«Non possiamo escludere che il drone di Ispra o altri droni abbiano sorvolato lo spazio aereo svizzero»

E se quel drone fosse passato (anche) dal Ticino? La domanda potrebbe sembrare esagerata o fuori luogo. In realtà, il caso dei sorvoli non autorizzati sopra il Joint Research Centre di Ispra, infrastruttura critica a una quarantina di chilometri dal nostro cantone, è piuttosto emblematico. Perché, secondo gli inquirenti, il velivolo potrebbe essere stato manovrato da una zona non molto distante dal centro e, ancora, perché al vaglio della Procura di Milano ci sono altri, possibili sorvoli.
Mentre l’Italia intera, a cominciare dalla politica, discute sulla provenienza (russa?) del drone e sui reali motivi di quei passaggi ravvicinati, al di qua del confine il punto è piuttosto un altro: a chi spetta, se caso, il controllo di questi apparecchi così piccoli e così sofisticati? La risposta, lo vedremo, è piuttosto articolata o, peggio, complicata. E per certi versi pare un ciapa no.
Che cosa dice l'esercito
In Italia, la Difesa sta seguendo da vicino, molto vicino il caso Ispra. Per ovvi motivi. E proprio dalla Difesa, nello specifico dall’esercito, inizia il nostro viaggio: «In Svizzera – spiega al Corriere del Ticino il portavoce dell’esercito Stefan Hofer – il rilevamento dei mini-droni sulle aree civili e la difesa da questi velivoli, generalmente, sono di competenza della polizia».
Una copertura completa del nostro Paese, prosegue il nostro interlocutore, «è difficilmente realizzabile a causa della topografia, delle possibilità tecniche e dei sistemi di rilevamento esistenti. I piccoli droni, in particolare, possono essere rilevati con il radar solo in misura molto limitata, a seconda delle loro dimensioni. I sistemi in grado di riconoscere i mini-droni sono attualmente utilizzati dalle forze di sicurezza civili solo su base selettiva, ad esempio nell’ambito del dispositivo di sicurezza per vertici e conferenze». Come il World Economic Forum di Davos, per intenderci. Di conseguenza, «è ipotizzabile che anche in Svizzera ci siano, in cielo, droni di cui l’esercito non è a conoscenza». D’altro canto, il portavoce spiega che le forze armate elvetiche non sono a conoscenza del caso italiano o di eventuali addentellati con la Svizzera.
«La gestione dei mini-droni – conclude Hofer – è una sfida non solo in Svizzera, ma anche a livello internazionale. La Svizzera è caratterizzata da un territorio densamente edificato e da aree molto frequentate dai turisti. A causa dell’ampia disponibilità e dell’alto tasso di acquisto di droni da parte di privati, gli avvistamenti di droni sono un evento regolare in tutto il Paese».
«Non facciamo controlli sistematici»
Alla Polizia cantonale ticinese, sulla base delle spiegazioni dell’esercito, chiediamo innanzitutto con quale frequenza vengano effettuati controlli legati alla presenza di droni nei nostri cieli. «La Polizia cantonale – dichiara il sergente maggiore Patrick Cruchon, addetto alla prevenzione in seno al servizio comunicazione – non esegue controlli sistematici dello spazio aereo per verificare la presenza di droni». Interviene, semmai, «su richiesta da parte di chi segnala una possibile violazione dei regolamenti nel loro utilizzo, in particolare per quanto riguarda le zone di restrizione, o su segnalazione da parte di cittadini, aziende e autorità in merito al sorvolo di proprietà private o commerciali in relazione a una possibile violazione della sfera privata». Le cosiddette zone di restrizione, in particolare, riguardano gli aeroporti presenti sul nostro territorio. Ma non solo: sono soggette a restrizioni anche le zone di controllo CTR (il volume di spazio aereo che tipicamente circonda un aeroporto), il perimetro PSIA di un aerodromo civile o il perimetro PSM di un aerodromo militare, le istituzioni d’esecuzione, alcune riserve naturali, il perimetro intorno alle centrali nucleari, lo spazio al di sopra delle zone militari e determinate infrastrutture per l’approvvigionamento di energia e gas.
Detto che un controllo sistematico dei droni, appunto, non è previsto, può capitare durante l’ordinario servizio di pattuglia notare la presenza di un velivolo in una zona di restrizione. Gli agenti, a quel punto, «se riescono a identificare il pilota possono verificare l’autorizzazione al sorvolo in quella zona e se il pilota ha conseguito il certificato relativo alla categoria del drone utilizzato e rispetta le disposizioni dell’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC)». Cruchon, al riguardo, fa un esempio concreto: «Per un drone con peso inferiore ai 900 grammi ma superiore ai 249, il pilota deve rispettare determinate regole». A livello di contrassegno, registrazione e certificato. «Oltre a ciò, va anche verificato se il Comune in cui si intende fare volare il drone abbia un regolamento apposito».
I casi segnalati alla Polizia cantonale, in ogni caso, sono pochi: «Uno o due all’anno». Tuttavia, il rimbalzo di responsabilità fra autorità militari e polizie locali potrebbe, volendo pensare male, favorire sorvoli indesiderati.
La posizione di Skyguide
Vladimir Barrosa, portavoce di Skyguide, la società elvetica che garantisce il controllo del traffico aereo civile e militare su mandato della Confederazione, riguardo al caso singolo, quello di Ispra, ma allargando comunque il campo dice: «Non siamo a conoscenza del volo di questo drone. Tuttavia, non possiamo escludere che questo o altri droni abbiano sorvolato lo spazio aereo svizzero».
Di nuovo, si pone il problema del controllo. «I sistemi radar del controllo aereo svizzero sono progettati per monitorare il traffico aereo civile e militare, ma non per identificare i droni» chiosa Barrosa. «Questi oggetti volano troppo lentamente e di solito sono troppo piccoli. Non abbiamo mezzi per fermare i droni non identificati».
Il quadro, certo, non è rassicurante. E se quel drone fosse passato (anche) dal Ticino? Già…