L'editoriale

Se la politica USA si tinge di sangue

Cosa ha spinto un ventenne a imbracciare un fucile per sparare a Donald Trump durante il comizio tenuto dal tycoon in Pennsylvania?
Osvaldo Migotto
15.07.2024 06:00

Cosa ha spinto un giovane cittadino USA ad imbracciare un fucile per sparare al candidato repubblicano alle elezioni presidenziali di novembre, durante il comizio tenuto da Trump sabato scorso in Pennsylvania? Le indagini in corso cercheranno di rispondere a questa domanda, ma fare piena luce sul deplorevole episodio non sarà semplice, visto che l’autore del folle gesto è stato eliminato da un cecchino dei servizi segreti che vigilava sulla sicurezza dell’ex inquilino della Casa Bianca.

Possiamo però affermare che questo gravissimo atto di violenza è la prova di quanto si sia fatto rovente lo scontro politico negli Stati Uniti. L’autore della sparatoria, un bianco di vent’anni iscritto nei registri del Partito repubblicano della Pennsylvania, potrebbe venire inserito nel lungo elenco di persone che negli ultimi anni si sono rese protagoniste di sconsiderati atti di violenza gratuita. Tuttavia il fatto che nella sparatoria avvenuta a Butler sia stato preso di mira il candidato repubblicano alla presidenza dovrebbe far scattare un forte campanello d’allarme negli USA.

Indipendentemente dalla stabilità mentale dell’autore dell’attentato, è molto probabile che il suo gesto sia stato influenzato in qualche modo dal duro confronto politico in atto ormai da anni tra democratici e repubblicani. Un duello a suon di pesanti accuse nei confronti dell’avversario politico che di «politically correct» ha ormai ben poco. Al termine delle presidenziali del 2020, vinte da Joe Biden, non aveva certo contribuito a rasserenare gli animi la decisione di Donald Trump di non riconoscere la vittoria del candidato democratico in quanto, a suo dire, era stata favorita da brogli.

Nonostante i ricorsi presentati dal presidente uscente siano stati bocciati dai competenti organi giudiziari, Trump non ha desistito dal tentativo di sovvertire l’esito del voto, chiedendo al suo vice di allora, Mike Pence, di non ratificare la nomina del candidato democratico. La situazione era poi precipitata con l’assalto a Capitol Hill messo in atto il 6 gennaio 2021 dai sostenitori più scalmanati di «The Donald», il quale fece ben poco per bloccare sul nascere quella brutale insurrezione.

Da quel momento in poi le tensioni tra democratici e repubblicani non hanno fatto che aumentare, con tanto di «fake news» sparse a più riprese da vari esponenti politici, compreso lo stesso Trump. Anche in campo democratico non sono mancati attacchi verbali molto duri nei confronti del leader dei repubblicani, così come congetture difficilmente provabili. Giusto per fare un esempio recentissimo, dopo l’attentato di sabato contro l’ex presidente, sui social media più di un utente ha ipotizzato che la sparatoria è stata una messa in scena per favorire ulteriormente la popolarità del tycoon in vista del voto di novembre.

Appare però difficile credere che il controverso politico repubblicano abbia accettato di fungere da bersaglio in una «messa in scena» conclusasi con un colpo di fucile che solo per un soffio non è stato per lui fatale. La realtà è che gli Stati Uniti sono entrati da tempo in una fase politica che sta mettendo a dura prova un collaudato sistema democratico.

Per uscire da questo vortice di odio e delegittimazione politica, democratici e repubblicani dovrebbero fare un esame di coscienza sulle cause di questo preoccupante decadimento. È vero, Donald Trump nel corso della sua recente esperienza politica ha assunto atteggiamenti inaccettabili in un sistema democratico. Come quando in vista delle presidenziali del 2020 aveva proclamato che avrebbe riconosciuto l’esito del voto solo se lui fosse uscito vincitore.

Non è però incentrando buona parte della campagna elettorale democratica sul pericolo che il tycoon rappresenterebbe per la democrazia americana se venisse nuovamente eletto che si risponde ai numerosi problemi che assillano buona parte dei cittadini americani sul fronte sociale e su quello economico. E se ora la politica si tinge di sangue, vuol dire che ci si sta muovendo in una direzione pericolosa. Trump però sembra pensare solamente a come capitalizzare in termini di voti l’attentato subito.

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