Svizzera

Le misure di Berna spaventano: «Ora rischiamo la paralisi del mercato dell'auto»

Decretando l’entrata in vigore della revisione dell’ordinanza sul CO2 con effetto retroattivo, il Consiglio federale assesta un duro colpo al mercato svizzero dell’auto – Nei primi tre mesi del 2025 si registra un calo delle vendite dell’8%: «Mai iniziato peggio»
©GAETAN BALLY
Martina Salvini
02.04.2025 19:31

La doccia fredda è arrivata nel primo pomeriggio, quando i timori si sono tramutati in certezza: il Consiglio federale ha decretato l’entrata in vigore della revisione dell’ordinanza sul CO₂ con effetto retroattivo al 1. gennaio 2025. Una decisione, quella di Berna, che pesa come un macigno sul mercato dell’auto, già messo a dura prova dal calo marcato delle vendite. Il primo trimestre dell’anno è infatti partito male, se non malissimo. «Possiamo dire che è il peggior inizio d’anno del nuovo millennio», ha commentato l’associazione degli importatori Auto-Svizzera. Le vendite, rispetto allo stesso periodo del 2024, hanno infatti registrato un calo dell’8%, con «appena» 52.700 vetture nuove immesse sul mercato elvetico. Non va meglio in Ticino, dove la flessione si attesta tra l’8 e il 10%, come spiega Marco Doninelli, direttore dell’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA) sezione Ticino. Oltretutto, dice, «il calo si registra per tutte le tipologie di veicoli, dal diesel alla benzina, fino all’elettrico, e rappresenta un risultato peggiore rispetto a un anno, il 2024, che era già stato piuttosto difficile». La situazione, insomma, è tutt’altro che rosea e nei prossimi mesi potrebbe addirittura peggiorare.

«È impossibile»

A pesare, spiega Doninelli, sono essenzialmente due fattori: «Da un lato, c’è il potere d’acquisto in diminuzione. Girano meno soldi, e a fronte di un aumento delle spese, come ad esempio i rincari della cassa malati, e a un mancato adeguamento degli stipendi, la clientela è meno interessata all’acquisto di auto. Dall’altro, c’è la spada di Damocle rappresentata dall’ordinanza sul CO₂, che fino a ieri non si sapeva bene quando sarebbe entrata in vigore e in che modo». Con il nuovo provvedimento, infatti, scatterà un sistema di multe per eccesso di CO₂. E, in pratica, ogni casa automobilistica la cui emissione media delle auto della gamma supererà i 93,6 g/km dovrà pagare una sanzione per ciascuna macchina venduta. «Si tratta di una soglia impossibile da rispettare», sottolinea Doninelli, spiegando che «in Ticino, terminato il primo trimestre dell’anno, siamo già a quota 118 g di CO₂/km. Ciò significa che per centrare l’obiettivo da qui alla fine dell’anno dovremmo vendere solo auto elettriche. Una cosa impossibile». Sì, perché, parallelamente, anche il mercato dell’elettrico sta faticando a progredire. Nel nostro Paese, secondo i dati di Auto-Svizzera, l’elettrico occupa una quota di mercato - invariata rispetto allo scorso anno - del 20%. In cifre assolute, le auto elettriche vendute in questi primi mesi dell’anno sono state 10.700, solo in leggera progressione (del 3%) rispetto allo stesso periodo del 2024. «Con un mercato dell’elettrico che ristagna, riuscire a rispettare la soglia delle emissioni previste dalla direttiva svizzera appare molto difficile», evidenzia il direttore di UPSA Ticino. «Visto che sul tavolo, a livello europeo, c’è la proposta di far entrare in vigore questa stessa normativa su un arco di tempo di tre anni, la nostra speranza era che anche la Svizzera si adeguasse, dandoci più tempo». Invece, così non è stato. «E le prospettive, ora, sono pessime», commenta. «Il rischio, già notato in questi primi mesi, è infatti quello di andare verso una totale paralisi del mercato. Questo perché se si vendono molte auto, ma con motore a combustione, si rischia poi di dover pagare una multa alla fine dell’anno. Paradossalmente, quindi, molti hanno pensato fosse meglio vendere meno, pur di non pagare le sanzioni».

Multe e licenziamenti

Il conto, alla fine, potrebbe essere salatissimo. Secondo le stime di Auto-Svizzera, infatti, le sanzioni potrebbero ammontare a mezzo miliardo di franchi alla fine di quest’anno. «Una simile politica rischia di minacciare seriamente l’esistenza delle aziende automobilistiche svizzere, la cui redditizia attività commerciale sarà resa quasi impossibile dallo Stato», ha commentato dopo l’annuncio del Consiglio federale il direttore di Auto-Svizzera Peter Grünenfelder. Per poi aggiungere: «La competitività dell’intera industria automobilistica svizzera, con circa 100 mila posti di lavoro e 4 mila aziende, viene massicciamente ostacolata». Il pericolo, ha quindi chiarito, è la perdita di posti di lavoro. E, secondo Grünenfelder, potrebbero essere «migliaia», oltre a «una riduzione della rete di concessionari e la chiusura di officine». Timori condivisi, per il Ticino, anche da Doninelli. «Se consideriamo che, nel primo trimestre, solo nel nostro cantone sono state immesse sul mercato 300 auto nuove in meno, significa che almeno una decina di venditori non hanno potuto lavorare. Quindi il rischio di andare incontro a una perdita di impieghi nei prossimi mesi è concreto». Alla luce della decisione del Governo, comunque, Auto-Svizzera non intende darsi per vinta e sta quindi valutando la possibilità di intraprendere un’azione legale contro questo provvedimento, giudicato come «economicamente sfavorevole».

L’arrivo dei marchi cinesi

Dopo l’impatto negativo determinato dalla guerra in Ucraina, il mercato dell’auto si prepara dunque ad affrontare altri mesi complicati. «Rispetto al passato, però, c’è una differenza sostanziale», dice Doninelli. «Negli anni scorsi, infatti, c’era la voglia di acquistare un’auto. E, visti i tempi di attesa per le vetture nuove, molti clienti optavano per le auto d’occasione, muovendo perlomeno quella fetta di mercato. Ora, invece, a mancare è soprattutto la domanda». A influire sul mercato, poi, potrebbe essere anche l’approdo in Svizzera del colosso cinese BYD, che aprirà quindici filiali in tutto il Paese, due delle quali in Ticino. «Alcuni marchi cinesi erano già presenti sul mercato svizzero, ma erano prodotti perlopiù sconosciuti, che faticavano a farsi largo», spiega Doninelli. «Con l’arrivo di BYD la storia cambia: si tratta di prodotti di alta gamma, che credo andranno a impattare in particolar modo su Tesla, di cui a livello mondiale sono già concorrenti diretti. I tre modelli presentati in Svizzera, infatti, rientrano nelle stesse categorie di Tesla; quindi, è presumibile che le sottrarranno una parte di mercato». In generale, conclude il direttore di UPSA, «a differenza delle vetture coreane e giapponesi di qualche decennio fa, le auto prodotte oggi dalla Cina sono molto vicine ai modelli delle case automobilistiche europee, e potrebbero quindi raggiungere quote di mercato via via maggiori».