L'incontro

Giuseppe Palumbo e un viaggio fra Storia e fumetto che passa anche per Lugano

Il noto fumettista italiano, ieri, è stato ospite al cinema Iride per la presentazione del suo ultimo libro «La sola cura», una graphic novel che racconta la Cina di inizio ‘900 – L’artista, una figura di spicco nella scena italiana e internazionale, ha curato alcune edizioni speciali per le collane di Diabolik, Tex e Martin Mistère
05.04.2025 12:00

Fu il francese Claude Beylie a utilizzare per la prima volta, nel 1964, l’espressione «nona arte» per designare il fumetto: così, una forma espressiva fino a quel momento relegata al mondo dei bambini, iniziò a essere valorizzata e riconosciuta al pari delle altre. Il connubio di parola e disegno rende infatti il fumetto un linguaggio trasversale e versatile, capace di adattarsi alle tematiche e ai registri più disparati: «Si tratta della forma d'arte più anarchica, forse anche la più semplice, ma non per questo banale» afferma Giuseppe Palumbo, uno dei più importanti nomi del fumetto italiano e internazionale, al Corriere del Ticino. Da sempre, infatti, l’artista si è avvalso dell’universalità di questo linguaggio: con le sue tavole, Palumbo ha raccontato le vite di figure storiche come Pablo Escobar, Vincenzo Vela e Sant’Andrea Avellino, ma ha saputo anche sfidare i paradigmi della contemporaneità con i suoi personaggi provocatori e innovativi, tra cui Ramarro, il supereroe masochista, e Artemisia, l’eroina distopica che riscrive il rapporto tra donna e autorità. La matita dell’artista si è però anche «messa al servizio» di personaggi più mainstream, disegnando alcuni numeri speciali per i celeberrimi Tex, Diabolik e Martin Mistère. Trame d'inchiostro: il mondo di Giuseppe Palumbo è il nome della mostra che porterà in Ticino le numerose anime dell’artista, e che attraverso delle tavole originali cerca di ripercorrere i momenti più salienti della sua carriera.

L’esposizione si terrà alla Lucchetti Art Gallery di Via Cattedrale 3 a Lugano e si protrarrà da oggi, 5 aprile, fino al 31 maggio. L’inaugurazione è avvenuta oggi alla presenza dell’artista. Una tappa, questa, preceduta dalla presentazione, ieri al cinema Iride, del suo ultimo libro La sola cura, una graphic novel che racconta la Cina all’alba del ventesimo secolo. La presentazione è stata preceduta dalla proiezione dell’opera già premio Oscar L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, per un incontro all’insegna della scoperta della Cina di inizio ‘900.

Dalla Basilicata, fino in Cina

Un piccolo paesino della Basilicata, Chiaromonte, e l’ultimo imperatore di Cina Pu Yi: due universi apparentemente lontanissimi, ma legati dal destino di un uomo incredibile, Ludovico Nicola di Giura, il nobile lucano che sbarcò in Oriente nel 1900 come medico di un contingente militare, e che restò nel celeste impero per oltre trent’anni, arrivando a curare anche l’ultimo erede della dinastia Quing. Affascinato dalla sua «disponibilità a conoscere l’Altro», Palumbo ha raccontato le vicende di questo personaggio dalla prospettiva della sua concubina Fior d’Amore, in una biografia a fumetti intitolata appunto La sola cura e pubblicata nel 2024 da Edizioni Oblomov. «Di Giura è stato spettatore di un cambiamento epocale, la rivolta dei Boxer, che ha portato con sé conseguenze drammatiche. Lui era convinto che la sola vera cura a tutti questi mali fosse la trasmissione del sapere, perché è solo quando siamo disposti a conoscere e confrontarci con l’Altro che le sofferenze che ci affliggono possono essere curate» racconta Palumbo. Il nobile lucano operò invero un preziosissimo lavoro di mediazione culturale come sinologo, traducendo i testi di Confucio e di numerosi altri poeti antichi cinesi, e raccontando la cultura e le usanze di quei luoghi allora remotissimi. Oltre cent’anni dopo, la percezione della distanza è certamente diversa, merito anche dell’innovazione tecnologica: la vita dell’avventuriero lucano ci ricorda, però, che forse le cose sono più complesse di ciò che sembrano, e che il mondo non è davvero a portata di smartphone. «Gli esseri umani sono corpi, e di Giura da medico lo sapeva bene: dunque studiò la medicina, la lingua e i cinesi stessi, si innamorò delle loro donne e ci mostra che è solo così che il vero incontro ha modo di avvenire. La tecnologia ci può aiutare, alleggerirci da un peso, ma solo fino a un certo punto: tutte le agevolazioni che oggi abbiamo, come i voi low-cost o l'intelligenza artificiale che traduce le conversazioni in simultanea, tutte queste cose in realtà sono solo scappatoie. Ciò che oggi appare facile – osserva Palumbo - in realtà è difficilissimo».

La Storia nelle storie

Gli esordi di Palumbo avvennero con una figura che si posiziona agli antipodi del medico lucano: Ramarro, il supereroe masochista per cui l’unica cura è il dolore. Il personaggio, comparso per la prima volta nel 1986 sulle pagine di Frigidaire, prende il nome e i suoi superpoteri dall’omonimo rettile: il suo dono è infatti quello di possedere degli arti in grado di rigenerarsi, ogni volta che vengono amputati. «Quando ho creato Ramarro, il mondo era pervaso da un’atmosfera di distruzione: erano gli anni della guerra fredda e di disastri come Chernobyl. Sembrava che stessimo facendo di tutto per auto annientarci, con un’attitudine quasi spavalda nell’andare incontro al destino suicidiario che ci attendeva: Ramarro, come il mondo allora, non teme di perdere un braccio, perché confida nel fatto che ricrescerà» ricorda l’artista. Che si tratti di fenomeni globali o di eventi più circoscritti, come nel caso della sua ultima opera, la Storia è un elemento che sempre si intreccia nelle storie dei personaggi a cui Palumbo da vita: non a caso, la formazione universitaria dell’artista lo portò a specializzarsi in archeologia medievale, una passione che non ha mai abbandonato e che è anzi sapientemente riuscito a rendere un suo tratto distintivo. «Il mio lavoro è ricostruire le storie strato per strato, raccogliendo frammenti per creare una visione d’insieme. È quello che fa un archeologo, niente di più. E io – conclude Palumbo - lo faccio con grande soddisfazione, mettendo insieme le mie due più grandi passioni: la Storia e il fumetto».