Novazzano

L’unione che fa la forza, pure nel settore degli scarti

MSE ed Econord, realtà conosciute nel settore del riciclo e dello smaltimento di rifiuti e rottami metallici, si sono unite: «Puntiamo a offrire un servizio ancor più efficiente» – Ci siamo fatti guidare all’interno dell’azienda tra carta, legname, rifiuti speciali e leghe particolari
© CdT/Chiara Zocchetti
Stefano Lippmann
05.04.2025 06:00

C’era parecchio movimento, giovedì mattina, in via Resiga 9 a Novazzano. Non soltanto perché i collaboratori erano, come di consueto, all’opera. Di lì a poche ore, infatti, si sarebbe suggellata l’unione d’intenti tra due aziende attive nel settore del riciclaggio e dello smaltimento dei rifiuti. È capitato a tutti di doversi «sbarazzare» di un elettrodomestico o di un rifiuto cosiddetto ingombrante. Sicuramente s’è reso necessario smaltire carta e cartone. Alla MSE di Novazzano questa è la routine. Ad accoglierci, giovedì mattina, c’erano l’amministratore delegato Giacomo Tagliabue e il direttore finanziario Luca Corti. Hanno fatto da cicerone all’interno dell’azienda, ci hanno aiutato a capire come vengono trattati determinati rifiuti. A partire dalla pesa, alla quale sono sottoposti tutti i veicoli in entrata, che siano camion o veicoli di privati che devono scaricare il materiale: quest’ultimo viene dichiarato e poi si ripesa il veicolo all’uscita. Da qui parte la lavorazione del materiale. Un «ragno» è all’opera all’interno di un capannone: «Qui trattiamo i cosiddetti rifiuti comuni – ci racconta Tagliabue –, carta e cartone, ingombranti, legno e materiale metallico (principalmente ferro).

A destra, invece, c’è l’officina: «Qualsiasi tipo di materiale metallico viene selezionato e suddiviso manualmente. Parliamo di rame, ottone. Il metallo – ci spiega – è il materiale più riciclabile, se ben suddiviso». Lo sguardo volge quindi alle classiche lattine, che possono essere in ferro o in alluminio: «Tra poche settimane arriverà un nuovo macchinario il quale, grazie alle correnti parassite, permetterà di suddividere automaticamente le lattine». Già, ma una volta separato e selezionato il materiale, dove finisce? «Carta e cartone tutto a riciclo. Vendiamo a operatori specializzati che poi, a loro volta, inviano alle cartiere». Per quel che riguarda il legname – che alla MSE viene triturato – vi sono invece due canali di smaltimento: «In un caso il truciolato viene usato per riempire i pannelli che, ad esempio, vengono impiegati per la realizzazione di mobili comuni». Nell’altro, invece, si parte alla volta di una centrale elettrica a legna in Svizzera. Al termovalorizzatore di Giubiasco, invece, vengono portati, una volta separati, i rifiuti ingombranti. Il ferro, per fare un altro esempio, viene venduto alle fonderie. Difficile raccontare, in poche parole, quanto lavoro ci sia dietro alla selezione del materiale. Ma è importante e soprattutto riconosciuto: «Quella del riciclatore è una professione vera e propria – commenta l’amministratore delegato –. Abbiamo dei ragazzi che hanno fatto l’apprendistato e ottenuto l’attestato federale».

E poi ci sono anche i rifiuti, diciamo, più tosti. Sotto una pensilina ad hoc ci sono quelli speciali, che possono essere gestiti soltanto grazie a speciali autorizzazioni: batterie al piombo, al litio, oli, neon, elettrodomestici. Non manca l’eternit e, di riflesso, i controlli. «Trattiamo gli scarti edili contenenti amianto, materiale che viene spostato all’interno di tre sacchi chiusi» e dove non è possibile non notare la «A». Infine notiamo anche gli inerti, gli scarti da demolizione: «Oggi vengono conferiti alla discarica di Stabio. Alcuni scarti potrebbero essere riutilizzati e un progetto, a livello cantonale, è in fase di allestimento. È un bene che il Cantone si stia occupando di questa tematica, anche perché gli inerti sono aumentati tantissimo. E aumenteranno ancora».

© CdT/Chiara Zocchetti
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Nibral, Accaio 316, Zama

Dopo la selezione e la suddivisione dei materiali c’è il deposito in attesa che il «prodotto» esca dall’azienda. Regna l’ordine, anche perché c’è davvero di tutto: Zinco, Zama (lega utilizzata per le cerniere), Acciaio 316, plastica, trucioli di Nibral (lega che resiste a forte stress) e di rame. Ma anche 4 suddivisioni diverse di alluminio.

Due marchi, un impegno comune

Negli uffici della MSE, come anticipato, si era al lavoro anche per altro. Giovedì mattina è andato in scena il «closing» tra la stessa MSE e Econord SA (che ha sede a Rancate). Due realtà che si sono unite per offrire un servizio più efficiente nel settore del riciclo e dello smaltimento di rifiuti e rottami metallici. L’obiettivo dell’operazione è quello di creare un’integrazione tra le competenze, le risorse e le esperienze maturate dalla singole aziende, ottimizzare le operazioni logistiche e offrire soluzioni più flessibili ed efficienti, per rispondere sempre al meglio alle esigenze di un mercato in continua evoluzione. MSE ed Econord, che manterranno i rispettivi impianti, conteranno in totale 27 dipendenti. «Siamo molto soddisfatti ed orgogliosi del risultato conseguito – evidenzia Giacomo Tagliabue –. Condividiamo gli stessi valori, la stessa visione e la stessa missione di offrire soluzioni ecologiche e sostenibili». Soddisfazione la esprime anche Andrea Milanese, amministratore delegato di Econord SA: «Abbiamo concluso un’operazione assolutamente strategica, oltre che rappresentante la volontà precisa e reciproca di lavorare con persone che hanno valori e principi comuni, spirito di squadra e cultura del lavoro. Un’operazione fatta da persone che si sono scelte».

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