La stagione breve e il limite della pazienza

Volendo parafrasare il grande storico Eric Hobsbawm, potrebbe essere definita «la stagione breve». La prima, cioè, attesa da un letargo di oltre un mese, al tramonto dell’anno e alla luce degli inediti Mondiali in Qatar. Già in perenne rincorsa e affanno per rimediare agli imprevisti pandemici, il calcio europeo verrà insomma stritolato ulteriormente. Premiando precise strategie di mercato e rispettivamente punendo rose poco profonde. Il calendario della Swiss Football League, per dire, è stato anticipato di una settimana. La Challenge League è scattata nelle scorse ore, mentre il velo al massimo campionato sarà levato oggi e domani.
A Cornaredo tornerà protagonista anche il Lugano, splendido vincitore dell’ultima Coppa Svizzera e - al termine dello scorso torneo - capace di realizzare il record di punti in Super League. Cosa aspettarsi, dunque, dagli uomini di Croci-Torti? Beh, di sicuro non un seguito maggiore, alimentato per l’appunto dai risultati eccezionali dell’annata 2021-22. I numeri forniti in merito dal CEO bianconero Martin Blaser hanno confermato la mediocre tendenza del recente passato. E, in fondo, la cosa non deve nemmeno più sorprendere. Men che meno far gridare allo scandalo. I fedelissimi bianconeri non superano le 1.500 unità. Punto. Perlomeno ad oggi e nonostante il regalo rappresentato dai turni preliminari di Conference League.
Un altro aspetto ci sembra ad ogni modo cruciale. In attesa di comprendere se almeno la nuova arena sarà in grado di scalfire una piazza viziata e che ama farsi desiderare, unita a una strategia che il club ha chiaramente orientato allo stadio del futuro. L’aspetto cruciale per i destini sportivi del club, dicevamo, è tuttavia un altro. L’appagamento dell’85% dei tifosi presenti al Wankdorf e in piazza Riforma non dovrà infatti insinuarsi nello spogliatoio bianconero. Perché il rischio c’è, e non va negato. Sì, un certo rilassamento post 15 maggio potrebbe complicare i primi metri della nuova stagione dell’FC Lugano. Presentando magari il conto già a metà novembre, quando le selezioni nazionali prenderanno il sopravvento. Breve, insomma, non sarà solo la prima parte del campionato, ma anche il tempo a disposizione del Crus per indagare l’animo della vecchia guardia (per intenderci i vari Bottani, Ziegler, Sabbatini e Daprelà) e al contempo far rendere i diversi neoacquisti. Profili interessanti, lo abbiamo scritto più volte, i quali dovranno però convivere con le pesanti eredità e gli scomodi paragoni innescati da chi - una volta vinto il trofeo nazionale - ha ringraziato e salutato. Al netto di una rosa e di un tecnico con le carte in regola per ripetersi, il torneo che attende i bianconeri non sarà dunque semplice. Ma semplificato, quello è innegabile, dalla transizione verso il nuovo formato della Super League. L’onta della retrocessione, d’altronde, aleggia solo su una formazione. E non è nemmeno certo che finisca per concretizzarsi.
Sono invece addirittura tre le squadre che possono ambire alla promozione dalla lega cadetta. Un’opportunità clamorosa, eccome, per l’appunto favorita dall’allargamento a dodici della Super League. E al proposito, il fresco salto di categoria del Bellinzona non deve ingannare. Il padrone del vapore Pablo Bentancur non ha minimamente nascosto le sue intenzioni. «Vincere. E subito». Con tanti cari saluti alle dichiarazioni prudenziali dell’allenatore e di alcuni, scafati giocatori granata. Ecco, se a Lugano - per quanto insidiosa - una certa pazienza potrebbe rivelarsi inevitabile a fronte dei tanti cambiamenti, al Comunale in pochi si azzardano a considerarla la virtù dei forti. È tanta, quindi, la curiosità (mista a un pizzico di apprensione) per il ritorno dell’ACB nel calcio che conta. La campagna acquisti impostata e finalizzata con bravura e astuzia dal patron sudamericano è stata al limite del principesco. Nomi importanti, a proprio agio con il livello della competizione, sui quali cercare di costruire un’ascesa subitanea. Mister Sesa - persona tra l’altro squisita - ha esortato la piazza a «restare con i piedi per terra». Auspicando altresì un progetto «che possa durare nel tempo». Gli auguriamo buona fortuna. E una stagione per la quale non serva scomodare Eric Hobsbawm.