Verso la Finale

Dai campi fangosi sino al Wankdorf

Dieci anni fa il Ticino aveva ben quattro squadre in Challenge League – Il racconto del telecronista Patrick Della Valle
Joe Mansueto accanto alla coppa svizzera vinta dal Lugano, il 25 maggio 2022 © CdT/Gabriele Putzu
Patrick Della Valle
02.06.2024 06:00

«Ma tu sai cosa significa avere 4 squadre ticinesi in Challenge League?». Rispondo che no, non lo so, ma forse lo immagino, conoscendo di fama e da telespettatore chi adesso ho di fronte.  Ho appena varcato i cancelli di TeleTicino, fine estate 2011, un sogno che diventa realtà per chi come me, sin da bambino, ha sempre desiderato svolgere questa professione.

Ecco, i miei pensieri vanno veloce. La lingua per fortuna no. Meglio stare zitto e passare per stupido invece che parlare e togliere ogni dubbio.  «Quattro squadre in Challenge League vuole dire una sola cosa: 12 derby in una stagione! Alla peggio ogni tre settimane abbiamo due ticinesi che si sfidano. Ma ti rendi conto?».

Sì, Luca Sciarini, sì. In fondo sapevo già dove volevi arrivare. So cosa stai per dirmi e mi rendo conto.

«Per Fuorigioco non potrebbe esserci meglio. Lugano - Bellinzona vale quanto 10 Bellinzona - Wil. La gente in Ticino mica si stacca dal campanile. Abbiamo tutto quello che ci serve. Qui la polemica è garantita. Te lo metto nero su bianco: un caso dietro l’altro. Un caso dietro l’altro».

Le minuscole lotte intestine

Il furore agonistico negli occhi e la gioia dipinta sul volto di quello che allora era il mio capo, raccontavano benissimo due cose. La prima che Sciarini era (ed è) un gladiatore da arena romana, la seconda è che ci si accontentava con quello che passava il convento. Il Ticino, e le sue minuscole lotte intestine, vissute e raccontate come epicentro del Mondo. Normale per una piccola tv regionale come la nostra. Normale se per noi, a quell’epoca, immaginare qualcosa d’altro rappresentava un avventato volo pindarico.

Negli anni poi tutte le società, una ad una, sono cadute, ferite a morte da proprietari visionari, dirigenti scriteriati e strategie scellerate: Bellinzona prima, Locarno e Chiasso poi. Il Lugano, che le sue vicissitudini le aveva già attraversate a inizio secolo, è rimasto in piedi, unico e ultimo baluardo di un cantone periferico e sostanzialmente povero ma unico nel suo genere e dall’orgoglio mai domo.

Il fiuto di Angelo Renzetti, uomo d’immagine e sostanza ma soprattutto uomo della promozione in Super League, ha evitato per un soffio che il baratro si aprisse nuovamente sotto i piedi della società bianconera.

Sono passati quasi tre anni da quell’estate del 2021.  Non l’ho mai scordata.

Come non ho mai scordato quel personaggio venuto dal Brasile, di fatto successore designato dello stesso Renzetti, senza aver però mai versato un solo franco. Un afosissimo pomeriggio di inizio giugno il nuovo proprietario del Lugano si è autoinvitato presso la sede di TeleTicino, a Melide. Voleva parlare, raccontare i suoi mirabolanti progetti, preannunciare clamorosi colpi di mercato, informarci che da lì a pochi anni la città avrebbe avuto uno stadio nuovo di zecca, un’arena che sarebbe stata battezzata con il nome di un gigante dell’e-commerce.

Il colpo di Coda di Renzetti

Più che parlare, voleva mettersi in mostra. Voleva incantarci, guadagnare credito. Non ci è riuscito. Ma soprattutto, fortuna nostra, fortuna di tutti, non è riuscito ad incantare Angelo Renzetti, che con un colpo di coda è rientrato in possesso della società. Renzetti, che negli anni alla testa del club di decisioni giuste ne ha prese a iosa, ha azzeccato l’ultima, la più importante, per sé e per il futuro dell’FC Lugano.

La cessione a Joe Mansueto: una manna dal cielo. Un uomo ricco, incredibilmente ricco e, lo abbiamo scoperto con il tempo, estremamente generoso verso le proprie squadre di calcio (con Lugano sì, ma ancor di più con Chicago).

Da quel dialogo avuto con Luca Sciarini, all’intronizzazione della proprietà stelle strisce, sono passati 10 anni. Dieci anni che sembrano un’eternità. Rilette il giorno della terza finale di Coppa svizzera consecutiva, quelle parole hanno un non so che di surreale. È però importante ripeterlo nuovamente: allora erano giuste, corrette, quasi naturali e scontate. Oggi invece permettono di assaporare ancor più avidamente il gusto di un bocconcino prelibato cucinato da Croci-Torti, Blaser e Da Silva.

Il 30 luglio 2011 al Lido di Locarno era in programma il derby contro le bianche casacche giocato davanti a 2000 spettatori, il 14 dicembre 2023 nell’infuocato Besiktas Park il Lugano ha invece fatto piangere quasi 30mila turchi.

L’occasione si ripresenta

A metà novembre 2011 all’allora Comunale di Chiasso il Lugano non è andato oltre l’1-1, solo pochi giorni fa invece i ragazzi di Croci Torti si sono garantiti l’accesso ai preliminari di Champions League.

Il 5 maggio 2011 un altro insipido pareggio, questa volta contro il Bellinzona, 11 anni e 10 giorni dopo il trionfo in Coppa svizzera, domando il San Gallo di Peter Zeidler.

Oggi, 2 giugno 2024, l’occasione si ripresenta. E sì, Luca Sciarini, adesso so cosa significa avere 4 squadre in Challenge League ma ancora meglio so cosa vuol dire ammirare capitan Sabbatini alzare il Trofeo Sandoz sotto il cielo della Berna capitale. So cosa vuole dire per il Lugano, so cosa vuole dire per TeleTicino, che dai campetti di periferia agli stadi più prestigiosi d’Europa il Lugano l’ha sempre seguito con affetto ma anche occhio critico e attento. Questi siamo noi, questo è il Lugano.