Bruce Willis compie 70 anni e il suo cinema regge benissimo il tempo

Oggi a 70 anni non si è considerati troppo vecchi, ma purtroppo di Bruce Willis bisogna parlare al passato, visto che a tre anni esatti dalla diagnosi di afasia la sua situazione è molto peggiorata. Questo non toglie che l’attore statunitense, nato il 19 marzo 1955 in Germania dove sua padre era militare, sia sempre percepito come un personaggio del presente, grazie a Die Hard e ai tanti altri film di straordinario successo. Ma Bruce Willis è stato qualcosa in più dei miliardi (almeno 5, calcolando soltanto quelli con lui protagonista principale) fatti guadagnare al box office.
Moonlighting
Il Bruce Willis attore lo conoscono tutti, inutile fare l’elenco wikipedistico dei suoi film, con una carriera non da predestinato, decollata tardi dopo il successo televisivo di Moonlighting (Agenzia Blue Moon nella versione italiana) a metà degli anni Ottanta. Per molti suoi fan il migliore Willis è questo, l’ironico e brillante detective David che fra un caso e l’altro flirta con la sua socia Maddie, una meravigliosa Cybill Sheperd, ma soprattutto con il pubblico a casa, guardando in camera e facendo considerazioni sulla trama e su altro, con la fiction a legarsi poi alla vita privata, dalla gravidanza della Sheperd alla presenza di Demi Moore in un episodio, fino al memorabile finale del 1989 con i due protagonisti che arrivano nel loro ufficio e trovano tutto smantellato, con un dirigente della ABC che gli spiega che le storie romantiche alla lunga stancano la gente e che quindi la serie dopo 5 stagioni è stata cancellata. Una lezione di rispetto per il pubblico, che quasi nessuno ha avuto il coraggio di imitare nel milione di serie prodotte successivamente.
Die Hard
Durante le riprese di Moonlighting erano per Willis successe varie cose. Prima di tutto il tentativo di riprendere la sua carriera di musicista R&B con un album molto bello come The return of Bruno, pieno di collaborazioni eccellenti: un discreto successo, inevitabilmente oscurato da quello in televisione. Poi c’era stato nel 1987 il matrimonio con Demi Moore, che per lui aveva lasciato Emilio Estevez: matrimonio con tre figlie e durato 13 anni, anche se nell’immaginario collettivo i due sono sempre sposati, un po’ come Al Bano e Romina. Nella realtà hanno mantenuto ottimi rapporti, pur risposandosi e avendo lui altre due figlie (dalla modella Emma Heming, con la quale è tuttora sposato). Infine nel 1988 c’era stato il primo dei 5 Die Hard, in italiano Trappola di cristallo, che aveva consacrato Willis-John McClane come superstar del cinema d’azione dopo essere stato scelto quasi per caso, visti i rifiuti di Stallone, Schwarzenegger (poi suoi soci nella catena di ristoranti Planet Hollywood) e di tanti altri, fra i quali un Frank Sinatra di 73 anni, vera storia nella storia: in pratica il libro da cui è tratto Die Hard è il seguito di un libro che era stato alla base di un film con Sinatra protagonista, The detective (in italiano Inchiesta pericolosa) e Sinatra aveva una sorta di diritto di essere il protagonista del seguito. Ma si riteneva troppo vecchio per essere credibile e così creò lo spazio in cui si infilò Willis. Che da lì, fra Pulp Fiction, L’esercito delle 12 scimmie, Il quinto elemento, Armageddon, Il sesto senso, FBI: protezione testimoni e tutto il resto, non si sarebbe più fermato.
Esercito
Come altri eroi del cinema d’azione, Bruce Willis è stato spesso associato alla destra o comunque ai repubblicani. In realtà lui si è sempre definito libertariano, come ideologia, e in concreto libero di sostenere i candidati che lo convincono al di là del partito. Alle presidenziali del 1988 insieme a Demi Moore mise la faccia a favore del democratico Michael Dukakis contro Bush padre, 4 anni dopo invece sostenne lo stesso Bush padre contro Bill Clinton. Nel 1996 pur non votando Clinton si astenne dal sostenere il repubblicano Bob Dole perché questi aveva criticato il film Striptease con Moore protagonista, nel 2000 invece il sostegno a Bush figlio. Poi basta endorsement, ma solo posizioni personali: per l’aumento dei salari a insegnanti e poliziotti, per l’uso dell’esercito contro i trafficanti di droga, per il diritto a possedere legalmente armi, contro la deforestazione, contro i lobbisti di Washington. Insomma, si può definire Bruce Willis un repubblicano deluso dai candidati repubblicani, a partire da Romney contro Obama nel 2012, ma con idee molto chiare e un grande amore, l’esercito degli Stati Uniti. Sostenuto con le parole da figlio di un militare ma anche con donazioni e con la sua immagine planetaria, come quando con la sua band andò in Iraq a suonare per le truppe. Idee che ha sempre cercato di trasportare nel suo cinema, da quando ha avuto il potere contrattuale per farlo: a suo parere anche i film di Hollywood veicolano un’immagine negativa dell’esercito americano, mostrandolo solo in combattimento e mai quando aiuta chi ha bisogno.
Il declino
Dopo il quinto e ultimo Die Hard, nel 2013, Willis pur non avendo bisogno di soldi si è buttato in una serie di film al confine, e spesso oltre, del B-movie, tutte cose mai arrivate nelle sale ma abbastanza apprezzate sulle piattaforme e in televisione. Comunque tutte cose strapagate, in media un milione di dollari per ogni giorno di ripresa, apparendo però sul set ogni giorno più confuso. Dire che si sia ammalato per lo stress è una forzatura perché il suo è stato un declino cognitivo lento, con accelerazione nel 2021. Pochi mesi dopo la diagnosi di afasia e il ritiro dalle scene, ma anche di fatto dalla vita sociale. Due anni dopo la famiglia ha parlato di demenza frontotemporale e forse è meglio finirla qui con i dettagli, per l’impressione che fa l’assenza di parole in un uomo che dell’ironia e del parlare diretto aveva fatto la sua bandiera, insieme a quella americana. Certo è che Bruce Willis è unico: maschio non tossico decenni prima che si parlasse di mascolinità tossica, patriota senza bisogno di inventarsi nemici, stella del cinema d’azione senza quasi mai rendersi ridicolo. Il suo cinema regge benissimo il tempo.