Il precedente

Una domenica «bestiale»

Servette e Lugano si sono già sfidati, nel 1971: cronaca di una sfida andata male, rivissuta da due protagonisti e avversari
12 aprile 1971, il pallone del 2-0 finisce in porta sotto gli occhi di Prosperi. (KEYSTONE/PHOTOPRESS-ARCHIV/Str)
Marco Ortelli
02.06.2024 09:30

«Un grande Dörfel e la coppa è del Servette». Titolava il Corriere del Ticino all’indomani della finale di Coppa Svizzera giocata a Berna il 12 aprile 1971. «Per colpa del Lugano e per merito del Servette», il punto di vista del Giornale del Popolo, che a firma di Erasmo Pelli riportava anche interviste ad alcuni protagonisti della sfida. Come quella al ginevrino Franco Marchi, autore del raddoppio: «Temevo molto Luttrop. Ho notato però che il Lugano non girava. Nel secondo tempo il Servette ha potuto sviluppare il suo gioco normale». O al bianconero Vincenzo Brenna, «piuttosto giù di giri» che a Pelli «confida»: «La vittoria del Servette è meritata. Qualcuno, nel secondo tempo, in difesa è «scoppiato». C’è stata molta distanza tra i terzini e gli attaccanti, il Servette ha conquistato il centrocampo e per noi sono iniziati i problemi. Abbiamo avuto anche un po’ di sfortuna. Il mio palo non ha portato alcuna segnatura, mentre il palo colpito da Dörfel ha permesso a Desbiolles di infilare Prosperi».

Le cronaca dell’inviato del CdT Mauro Maestrini riporta di una vittoria ottenuta dal Servette «praticando un calcio ragionato», Il Lugano invece «è incappato in una giornata nera, una di quelle in cui tutto va storto e inutilmente si cerca di mascherare sotto una patina di disinvoltura i malanni che affliggono la squadra». Malanni che il cronista riassunse così: «Mancanza assoluta dì schemi di gioco in fase offensiva e a centrocampo. Il Lugano si è salvato dall’arrembaggio avversario nel corso del primo tempo unicamente grazie alla saldezza del suo reparto difensivo, dove giganteggia ancora Coduri e dove Prosperi rimedia agli errori altrui sfoggiando prodezze da fuoriclasse». Oggi la rivincita.

Mario Prosperi e Franco Marchi
Mario Prosperi e Franco Marchi

Di sé ci ha detto di non essere stato un goleador, al Lugano però ha riservato un «trattamento speciale», sia a livello individuale, sia collettivo. La rete del 2-0 nella finale del ’71, e quella dell’1-5 in una delle sconfitte più cocenti patite dai bianconeri a Cornaredo, 2-6 contro il Vevey nel 1980. «Quando sarà pronto il nuovo stadio? Ah, nel 2026… E pensare che nel 1979 avrei potuto giocare a Lugano…». Abbiamo raggiunto Franco Marchi, classe 1946, a Crassier (VD), per parlare del Servette e del Lugano, di ieri e di oggi.

Parlez-vous italien?
«Sì, sono italiano, giunto in Svizzera all’età di 10 anni».

Bene. Riguardando la finale di 53 anni fa, cosa può dire?
«Noi non eravamo favoriti, favorito era il Lugano, che aveva Prosperi, Brenna, Coduri, Blättler…».

… E Luttrop...
«Sì, devo raccontarlo… Mi pare che dopo la partita Luttrop era così arrabbiato da voler «rompere» la testa all’allenatore Sing. Non capiva perché l’avesse lasciato in panchina».

Ancora sulla partita…
«È stata abbastanza equilibrata, non c’era una squadra più dominante dell’altra. Noi abbiamo avuto anche un po’ di fortuna, per il palo colpito da Brenna, e per il nostro palo che invece ha portato al gol di Desbiolles».

Ancora oggi a mia moglie dico che non aver potuto giocare nel Lugano è il mio dispiacere sportivo più grande

Poi lei col 2-0 ha «steso» definitivamente il Lugano.
«Qui però voglio rievocare la reazione di mario Prosperi, che dopo la rete mi ha applaudito. Fantastico. Era un portiere non solo molto forte, ma anche di una gentilezza incredibile».

Immaginiamo i festeggiamenti a Ginevra…
«Alla stazione c’erano ad attenderci molti supporter, che ci hanno acclamato e portato in trionfo sulle loro spalle. Poi siamo andati a festeggiare nel bar del nostro portiere Barlie, vicino alla Placette».

La vittoria in Coppa Svizzera vi spalancò l’Europa della Coppa delle Coppe…
«Il bello è stato proprio quello. Abbiamo giocato contro il Liverpool. Alle Charmilles, dopo esserci portati sul 2-0, loro fecero l’1-2 all’81esimo. All’Anfield perdemmo 2-0 ma fu un’esperienza fantastica. 40.000 mila spettatori che ci hanno applaudito sia all’ingresso nello stadio sia dopo la partita. Io venni sostituito al 75’ e tutti ad applaudire, non un fischio. Oggi non capisco, voilà, il calcio è cambiato, 53 anni fa c’erano pochi fischi contro gli avversari, oggi è il contrario. È un peccato».

Veniamo alla carriera. Di ruolo «mediano di copertura», ci ha detto, dal 1969 al 1978 al Servette, poi un «buco» fino al 1979, quindi tre stagioni al Vevey dove ha concluso la carriera nel 1982. Un anno di stop che sa di rimpianto…
«A 32 anni e volevo smettere. C’era però Nemeth, già mio compagno di squadra al Servette che era andato ad allenare l’Annemasse, squadra di quarta divisione francese, mi telefonava tutti i giorni per convincermi a trasferirmi lì».

C’erano però anche altre telefonate…
«Ero in contatto anche con Camillo Ferrari, presidente del Lugano. Il 20 luglio del ’78 al telefono gli dissi, siamo amateur, per trasferirmi a Lugano ho bisogno di un lavoro e di un appartamento». Non sentii più nulla, poi una mattina alle 7 squilla il telefono. Signor Marchi, è tutto a posto, abbiamo lavoro e appartamento, può venire a Lugano. Ah. Il giorno prima avevo firmato per l’Annemasse. Ho provato a chiedere al club francese di sciogliere il contratto, non lo fecero. Ancora oggi a mia moglie dico che non aver potuto giocare nel Lugano è il mio dispiacere sportivo più grande».

E oggi, seguirà la finale?
«Alla televisione. Dico Forza Servette ma anche Forza Lugano! Chiunque vincerà sarò contento. I bianconeri hanno una panchina più profonda rispetto ai ginevrini. E due allenatori agli opposti. Mi piace Mattia Croci-Torti, perché vive la partita, più dei giocatori. Lo preferisco a René Weiler, più taciturno».

Mario Prosperi e Vincenzo Brenna
Mario Prosperi e Vincenzo Brenna

Vincitore di Coppa nel 1968, sconfitto nel 1971. Vincenzo Brenna, dal 1965 al 1981 con una e una sola maglia, quella del Football Club Lugano, anche oggi sarà presente al Wankdorf, seduto in tribuna in compagnia della moglie Mariangela, l’amico e supertifoso bianconero Francesco Guidicelli e famigliari. Lo abbiamo incontrato a Sonvico, dove tra ritagli di giornale e immagini d’antan, abbiamo rievocato alcuni aneddoti divertenti e caratterizzato alcuni ex compagni di squadra.

Riprendendo le parole di Marchi, cosa dire dell’affaire Sing-Luttrop?
«Non l’ha fatto giocare dall’inizio (mentre lo dice, Brenna si infervora, ndr). Otto era il più forte di tutti, ma Sing aveva deciso di tenerlo in panchina. Ma la nostra squadra rendeva meglio quando c’era lui in campo. Soprattutto io, tra noi c’era una grande intesa».

Un giocatore sul quale poteva fare affidamento…
«Una potenza! Se in campo gli dicevo, «Guarda che quello lì ti ha insultato, Cosa? Partiva e andava a prenderlo».

Acclamato a furor di tifosi, nella ripresa con Luttrop in campo, l’azione che avrebbe potuto cambiare la storia di quella coppa…
«Otto passa a Blättler che mi passa la palla, tiro al volo e palo… Chissà come sarebbe andata… Bisogna dire però che senza Mario Prosperi in porta forse ne avremmo presi quattro».

Con Mario lei andò anche a nozze…
«Sì, sono il testimone del suo matrimonio con la moglie Donata».

Luttrop protagonista mancato da una parte, il connazionale Bernd Dörfel nel Servette, invece protagonista della finale.
«Fortissimo, ce lo ricordiamo ancora adesso, imprendibile. Fu una sua azione a cambiare la partita, il suo tiro dal limite dell’area che si stampa sul palo, la palla che rimbalza sulla schiena di Prosperi, ballonzola verso la linea di porta e Desbiolles è il più veloce di tutti e la infila in rete».

Anche Brenna in fatto di velocità sulla fascia non scherzava. Ragazzo più veloce del Ticino con la SAM Massagno, il fiato però se l’era fatto anche in altro modo…
«Abitavo a Porza e per allenarmi a Cornaredo scendevo a piedi e ritorno... soldi non ce n’erano».

Facciamo una sorta di gioco. Prendiamo alcuni suoi ex della finale, per una scattante caratterizzazione. L’allenatore Albert Sing?
«Il migliore, era in grado di indirizzarti, ti sapeva correggere».

Ernst Tippelt.
«Rideva sempre».

Il Lugano? Ho visto una squadra dalle giocate, dal possesso palla spettacolari, può fare meglio in fatto di incisività

Pier Mario Lanfranconi?
«Non avrei voluto farmi marcare da lui, un mastino. Ed era anche un fumatore, succedeva che a metà tempo si fumava una sigaretta».

Cose da un altro mondo. Remo Pullica?
«Fortissimo di testa, coi piedi un po’ meno».

Un gruppo di giocatori, che si sono sempre mantenuti, vita permettendo in contatto.
«Ci troviamo a pranzo almeno una volta ogni due mesi al Ristorante Golf Magliaso, con Ernesto Indemini infaticabile organizzatore che tiene un po’ tutti in contatto».

Vincenzo Brenna segue tutte le partite del Lugano, a volte, anche in trasferta, come oggi a Berna. Due parole sul Lugano.
«Ho visto una squadra dalle giocate, dal possesso palla spettacolari, può fare meglio in fatto di incisività».

Per attenerci alla cronaca. Su Christian Constantin che, come noto, non ci ha più visto quando il suo Sion ha perso la semifinale di Coppa contro il Lugano (per colpa dell’arbitro), Brenna rievoca…
«Quando nel ‘79 è arrivato nel Lugano avevo notato che non ci vedeva tanto bene, allora l’avevo accompagnato dall’ottico Bistoletti». (Quello stesso Constantin che ancora oggi ammira Brenna per la sua capacità di creare un forte legame con i tifosi, come Croci-Torti, ndr).