Si fa presto a dire «AI»

Tutti pazzi per l’Intelligenza Artificiale. Non si sa ancora bene a cosa serve, ma una cosa è certa: è la tecnologia del futuro, o almeno così sembra, e allora meglio imparare a usarla. La prova è l’interesse suscitato dall’attestato federale di «specialista in AI», che ancora non è stato ufficialmente varato dalla Segreteria di Stato per la formazione (SEFRI) ma ha già attirato, nel piccolo Ticino, molti aspiranti studenti. «Abbiamo ricevuto un numero impressionante di richieste d’iscrizione» conferma Luca Mauriello, presidente dell’Associazione Ticinese Evoluzione Digitale (Ated) che erogherà il corso a partire dal prossimo autunno. «Non ce lo aspettavamo. Il dato è tanto più rilevante in quanto parliamo di un percorso ancora in fase di definizione a livello federale».
Il cantiere a Berna
A Berna i funzionari della Segreteria di Stato stanno mettendo a punto i dettagli, dal nome della nuova professione - «business AI specialist», ma è ancora suscettibile di modifiche - alle competenze operative che serviranno a superare l’esame. Quello che è sicuro è che «l’Intelligenza Artificiale è uno strumento importante e dall’enorme potenziale, ma non può innestarsi sul nulla - sottolinea la direttrice di Ated Cristina Giotto -. Per sfruttarne appieno le potenzialità sarà sicuramente necessaria una solida formazione nella gestione di progetti digitali».
Si fa presto insomma a dire «AI». L’analfabetismo digitale è ancora molto diffuso e da anni l’associazione è impegnata in Ticino nella promozione di iniziative aperte al pubblico, ma anche nelle scuole e nelle imprese, per avvicinare ed educare le diverse generazioni al mondo delle nuove tecnologie, che possono diventare mestieri. Dal 2022 Ated ha avviato altri due percorsi formativi - i cui costi sono coperti per metà dalla Confederazione, per gli studenti che soddisfano i requisiti di selezione - riconosciuti ed equiparabili a lle cosiddette «lauree brevi» ma rivolti a persone che hanno completato un apprendistato professionale: il primo per aspiranti specialisti in ciber-sicurezza (ciber-security specialist) e il secondo per esperti in trasformazione digitale (digital transformation specialist). Entrambi «hanno riscosso un ottimo successo sia in termini di adesioni che di riscontro lavorativo e quindi di spendibilità di questi titoli sul mercato del lavoro» racconta Mauriello. «Per entrambi i percorsi abbiamo ricevuto richieste da parte di aziende che hanno voluto conoscere i nominativi degli iscritti, richieste poi sfociate in assunzioni».
Perché se è vero che il mercato del lavoro ticinese (e svizzero) soffre ancora la carenza di profili classici nel campo informatico - ingegneri, programmatori, sviluppatori -, proprio l’irruzione dell’Intelligenza Artificiale nel settore sta creando nuove opportunità e nuovi vuoti da riempire. «In questo momento anche gli informatici tradizionali sono spinti a rimettersi in gioco e aggiornarsi per non restare indietro rispetto alla rivoluzione in corso» sottolinea ancora Giotto. «Nei due percorsi formativi già esistenti - ciber-security specialist e digital transformation specialist - è già stata integrata un’importante feta di contenuti relativa alle competenze legate all’Intelligenza Artificiale. Questo a riprova di come l’offerta formativa può e deve adeguarsi rapidamente alle esigenze del mercato del lavoro, che è in rapida evoluzione».
Figure che non si trovano
Un’evoluzione talmente rapida che, per il mondo della formazione e la Segreteria di Stato, non è facile tenere il passo. «I profili di business AI specialist ci vengono già richiesti dalle aziende in Ticino, che vogliono tenere il passo con un mondo sempre più interconnesso» fa notare Mauriello. «Il problema è che queste figure non esistono ancora, o quanto meno non hanno a disposizione un’attestazione federale perché quest’ultima è ancora in fase di perfezionamento». Il vuoto verrà presto riempito, con i tempi di Berna, ma nel frattempo gli specialisti di progetti digitali con attestato federale - che possono fregiarsi anche del titolo di AI boosters, implementatori dell’AI - stanno già mettendo in pratica nelle imprese ticinesi quello che si potrebbe definire l’inizio della «rivoluzione generativa». Saranno proprio queste figure, secondo Cristina Giotto, a poter meglio cogliere l’opportunità della nuova sfida formativa e poi professionale. L’Intelligenza Artificiale generativa «rappresenta sicuramente un grande sbocco ma non dobbiamo pensare a un sistema autonomo e capace di inserirsi da sé nei processi aziendali» conclude Giotto. «Per implementarlo e sfruttarne al massimo le potenzialità le aziende avranno bisogno di nuove figure che abbiano competenze nella gestione di progetti digitali». Competenze che può sviluppare «anche chi arriva da una professione di impiegato di commercio» ma che richiedono tanto studio e applicazione.