Lugano

La storia del calcio si scrive (anche) a Viganello

La Ballers Academy accompagna i piccoli dei tre anni in su alla scoperta di questo sport – Il coach Calder-McLaren: «Siamo felici quando scendono in campo con il sorriso»
Coach Jason con i suoi giocatori.
Giuliano Gasperi
03.04.2025 06:00

«Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì ricomincia la storia del calcio» diceva lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. A Viganello, nel campetto erboso di fianco alla chiesa parrocchiale, la storia del calcio ricomincia ogni mercoledì pomeriggio con uno sciame colorato e piacevolmente rumoroso che porta vita e allegria nel quartiere. È uno degli appuntamenti proposti dalla Ballers Academy, club con sede a Lugano che accompagna i bimbi dai tre anni nei loro primi passi dentro il rettangolo di gioco. I piccoli fanno movimento, prendono confidenza con il pallone e con le regole di questa disciplina, ma soprattutto si divertono correndo, rincorrendosi, stando insieme. Il divertimento è centrale nella filosofia del coach Jason Calder-McLaren, cofondatore del sodalizio insieme a Erick Moccetti Bardi, anche lui allenatore. «Gioca per imparare, impara per giocare» sintetizza Calder-McLaren. «Il calcio è uno sport meraviglioso e non andrebbe giocato sotto pressione. La sfida è far tornare i bambini la settimana successiva». L’attività del club è divisa in tre gruppi: ci sono i Mini Ballers, bambini di tre e quattro anni che, attraverso giochi adatti alla loro età, acquisiscono le abilità motorie essenziali e il concetto del lavoro di squadra; i Ballers, che vanno dai cinque ai sei anni, a cui vengono trasmesse abilità fondamentali come palleggiare, tirare e passare, oltre allo spirito di gruppo e al fair play; infine, i Big Ballers, bambini dai sette anni in su a cui viene insegnato come migliorare la tecnica, la strategia e lo spirito sportivo, in un contesto stimolante ma sempre incoraggiante. Siamo arrivati a un punto chiave.

Più aumenta la consapevolezza del gioco, più dentro i bambini prendono piede emozioni – Inside out è un film di animazione molto istruttivo in tal senso – come la gioia per una vittoria, l’amarezza per una sconfitta e la rabbia per una scelta o un errore. Emozioni che allenatori e genitori devono capire come gestire. «È sicuramente una sfida e fa parte del processo di crescita» osserva coach Jason. «Dobbiamo cercare gli aspetti positivi in ​​ogni partita. Dico ai giocatori che non tengo al punteggio finale. Conto il numero di passaggi, contrasti e dribbling riusciti. Loro devono giocare con il sorriso sulle labbra». La competizione, poi, porta con sé un altro problema: più essa cresce, più anche mamme e papà giocano un ruolo nell’esperienza calcistica dei loro figli. E sugli spalti, durante le partite, si sentono spesso cose molto poco istruttive, per usare un eufemismo. In pratica vanno formati anche gli adulti, oltre ai bambini. «Sono fortunato – premette Calder-McLaren – perché nel nostro gruppo abbiamo genitori molto comprensivi che hanno fiducia nel metodo e ci sostengono in questo percorso verso il calcio agonistico. Abbiamo comunque un manuale che descrive in dettaglio i nostri obiettivi: i genitori devono capire i nostri metodi e sostenerci, altrimenti non funzionerà». Tutto questo nell’interesse dei loro figli, che si avvicinano al calcio in modo puro. «Tratto i miei piccoli giocatori come giovani uomini» conclude coach Jason, che coglie l’occasione per ringraziare la Parrocchia di Viganello per la disponibilità del campo. «Io sono molto rispettoso e anche i bambini lo sono. So che alcuni di loro si svegliano presto il giorno del torneo, pieni di entusiasmo, con il cuore che pulsa pronto per la partita. Questo è il calcio per me».

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