Una società del Luganese ha eluso tributi sul biocarburante per 95 milioni di franchi?

C’è una società del Luganese che ha eluso tributi per oltre 95 milioni di franchi? A sospettarlo, si apprende dal sito d’inchiesta Gotham City, è l’Ufficio delle dogane e della sicurezza dei confini (UDSC), che ormai da quattro anni indaga al riguardo, fra interrogatori e rogatorie negli Stati Uniti e in Cina. La notizia emerge anche in una recente sentenza incidentale della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale. Soggetto di questa inchiesta penale amministrativa, tutt’ora in corso e probabilmente non prossima alla fine, è l’amministratore unico di una società del Luganese, difeso dall’avvocato Filippo Gianoni. L’uomo, per bocca del suo legale, da noi contattato, contesta di aver commesso irregolarità alcuna e ritiene in ogni caso la cifra ipotizzata dagli inquirenti «manifestamente spropositata». L’UDSC, essendo l’inchiesta ancora aperta, non commenta la fattispecie.
Di cosa si tratta
La questione è complessa e ruota attorno all’importazione in Svizzera di ingenti quantità di biocarburante HVO (olio vegetale idrotrattato), da parte della società luganese. Quanto ingente? Quasi 115 milioni di litri fra il 2016 e il 2021 provenienti da una società con sede negli Stati Uniti, nonché oltre 300.000 litri fra il 2019 e il 2020 provenienti da una società con sede a Zhanjiagang, in Cina. Biocarburante che poi è stato rivenduto quasi tutto dalla stessa azienda sul mercato, il cui direttore e amministratore delegato sono stati interrogati quali persone informate sui fatti nell’inchiesta. Stando a Gotham City, di fatto l’inchiesta riguarda quasi tutto il biocarburante HVO importato in Svizzera in quegli anni.
Il biocarburante HVO è un sostituto meno inquinante del diesel. Non ha origine fossile ma è bensì prodotto a partire da grasso animale di scarto proveniente dall’industria alimentare e da oli vegetali non destinati a uso alimentari. Essi vengono sottoposti a un processo di idrotrattazione e il risultato è un prodotto simile al gasolio che garantisce però una combustione ben più pulita, abbattendo le emissioni di CO2 fino al 90%. Per incentivarne l’utilizzo e renderlo più concorrenziale, l’importazione di biocarburanti in Svizzera gode di importanti agevolazioni fiscali (quando non addirittura esenzioni) a determinate condizioni regolate dalla Legge federale sull’imposizione degli oli minerali; un documento molto tecnico e complesso per chi non è del mestiere.
«Era conforme agli standard»
A mente dell’UDSC il biocarburante importato dalla società luganese non ottempera alle «esigenze ecologiche e sociali» previste dalla legislazione federale, e pertanto non potevano essere richieste le agevolazioni fiscali di cui ha goduto la società. Da qui l’ipotesi di infrazione alla Legge sugli oli minerali, a quella sull’IVA e a quella sul diritto penale amministrativo.
Da parte sua, il diretto interessato respinge in toto le accuse: «Anche sulla base di perizie - afferma l’avvocato Gianoni - sosteniamo che il biocarburante importato è conforme agli standard svizzeri e internazionali e che in ogni caso la cifra ipotizzata dall’UDSC è manifestamente sproporzionata». L’inchiesta, come detto, è stata aperta nel 2021: che influenza ha avuto sull’attività della società coinvolta? «Il mio assistito è riuscito comunque a lavorare e a salvare finora capra e cavoli - afferma Gianoni - ma in queste condizioni sarà difficile continuare, anche perché i provvedimenti che può adottare l’UDSC possono essere molto incisivi».
Chiusura lontana?
L’inchiesta, afferma ancora l’avvocato, «è estremamente complessa e credo che ci vorrà ancora diverso tempo prima che arrivi a conclusione». Oltre all’osticità della materia in sé vi è la complicazione delle richieste rogatoriali con due Paesi lontani e non per forza collaborativi.
E proprio su questo aspetto verteva la sentenza incidentale di cui abbiamo accennato all’inizio. L’amministratore unico aveva infatti chiesto di poter avere voce in capitolo nelle procedure rogatoriali e negli interrogatori (una persona informata sui fatti aveva chiesto esplicitamente che né lui né il suo avvocato fossero presenti «per paura di possibili ritorsioni o intimidazioni»). La Corte dei reclami penali, presieduta dal giudice Roy Garré, ha però tutelato la «tattica investigativa» della sezione antifrode dell’UDSC, ritenendo sufficiente che entro la fine dell’inchiesta l’uomo possa prendere posizione su questi atti istruttori.