Ventisei cantoni

Basilea come il Bronx?

Da luogo di svago, l’«Area delle tre rose» di Basilea si è trasformata col passar degli anni in una zona molto problematica
Moreno Bernasconi
09.05.2023 06:00

A Basilea, l’«Area delle tre rose» è una zona verde creata una quindicina di anni fa dalle autorità cittadine per favorire attività di svago e conviviali, attività sportive e fitness in un quartiere popolare. Nel corso degli anni, l’area è diventata un punto di incontro di un pubblico giovane e particolarmente attrattivo - per la sua vicinanza alla frontiera - anche a giovani della vicina Francia. La zona si trova fra una scuola primaria e una scuola secondaria e comprende una sala multiuso e un centro giovanile e del tempo libero gestito dalla città. Ma da luogo di svago, l’«Area delle tre rose» si è trasformata col passar degli anni in una zona molto problematica.

Se inizialmente aveva sollevato soprattutto reclami da parte della popolazione che abita i quartieri limitrofi e la vicina Zähringerstrasse, segnatamente a causa della musica fino a tarda ora e a rumori molesti e alla sporcizia lasciata dagli utilizzatori, da qualche tempo il luogo è purtroppo diventato un centro dello spaccio di droga e teatro di una spirale preoccupante di casi di violenza e crescente brutalità. Il mese prossimo si aprirà al Tribunale di Basilea un processo per tentativo di omicidio e aggressione aggravata che ha avuto come teatro proprio l’«Area delle tre rose». I fatti sono particolarmente gravi perché accaduti in pieno giorno.

Verso le quattro del pomeriggio, due uomini sono dapprima venuti alle mani, poi si sono massacrati di botte a colpi di bastone per poi passare ad armi da taglio. Uno dei due ha riportato gravi ferite. Un rapporto pubblicato all’inizio della primavera dal «Gruppo di accompagnamento dell’Area delle tre rose», composto dai rappresentanti di una ventina di istituzioni (scuole circostanti, centri sociali e giovanili comunali, polizia e cura dei giardini pubblici, gestori di buvette e abitanti del quartiere) descrive ormai la zona come un «Hotspot di violenze».

I contenuti del rapporto sono molto preoccupanti. Nel bel mezzo di scuole primarie e secondarie e centri giovanili - afferma il documento sulla base di un esame dettagliato della situazione - l’area è diventata un crocevia dove i dealer (che fanno capo alla mafia nigeriana) la fanno da padrone. Approfittando anche del fatto che la zona è in prossimità della frontiera e che poco distante si trova il centro federale d’asilo Bässlergut, che ospita un numero elevato di giovani richiedenti l’asilo, minorenni non accompagnati. Il protocollo documenta purtroppo che esiste un legame fra la presenza di questi giovani abbandonati a se stessi, lo spaccio di droga e i casi di violenza e di crescente brutalità. E denuncia il fatto che mentre il centro per richiedenti l’asilo è stato concepito per ospitare un centinaio di persone soltanto, i ragazzi e giovani richiedenti d’asilo non accompagnati che vi sono ospitati sono addirittura trecentoventi. Il responsabile del Centro giovanile e della palestra che si trova sull’«Area delle tre rose», Marc Moresi, non nasconde il fatto che la paura serpeggia ormai fra i genitori dei ragazzi che vanno a scuola nel quartiere e sta spingendo diverse famiglie a traslocare.

La zona è evitata dalle donne, che si sentono minacciate. La polizia deve intervenire da due a tre volte al giorno in media (in un’area concepita come luogo di incontro per ragazzi e giovani) ma non riesce a controllare una situazione che pare sfuggita di mano. Il centro giovanile si sta svuotando - annota tristemente Moresi - mentre nell’area sta prendendo piede una rete di persone marginalizzate dalla società, in cui la violenza non fa più eccezione.

In una città giustamente fiera di essere un crocevia di culture diverse, la conclusione di Marc Moresi è sferzante: «Ci consideriamo come parte di una società moderna e sociale. Ma i problemi posti dalle migrazioni, invece di essere affrontati, vengono spesso taciuti oppure minimizzati. La responsabilità incombe ad una politica che rende le frontiere permeabili senza contemporaneamente attribuire la necessaria attenzione anche ai problemi che ciò comporta per la convivenza comune».