno sport meraviglioso e non andrebbe giocato sotto pressione. La sfida è far tornare i bambini la settimana successiva». L’attività del club è divisa in tre gruppi: ci sono i Mini Ballers, bambini di tre e quattro anni che, attraverso giochi adatti alla loro età, acquisiscono le abilità motorie essenziali e il concetto del lavoro di squadra; i Ballers, che vanno dai cinque ai sei anni, a cui vengono trasmesse abilità fondamentali come palleggiare, tirare e passare, oltre allo spirito di gruppo e al fair play; infine, i Big Ballers, bambini dai sette anni in su a cui viene insegnato come migliorare la tecnica, la strategia e lo spirito sportivo, in un contesto stimolante ma sempre incoraggiante. Siamo arrivati a un punto chiave.
Più aumenta la consapevolezza del gioco, più dentro i bambini prendono piede emozioni – Inside out è un film di animazione molto istruttivo in tal senso – come la gioia per una vittoria, l’amarezza per una sconfitta e la rabbia per una scelta o un errore. Emozioni che allenatori e genitori devono capire come gestire. «È sicuramente una sfida e fa parte del processo di crescita» osserva coach Jason. «Dobbiamo cercare gli aspetti positivi in ogni partita. Dico ai giocatori che non tengo al punteggio finale. Conto il numero di passaggi, contrasti e dribbling riusciti. Loro devono giocare con il sorriso sulle labbra». La competizione, poi, porta con sé un altro problema: più essa cresce, più anche mamme e papà giocano un ruolo nell’esperienza calcistica dei loro figli. E sugli spalti, durante le partite, si sentono spesso cose molto poco istruttive, per usare un eufemismo. In pratica vanno formati anche gli adulti, oltre ai bambini. «Sono fortunato – premette Calder-McLaren – perché nel nostro gruppo abbiamo genitori molto comprensivi che hanno fiducia nel metodo e ci sostengono in questo percorso verso il calcio agonistico. Abbiamo comunque un manuale che descrive in dettaglio i nostri obiettivi: i genitori devono capire i nostri metodi e sostenerci, altrimenti non funzionerà». Tutto questo nell’interesse dei loro figli, che si avvicinano al calcio in modo puro. «Tratto i miei piccoli giocatori come giovani uomini» conclude coach Jason, che coglie l’occasione per ringraziare la Parrocchia di Viganello per la disponibilità del campo. «Io sono molto rispettoso e anche i bambini lo sono. So che alcuni di loro si svegliano presto il giorno del torneo, pieni di entusiasmo, con il cuore che pulsa pronto per la partita. Questo è il calcio per me».