L'alter ego di Mattia Croci-Torti

Tolta la gloria da cercare (nuovamente) contro il Besiktas, sarà la sfida esterna contro il Servette a determinare la serenità del Natale bianconero. I granata, stringi stringi, rappresentano ciò che al Lugano non è riuscito. Una squadra ancora in corsa in Europa e a due passi dallo Young Boys, capolista in Super League. «A dire il vero, osservando gli ultimi 30 minuti disputati dai ginevrini con il Losanna, ho visto una formazione stanca, esattamente come lo siamo noi» ha tenuto a precisare Mattia Croci-Torti. A differenza del collega René Weiler, in cuor suo l’allenatore del Lugano sa però di non aver trovato la ricetta perfetta. Una ricetta condita dalla costanza di rendimento e da un rapporto meno conflittuale con gli infortuni.
In una recente intervista concessa alla Tribune de Genève, Weiler ha posto l’accento sulle fondamenta della personale filosofia: «Voglio dei giocatori esigenti con se stessi, come io lo sono con loro o con me». Una risposta, questa, che avrebbe potuto benissimo fornire anche il Crus. E che nella sua essenza, a oggi, è incarnata da un elemento della rosa bianconera: Renato Steffen. Già, piaccia o meno e seppur a fasi alterne, l’ex Wolfsburg è fra i pochi in grado di dare sostanza al concetto di leadership. E, al contempo, di smuovere le acque con le giocate in campo o le giuste punzecchiature di fronte a microfoni e taccuini.
«Le statistiche premiano Renato; fra gol e assist rimane fra i calciatori più incisivi in Svizzera» ha riconosciuto non a caso Croci-Torti al termine della vittoria contro il Winterthur. «Il campo ha di nuovo parlato per lui» ha insistito il tecnico. Non solo. Steffen non si accontenta. Men che meno teme di essere un personaggio scomodo. «E io, per quanto ami la positività e il buon umore, non sono uno che cerca di cambiare le persone: compreso Renato e il suo carattere» ha evidenziato il Crus. Che per ambizioni e mentalità vincente, in fondo, è il bianconero che più assomiglia a Steffen.