Un accordo sulla navigazione, in attesa di maggiori sicurezze

«L’aggressività della Russia non è teorica. È molto concreta. E molti Paesi europei ne hanno già sofferto le conseguenze, conseguenze molto tangibili». Il ministro degli Esteri francese Noël Barrot ha risposto così all’emissario americano Steve Witkoff. In un’intervista all’emittente Fox News, Witkoff aveva detto di considerare la minaccia russa solo «teorica» per l’Europa. «Vladimir Putin vuole la pace», aveva anche affermato. Barrot è andato oltre, nella sua analisi, e ha parlato di linee del fronte «sempre più vicine all’Europa». Per poi concludere: «Per la pace dobbiamo scoraggiare qualsiasi minaccia, che provenga dalla Russia o da altrove». Parole che riportano ai recenti messaggi del presidente francese Emmanuel Macron. «La nostra generazione non godrà più del dividendo della pace», diceva lo scorso 5 marzo. «Chi può credere oggi che la Russia si fermerà all’Ucraina? La Russia è diventata, nel momento in cui vi parlo, e per gli anni a venire, una minaccia per la Francia e per l’Europa». Aveva parlato poi di truppe europee dispiegate in Ucraina e di scudo nucleare continentale. Quello stesso scudo, o ombrello che dir si voglia, di cui oggi riferiva il Wall Street Journal - «Gli Stati Uniti sono la più grande potenza nucleare in Europa, ma i dubbi sull’impegno di Washington hanno spinto i leader a mettere in discussione i loro accordi sulle armi» -, ricordando come le procedure europee siano vecchie di decenni e stabilite, per giunta, dagli stessi Stati Uniti all’interno della NATO. Le discussioni sulla sicurezza europea, insomma, in questo momento non sembrano del tutto connesse ai negoziati in corso soprattutto in Arabia Saudita. Negoziati che oggi, intanto, hanno dato un frutto: la navigazione sicura nel Mar Nero. Ma non solo. «Gli Stati Uniti hanno ribadito a entrambe le parti l’imperativo del presidente Donald Trump: le uccisioni su entrambi i lati del conflitto Russia-Ucraina devono cessare, come passo necessario per raggiungere un accordo di pace duraturo». A tal fine, gli Stati Uniti hanno garantito che continueranno a «facilitare i negoziati per raggiungere una risoluzione pacifica, in linea con gli accordi di Riad».
Domani volenterosi a Parigi
L’impressione, proprio dopo la due giorni di colloqui a Riad, al netto dei comunicati stampa di Washington, è che l’accordo per un cessate il fuoco totale non sia dietro l’angolo. Ma non per questo va sminuita l’importanza dei primi cenni d’intesa, relativi alla navigazione nel Mar Nero, ma anche alle infrastrutture energetiche. Per Zelensky è una prova di buona volontà, peraltro già entrata in vigore. «Saremo costruttivi». Detto questo, «qualsiasi movimento delle navi da guerra russe al di fuori della parte orientale del Mar Nero costituirà una violazione dello spirito dell’accordo di tregua», ha avvertito il ministro della Difesa, Rustem Umerov. «In questo caso, l’Ucraina avrà pieno diritto di esercitare il proprio diritto all’autodifesa». Il clima, evidentemente, non è segnato da una cieca fiducia reciproca. Lo si capisce quando lo stesso Zelensky, parlando dei propositi di Witkoff in merito ai territori di cui la Russia rivendica l’annessione, sottolinea come coincidano «fortemente» con i messaggi del Cremlino. Al momento, stringi stringi, chi davvero sembra pienamente dalla parte di Kiev - per più motivi - è l’Europa. Europa che domani tornerà a lavorare su un’idea di sicurezza comune, in occasione del nuovo vertice della coalizione dei volenterosi. Un vertice che verrà preparato da Macron direttamente con Zelensky, questa sera all’Eliseo. Non è un caso, allora, se siamo partiti dalla Francia, dal ministro Barrot, e se ora evidenziamo il bilaterale - con cena - previsto oggi a Parigi. Al centro del summit di domani, il sostegno militare a corto termine all’Ucraina, ma anche la costruzione di «un modello di esercito ucraino durevole e sostenibile per prevenire nuove invasioni russe».
Le condizioni di Mosca
Già, e la Russia? Questa sera il Cremlino ha pubblicato un comunicato relativo ai colloqui avuti con gli Stati Uniti, precisando le proprie richieste. Della serie: d’accordo la navigazione sicura nel Mar Nero, ma a determinate condizioni. Tra queste, anche la revoca delle sanzioni statunitensi contro la Banca agricola russa e altre banche coinvolte nel commercio alimentare, così come delle restrizioni ai servizi portuali e di altre sanzioni contro le navi battenti bandiera russa coinvolte nel commercio di prodotti alimentari. Mosca si sente forte della propria posizione e del proprio peso sui negoziati. Gli Stati Uniti nicchiano ma, per voce del presidente Donald Trump, intendono esaminare la revoca delle sanzioni. E intanto tengono d’occhio i movimenti dei russi. Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence USA, in mattinata aveva affermato che la Russia rappresenta ancora oggi una minaccia per la sicurezza. «Tra gli sviluppi più preoccupanti in casa Russia c’è un nuovo satellite progettato per trasportare un’arma nucleare», ha detto.