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Soglia di sbarramento, sarà lotta all’ultimo voto

In Commissione Costituzione e leggi si delineano due fronti: la maggioranza composta da PLR, Lega e UDC propone di fissare il quorum non più al 4 ma al 3%, senza congiunzioni di lista – Contrari Centro, PS e Verdi
© CdT/Gabriele Putzu
Martina Salvini
01.04.2025 16:06

Potrebbe essere tirato, se non tiratissimo il voto in Gran Consiglio sull’introduzione di una soglia di sbarramento per poter entrare in Parlamento. Ieri, in Commissione Costituzione e leggi è proseguita la discussione sull’iniziativa parlamentare depositata nel 2023 da un gruppo di parlamentari del PLR (primo firmatario Paolo Ortelli) e si profilano due rapporti. Da un lato ci sono PLR e Lega che, insieme a una parte dell’UDC, sostengono l’introduzione di una soglia di sbarramento, fissata non più al 4 ma al 3% e senza le congiunzioni di lista. Dall’altro, invece, si posizionano PS, Verdi e Centro che bocciano la proposta. «Le posizioni iniziano a delinearsi, ma riaffronteremo la discussione in modo approfondito con i due rapporti sul tavolo», spiega il presidente della Commissione Alessandro Corti (Centro). «L’intenzione, comunque, è di arrivare in aula prima dell’estate, nella sessione di giugno».

Le posizioni

La maggioranza commissionale, come detto, è del parere che l’introduzione di una soglia di sbarramento sia necessaria. Ma ha comunque deciso di abbassare l’asticella, che l’iniziativa avrebbe voluto al 4%. «Abbiamo deciso di optare per una sorta di compromesso, fissando il quorum al 3%, ma senza le congiunzioni di lista», spiega Simona Genini (PLR), co-relatrice del rapporto insieme al collega della Lega Sem Genini. «Sul tavolo si erano sostanzialmente discusse due opzioni: fissare la soglia al 5% prevedendo però le congiunzioni di lista, oppure al 3% senza però prevedere eventuali congiunzioni di lista. Abbiamo deciso di andare in quest’ultima direzione, che ci sembra la più efficace e che salvaguarda lo spirito dell’iniziativa costituzionale (dove il popolo sarà chiamato a esprimersi)». Anche perché, ricorda la deputata, altri cantoni con un sistema elettorale per il Gran Consiglio simile al Ticino «presentano una soglia di sbarramento per l’ottenimento di un seggio in Parlamento». In particolare, Ginevra ha una soglia del 7% e Neuchâtel del 3% «Una soglia del 3% a nostro avviso garantirebbe maggiore efficienza e stabilità, contribuendo a prevenire l’eccessiva frammentazione. Non da ultimo, disincentiverebbe la creazione di partiti-persona o movimenti monotematici, nati magari sull’onda di emozioni o interessi momentanei».

Di parere opposto, invece, l’area rossoverde, schierata a difesa dei cosiddetti «partitini». «Siamo convinti che anche i piccoli debbano restare in Parlamento, in quanto espressione del loro elettorato. Non averli significherebbe infatti perdere una parte di democrazia», dice la co-relatrice del rapporto di minoranza Giulia Petralli (Verdi). «Il nostro - evidenzia - è quindi un tentativo di salvaguardare le minoranze politiche». Una posizione che, perlomeno nelle motivazioni, si differenzia da quella dell’altro relatore del testo di minoranza, Gianluca Padlina (Centro). «Inizialmente, si pensava di poter arrivare a una soluzione condivisa tra tutti i partiti», dice. «Sui temi che riguardano il processo democratico, se si decide di intraprendere un cambiamento sarebbe infatti meglio essere tutti d’accordo». Ora, però, «visto che non è emersa alcuna soluzione suscettibile di trovare una condivisione ampia, crediamo sia meglio mantenere lo status quo. A maggior ragione visto che il Governo ha già annunciato l’intenzione di avviare una riflessione complessiva sul sistema elettorale». Insomma, anche il Centro si dice contrario all’introduzione della soglia di sbarramento, ma per motivi diversi da quelli di PS e Verdi.

Se votassero compatti, PLR, Lega e UDC potrebbero contare su un «tesoretto» di 44 voti. Centro, PS e Verdi, invece, hanno dalla loro 33 deputati che, sommati ai 13 parlamentari dei «partitini», si tradurrebbero in 46 voti. Ma, considerato il tema, è possibile anche che non tutti i granconsiglieri votino seguendo le indicazioni «di partito». Senza dimenticare che, trattandosi di una modifica costituzionale, in caso di approvazione del rapporto di maggioranza l’ultima parola spetterà al popolo.

Lanciato un appello

Nelle scorse settimane, intanto, si è formata un’alleanza tra partiti - capitanata dall’MPS - contro la soglia di sbarramento ed è stato lanciato un appello, che ha raccolto finora 1.700 firme, «con l’obiettivo di convincere la maggioranza del Gran Consiglio a desistere». Con una soglia di sbarramento al 3%, alle scorse elezioni cantonali sarebbero rimasti esclusi MPS, Partito comunista, HelvEthica, Verdi liberali e Più donne. Dentro invece, Avanti con Ticino&Lavoro.

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