Pensieri di Libertà

Europa e diritti

C’è chi vede nel «risveglio» dell’Europa un fenomeno patetico, una sorta di autocelebrazione senza contenuti e programmi forti – Io ci vedo invece un’utopia realistica, un’utopia reale
Francesca Rigotti
Francesca Rigotti
03.04.2025 06:00

C’è chi vede nel «risveglio» dell’Europa un fenomeno patetico, una sorta di autocelebrazione senza contenuti e programmi forti. Io ci vedo invece un’utopia realistica, un’utopia reale. Non mi riferisco all’Unione europea e alle sue varie commissioni; penso invece all’Europa geografica, politica e soprattutto culturale.

Quello che ho in mente è che in quelle terre e su quei mari che la circondano sono nate intuizioni, invenzioni e innovazioni concettuali che ne costituiscono ancora il sostrato: democrazia, tragedia, filosofia... Non a caso il nome della principessa Europa rapita, nel mito antichissimo, da Zeus trasformato in toro e portata a Creta, significa «di ampie vedute» (da euros, il nome del vento, come pure ampio, e ops, occhio, sguardo).

Tra queste vedute, invenzioni e innovazioni forse quelle più ampie sono i diritti umani, immaginati nell’Europa dopo le devastazioni delle guerre di religione tra protestanti e cattolici, arricchite poi dagli apporti e dagli scambi intellettuali che venivano dalle prime colonie americane sulla costa occidentale dell’Atlantico.

Prima ancora però, ancora nel Medio Evo, fu la Magna Charta, del 1215, un breve testo redatto in latino in Inghilterra : nessun uomo, diceva, sia privato dei suoi beni o sbattuto in prigione senza una legge che lo giudichi. Poi il Bill of Rights, del 1689, una pietra miliare del parlamentarismo. Un salto al di là dell’oceano ed ecco la Dichiarazione dei diritti della Virginia (1778) ove si afferma la rivoluzionaria asserzione che «tutti gli uomini sono per natura uguali e indipendenti» (lo so, solo i maschi bianchi, la scrisse George Mason, che aveva assorbito le idee dell’inglese Locke ma era pur sempre uno schiavista). E ancora, la Declaration of Independence degli Stati Uniti, mito fondante nazionale americano, e la Déclaration des droits de l’homme et du citoyen (1789 e 1791), quasi un mito internazionale europeo. Rientra in questa nuova «rivoluzione copernicana» anche Cesare Beccaria, con il suo pamphlet contro la pena di morte, o il ginevrino Rousseau con l’idea della «volonté générale» che tiene insieme gli interessi dei singoli e del tutto.

E proprio su questo punto, l’innovazione europea dei diritti dell’uomo introduce la svolta dell’individualismo nella sua accezione positiva e gloriosa. Voglio dire che i diritti competono all’individuo singolo, non alla comunità, alla famiglia, alla tribù, dove c’è sempre qualcuno che pretende di saperne di più e di parlare anche a nome degli altri. NO. I diritti sono di ognuno singolarmente, di ogni individuo, del singolo, della persona. Sarà lei, dotata di questa imprescrittibile protezione individuale, che stringerà legami, si assocerà con altri e creerà relazioni di ogni sorta, private e pubbliche, intrecciando l’io con il noi.