Ora la sfida è ricostruire il paesaggio devastato in Valle Bavona: si stimano costi fino a 10 milioni

A seguito degli eventi catastrofici del 29/30 giugno 2024, il comune di Cevio – con il Cantone, l’OFIMA e altri attori - ha dovuto prioritariamente confrontarsi con il ripristino delle infrastrutture essenziali e i primi interventi di messa in sicurezza e di sistemazione puntuale del territorio devastato. Ora, la sfida più impegnativa per i prossimi anni sarà la ricucitura del paesaggio tra Fontana, Bosco e Mondada.
L’ambizione del Municipio e della Fondazione Valle Bavona è realizzare un progetto esemplare, coinvolgendo, in un processo partecipativo, i terrieri, la popolazione ed altri portatori d’interesse. La Direzione di questo progetto, composta da rappresentanti del Comune di Cevio, della Fondazione Valle Bavona e della politica cantonale, si è presentata alla stampa.
La devastazione e i primi lavori
La terribile alluvione del 29/30 giugno 2024 ha seminato distruzione e morte nelle Valli Bavona e Lavizzara. In Valle Bavona, l’area particolarmente devastata è stata quella di Fontanta, Bosco e Mondada: il flusso detritico ha causato cinque vittime, distrutto infrastrutture, beni culturali di grande valore e case, sommergendo il paesaggio sotto oltre 300 mila metri cubi di sassi e massi di dimensioni imponenti. Dopo la gestione dell’emergenza è subito iniziata una fase di ricostruzione provvisoria delle infrastrutture vitali, come l’acquedotto di Cevio e la strada di accesso alla Valle Bavona. Nel contempo, è stato allestito un deposito provvisorio per il materiale sgomberato dalla bassa Valle Bavona, ma anche dalle altre frane nella Valle, in particolare quelle di Roseto e di Alnedo.
La situazione attuale: apertura della strada il 12 aprile 2025
La strada è stata ripristinata in tutta la valle e sarà riaperta al traffico il 12 aprile prossimo. Finalmente, la Valle Bavona sarà di nuovo aperta a tutte e a tutti. Questo è possibile anche grazie alla messa in sicurezza dei riali nella valle, e ad un Piano d’emergenza che deve permettere l’utilizzo della strada, in attesa dell’aggiornamento delle zone di pericolo da parte degli esperti del Dipartimento del Territorio e della realizzazione delle opere di messa in sicurezza definitiva.
L’evento ha compromesso le infrastrutture dell’acquedotto comunale di Cevio, che sfrutta la fonte d’acqua del Chiall, presso Fontana. Fortunatamente, la sorgente non è stata distrutta così che oggi l’acquedotto provvisorio, con la sua tratta ben visibile, sospesa tra il grande masso e l’inizio della tubazione sotterrata, funziona pienamente.
Pure per l’acquedotto consortile di Fontana, distrutto nell’evento, è in costruzione un provvisorio che permetterà a breve di fornire acqua alle case.
Proseguono intanto i lavori di sgombero di detriti, sono stati ripristinati gli accessi alle terre ancora intatte, e sono iniziate le bonifiche di diversi prati al limite dell’area disastrata.
Per la sistemazione definitiva degli acquedotti comunale di Cevio e consortile di Fontana sono in corso i lavori di progettazione, in particolare per la messa in sicurezza della sorgente del Chiall e per i tracciati interrati iniziali.
Ricucitura del paesaggio di Fontana-Bosco-Mondada: la sfida più grande
L’alluvione ha ricoperto di detriti molte decine di migliaia di metri quadrati di prati e pascoli terrazzati con muri a secco, intercalati da carrali, castani e altre tracce di un connubio secolare tra uomo e natura. Sarebbe impossibile ricostruire questo paesaggio tale e quale come si presentava prima del disastro. Altrettanto impensabile sarebbe un abbandono di queste terre a loro stesse, con le opere ingegneristiche minime necessarie ad imbrigliare il riale Larecchia e a proteggere la strada.
Il Municipio di Cevio e la Fondazione Valle Bavona, attori di primo piano nella conservazione e nella gestione della Valle, erano consapevoli sin dai primi giorni dopo la devastazione delle difficoltà, ma anche della necessità di restituire alle terre di Fontana, Bosco e Mondada un paesaggio che, pur portando i segni dell’evento catastrofico, preservasse e valorizzasse la memoria storica, garantendo nel tempo un equilibrio tra uomo e natura, favorendo, per quanto possibile, un’agricoltura reazionale e sostenibile.
Per affrontare questo compito, il comune ha formalizzato la collaborazione con la Fondazione attraverso la creazione di una «Direzione di progetto», una governance composta da due rappresentanti del Municipio (la sindaca Wanda Dadò e la capodicastero edilizia Dusca Schindler), due rappresentanti della Fondazione Valle Bavona (il presidente della Fondazione Lorenzo Dalessi e il presidente del gruppo operativo della Fondazione Paolo Poggiati), e un rappresentante della politica cantonale (il granconsigliere Fiorenzo Dadò). La Direzione di progetto è affiancata da un supporto di coordinamento, incaricato dal Municipio (Matthias Neuenschwander, coordinatore, e Alma Sartoris, vice-coordinatrice).
La Visione
Quale guida e riferimento per il proprio lavoro, lo scorso 14 febbraio la Direzione di progetto si è dotata di un documento programmatico denominato «Visione e principi», in cui si delineano i capisaldi attorno ai quali impostare il progetto di ricucitura del paesaggio di Fontana-Bosco-Mondada.
La «Visione», illustra l’obiettivo verso cui tendere:
«Il paesaggio della Valle Bavona è il risultato dell’intreccio tra tempo, natura e attività umana. L’evento del giugno 2024 ha cancellato in un istante secoli di stratificazione storica e culturale. Tuttavia, una semplice ricostruzione del passato non sarebbe né possibile né sensata.
Il nuovo paesaggio dovrà quindi raccontare la storia di questa trasformazione, trovando un equilibrio tra la memoria del passato e la necessità di guardare al futuro. Sarà frutto di una visione collettiva, che integrerà le esigenze della popolazione con un approccio tecnico e interdisciplinare. Questo progetto non vuole essere un intervento imposto dall’alto, ma il risultato di un processo condiviso, in cui la comunità e gli attori locali contribuiranno attivamente alla definizione del futuro del territorio.
Nella genesi del nuovo paesaggio troveranno posto elementi tipici della nostra cultura di valle alpina, legati alla cultura rurale tradizionale, in equilibrio con gli elementi naturali. Ma non vogliamo una replica forzata e artificiale di un territorio ormai andato perso.
Il nuovo paesaggio parlerà, parlerà a noi e alle generazioni che non hanno vissuto questo evento, trasmetterà emozioni, le emozioni che oggi abbiamo vissuto e porterà traccia della trasformazione.
Il paesaggio non sarà quindi considerato solo per la sua fisicità, ma anche dal punto di vista immateriale, fatto di emozioni e senso di appartenenza. Il nuovo paesaggio dovrà parlare a chi ha vissuto questa trasformazione e a chi, in futuro, vorrà comprenderla e tramandarla.»
La ricucitura del paesaggio di Fontana-Bosco-Mondada sarà articolata in quattro fasi: il processo partecipativo, la progettazione preliminare, la progettazione definitiva e la realizzazione. L’ambizione è realizzare un progetto esemplare, che possa diventare un modello di riferimento per altre realtà colpite da eventi simili, attraverso un approccio innovativo e rispettoso del valore storico, ambientale e sociale del territorio.
Coinvolgimento: il processo partecipativo
Il successo del progetto è intimamente legato alla condivisione, in particolare con chi ha un forte rapporto con questi luoghi. A questo scopo è previsto un processo partecipativo che coinvolgerà con vari gradi di approfondimento i diversi portatori d’interesse: tra questi i terrieri di Fontana, Bosco e Mondada, gli altri abitanti della Valle Bavona, quelli del Comune di Cevio, gli agricoltori della Valle Bavona,i Patriziati, le Scuole ecc.
Attraverso il loro coinvolgimento si discuteranno domande fondamentali in vista della ricucitura, come la visione per Fontana-Bosco-Mondada per il futuro, oppure i criteri per la scelta delle parti del territorio da ricostruire, o ancora come elaborare la memoria e renderla tangibile in futuro.
La conduzione e l’accompagnamento del processo partecipativo è stato affidato allo studio Consultati di Taverne, team che vanta una vasta esperienza nel campo della partecipazione. Il team lavorerà da subito in stretta collaborazione con la Fondazione Valle Bavona, che si occuperà del coinvolgimento delle scuole, e concluderà il processo dopo l’estate 2025.
È prevista una riattivazione della partecipazione durante le fasi ulteriori, per assicurare un’informazione reciproca tra portatori d’interesse e responsabili della progettazione e dell’attuazione.
La progettazione e le sue basi
I risultati del processo partecipativo non saranno le uniche basi per la progettazione. Altrettanto importante saranno l’esito della revisione delle zone di pericolo, atteso per l’estate 2025, le leggi e le ordinanze a tutela del paesaggio protetto della Valle Bavona, o ancora le valutazioni idrauliche per la messa in sicurezza del riale Larecchia.
Su queste basi si svolgerà la progettazione preliminare, affidata ad un team multidisciplinare a partire dall’autunno 2025 e che si concluderà nel corso del 2026.
A partire dal secondo semestre 2026 avranno inizio la progettazione definitiva e infine l’attuazione dei vari interventi. Considerate la vastità dell’area interessata, la complessità della ricucitura e i tempi della natura, l’insieme del progetto richiederà diversi anni per essere completato.
Costi e finanziamento
La ricucitura del paesaggio di Fontana-Bosco-Mondada è il progetto territoriale più complesso della Valle Bavona, coinvolgerà molte persone e richiederà tanto tempo per la sua attuazione. Ci si trova all’inizio di questo lungo processo, e un preventivo preciso non è attualmente possibile. In base al censimento dei danni (non ancora del tutto completo), si stima oggi un costo tra 5 e 10 milioni di franchi.
Vista la situazione precaria delle finanze comunali e l’entità dei sostegni della Confederazione e del Cantone, che con ogni probabilità non copriranno l’insieme dei costi, verrà lanciata una raccolta di fondi specificatamente legata a questo progetto.