Tribunale d’appello, anno positivo ma il «caos al TPC» ha pesato

Risultati nel complesso «positivi», anche se le «note vicende» legate al Tribunale penale cantonale hanno influito su alcuni aspetti. E ancora: urge una soluzione per la logistica , mentre si auspica una maggiore indipendenza finanziaria della Giustizia ticinese. Sono questi, in estrema sintesi, gli assi portanti del rendiconto 2024 del Tribunale d’appello (TA). Un rendiconto che sottolinea, come detto, molti aspetti positivi dell’operato delle varie sezioni che fanno capo al TA.
Calo non omogeneo
Nell’analisi, viene evidenziata la leggera diminuzione degli incarti in entrata (3.796 rispetto alle 3.874 del 2023). «Rispetto all’ultimo decennio è il terzo anno, per giunta consecutivo, che le entrate sono inferiori a 4.000», spiega il rendiconto. «La diminuzione, tuttavia, non è ripartita equamente». Ci sono sezioni, infatti, più sollecitate di altre. È il caso ad esempio della Camera di protezione, che è passata da 165 entrate nel 2023 a 235 lo scorso anno (+42%), della Camera civile dei reclami (da 41 a 69, +43%) ma anche della Camera di esecuzione e fallimenti (da 296 a 323, +9%). Tuttavia, «grazie al fatto che la produzione è stata la migliore degli ultimi tre anni, è stato possibile ridurre le cause pendenti di 120 unità». E questo, viene sottolineato, «nonostante le note vicende che hanno coinvolto il TPC a tutti i suoi livelli». Proprio il cosiddetto «caos al TPC», ha infatti avuto delle ripercussioni. Chi ha dovuto occuparsi della vicenda e delle varie procedure amministrative o disciplinari (come i presidenti del Consiglio della Magistratura e del Tribunale d’appello) ha inevitabilmente sottratto tempo al regolare svolgimento delle sue funzioni. Non a caso, parlando della Seconda Camera civile, che ha visto aumentare le pendenze in misura importante (+45%) viene evidenziato: «Se le entrate sono state in media con quelle degli ultimi anni, le uscite sono state di parecchio inferiori. Ciò che appare spiegabile soprattutto con il ruolo di due suoi membri (presidente e vicepresidente) all’interno della Commissione amministrativa» e del CdM, «e con l’importante dispendio di tempo connesso con l’attività di questi due gremi nel 2024». Stesso discorso per quanto riguarda il Tribunale cantonale amministrativo, il cui risultato «avrebbe verosimilmente potuto essere ancora migliore se non fosse stato per i l notevole impegno di tempo dedicato alla gestione amministrativa del Tribunale di appello da entrambi i suoi vicepresidenti, attivi nella Commissione amministrativa». Come dire: senza quel caos, il lavoro sarebbe stato più efficiente.
Pendenze e organico
Tra le note positive, spicca invece la «buona qualità delle sentenze pronunciate, desumibile dal basso tasso di accoglimento dei ricorsi dinanzi al Tribunale federale». Il 6,7% nel 2024 contro l’11,3% del 2023. Tuttavia, viene chiarito, «questa valutazione sostanzialmente positiva non deve né può nascondere il persistere di talune preoccupazioni» riguardo a situazioni puntuali. In primis, viene spiegato nel rendiconto, che con 235 cause pendenti la situazione della Prima Camera civile «è peggiorata per il quinto anno di fila». Non solo: in relazione alla media di entrate degli ultimi cinque anni, le cause pendenti corrispondono a oltre 15 mesi di entrate. Quest’anno, viene poi aggiunto, sono previsti avvicendamenti nella Corte, ma «è presto per dire se ciò condurrà a un’inversione di tendenza o se sarà necessario adottare altre misure o chiedere potenziamenti». Un maggior numero di pendenze viene registrato anche dalla Camera di protezione (+87%). In questo caso, però, «l’aumento pare relazionato a quello delle entrate, mai così alto dal 2017».
Chieste più risorse
Si apre poi il lungo capitolo riguardante il TPC, finito nella tempesta che ha portato alla destituzione da parte del CdM dei giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti. In aggiunta a questa vicenda, va poi ricordata anche la partenza del presidente Mauro Ermani. Malgrado l’aumento delle cause evase (346 nel 2024 contro le 331 dell’anno prima), «preoccupa l’aumento delle entrate (371) con contestuale aumento delle pendenze (220)». La situazione inoltre «rimane difficile pure in considerazione delle note turbolenze che hanno afflitto il TPC». Il 2025, dunque, «si delinea come un anno di assestamento». Nella sua breve relazione, il vicepresidente Marco Villa rileva che «il risultato per il 2024 è da ritenersi comunque soddisfacente». Sull’aspetto del personale, vanno segnalate alcune carenze sia alla Corte d’appello e di revisione penale e alla Camera di diritto tributario. Nel primo caso, viene rilevato che «come per il TPC, anche alla CARP la situazione va monitorata». Infatti, «se passate le turbolenze con i suoi cinque giudici ordinari il TPC dovrebbe tutto sommato poter far fronte ai suoi compiti, maggiori dubbi sussistono per la CARP, tenuto conto del suo organico più ridotto, già più volte indicato come insufficiente». Di qui, la richiesta di un potenziamento - «già richiesto due anni orsono e non ancora implementato» - di due unità e mezzo nella funzione di cancelliere. Anche se, «la media delle entrate giustificherebbe invero la nomina di un giudice in più». Per la Camera di diritto tributario, invece, «appare necessario valutare un potenziamento, quantomeno consolidando una mezza unità di cancelliere in più».
«Occhio alla fretta»
Problemi vengono quindi sollevati nella logistica, anche se come noto la politica si sta muovendo dopo la bocciatura popolare dell’acquisto dello stabile EFG. Sul tavolo, ricordiamo, c’è la ricerca di spazi, anche se una soluzione definitiva «richiederà ancora del tempo», spiega il rendiconto. Infine, ma non meno importante, c’è il tema della separazione dei poteri e dell’autonomia. «Per poter adempiere al loro compito di dispensare la giustizia in piena indipendenza, i tribunali non solo devono essere protetti dall’influenza politica nella loro attività giudicante, ma devono anche essere dotati delle risorse necessarie». Insomma, ricorda il rendiconto, «la qualità della Giustizia diminuisce e la sua indipendenza viene messa in discussione se viene privata delle risorse necessarie». In Ticino, però, le autorità giudiziarie non dispongono di alcune autonomia finanziaria: «Non hanno risorse finanziarie neppure per piccole cose, come la copertura delle spese di formazione, di rappresentanza o per l’acquisto di libri». Di conseguenza, è «da salutare» positivamente il fatto che la Commissione giustizia e diritti - e poi il Parlamento - «abbia espressamente posto come obiettivo quello dell’autonomia finanziaria, gestionale e amministrativa della Giustizia». Al riguardo, viene segnalato che «interessanti spunti» si possono osservare dall’esperienza in altri cantoni o al Tribunale penale federale di Bellinzona. Per contro, viene segnalato che «costituirebbe un chiaro regresso se, nel verso opposto, alla Magistratura venisse revocata la facoltà di nominare e gestire i propri collaboratori». E, «altrettanto importante per l’autonomia della giustizia» è la partecipazione alla formazione di norme sull’organizzazione delle autorità giudiziarie e le procedure che sono chiamate ad applicare. Una partecipazione che «non può limitarsi alla possibilità di esprimersi su un progetto di legge, ma dovrebbe tradursi nel coinvolgimento effettivo delle autorità giudiziarie nel processo legislativo». E qui non manca una frecciatina all’indirizzo della politica, rea di aver proposto «con una certa fretta» la modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria per limitare la durata delle presidenze delle sezioni del TA, la cosiddetta «Lex Ermani». «La proposta iniziale commissionale era infatti, tenuto conto anche dei suoi riflessi sulla composizione della Commissione amministrativa, troppo breve e contraria all’esigenza di garantire la stabilità, la continuità e l’efficienza del lavoro». Alla fine, comunque, «è stato possibile correggere il tiro», nonostante il coinvolgimento «dell’ultimo momento del TA, consentendo la rielezione quantomeno per altri due anni, per un totale di quattro». Infine, un avvertimento: «L’esempio dimostra che (anche e soprattutto) in ambito legislativo la ‘‘fretta è cattiva consigliera’’. Occorre sempre valutare attentamente le ragioni delle modifiche e le loro implicazioni specifiche e generali».