L'approfondimento

La radio portatile salva la vita, parola dell'Unione Europea

Questo oggetto è tornato d’attualità dopo il video con cui il commissario dell’Unione Europea per la gestione delle crisi ha invitato i cittadini a tenere sempre pronto un kit di sopravvivenza per le prime 72 ore in caso di catastrofe
Stefano Olivari
03.04.2025 09:00

La radio portatile esiste ancora, non soltanto nella fantasia di Hadja Lahbib ma anche un po’ nella realtà. In ogni caso è tornata d’attualità, dopo il video con cui il commissario dell’Unione Europea per la gestione delle crisi ha invitato i cittadini a inserire la radio nel kit di sopravvivenza per le prime 72 ore dopo una eventuale catastrofe, bombardamento o altro. È uno scherzo? Questa la domanda che in tanti ci siamo fatti anche se non era il primo di aprile.

Il kit di sopravvivenza

No, non è uno scherzo anche se il video della Lahbib ha un tono ironico, come a voler sdrammatizzare: ma l’effetto è stato contrario. Del resto si parla di sopravvivenza in una situazione estrema, al di là del fatto che questa situazione possa essere generata da un intervento europeo nella guerra in Ucraina. Il principio generale è quello di resistere a tre giorni senza cibo, acqua ed energia. Si invita a inserire in questa «Borsa della resilienza» acqua, cibo in scatola, farmaci essenziali, una torcia, fiammiferi, soldi contanti, occhiali da vista, documenti, un coltellino (svizzero, va da sé), carte da gioco e appunto un radioricevitore. Per qualcuno una citazione del passato, ma a pensarci bene uno dei pochi strumenti che possa resistere a un collasso di Internet dovuto a un cyberattacco o mancanza di elettricità. La vecchia radio portatile, ovviamente a batterie, in situazioni estreme potrebbe davvero diventare l’unico modo per rimanere informati. Chiunque di noi sa bene quanta parte della sua vita sia legata al web o a dispositivi alimentati o ricaricati con la corrente elettrica, ma uno scenario di guerra non è nemmeno immaginabile da generazioni che vanno nel panico quando WhatsApp è down per dieci minuti.

La vecchia radiolina

In molti Paesi, come ad esempio la Francia, l’argomento kit di sopravvivenza è già attualità da anni, sia pure nella prospettiva di calamità naturali e non di bombardamenti, con suggerimenti ancora più estremi come caricatori elettrici alimentati a manovella o con la luce solare, ma non c’è dubbio che a colpire l’immaginazione sia la radio portatile intesa proprio come oggetto antico, che evoca i nonni più dei figli. Un grande classico per radiocronache di partite ascoltate in situazioni fantozziane, ma anche per vacanze già ai loro tempi vintage o lunghe degenze in ospedale: la radio portatile non è mai morta e il suo declino è stato proporzionale a quello della radio in generale. In Europa e negli Stati Uniti si viaggia intorno al meno 4% annuo, in maniera abbastanza costante, ma al World Radio Day dell’UNESCO è stato sottolineato che nel mondo gli ascoltatori siano rimasti stabili, intorno ai 4 miliardi, e che nei Paesi eufemisticamente definiti in via di sviluppo la vecchia radio AM/FM sia ancora centrale nel flusso delle informazioni.

DAB+ contro FM

La madre di tutte le domande, per quando riguarda la radio, è ovvia: DAB+ o FM? La Svizzera ha già dato la sua risposta, con l’FM (Frequency Modulation), cioè le onde ultracorte, che gradualmente scomparirà in favore del DAB+ (Digital Audio Broadcasting Plus). La differenza principale fra i due mondi è che l’FM trasmette in analogico e il DAB+ in digitale, con evidenti vantaggi di qualità a favore del DAB+, senza contare la possibilità di trasmettere informazioni aggiuntive e il sistema di compressione che consente di avere molti più canali e con meno interferenze rispetto all’affollatissimo FM. Ma nell’ottica della sopravvivenza la vecchia cara FM potrebbe essere più utile, perché la sua copertura è più estesa e perché con un segnale debole la radio FM si può ascoltare in maniera comprensibile, con i ben noti «gracchiamenti», mentre quella DAB+ può interrompere l’audio totalmente in un nanosecondo, senza gradualità. In altre parole, anche senza guerre di mezzo, è bene che il ricevitore sia adatto sia all’FM sia al DAB+. In questa prospettiva la tendenza alla soppressione dell’FM di tanti Paesi, Svizzera compresa, potrebbe rivelarsi una cattiva idea. Vietato ovviamente nominare le webradio, già poco ascoltate in contesti di pace e quindi figurarsi di guerra.

E le vecchie radio?

L’abbandono dell’FM di per sé sarebbe sconsigliato anche dai dati di vendita delle radio portatili nel mondo. Perché gli ascoltatori saranno anche 4 miliardi, ma lo sono con radio vecchie o che comunque già possiedono, magari tramandate da una generazione precedente. Nel 2024 il mercato mondiale delle radio portatili è stato stimato in 9 miliardi di dollari (fonte: Verified Market Research) e in prospettiva nel prossimo decennio lo si vede stabile, con una crescita nell’ordine dell’1,5% annuo. Per quando riguarda il numero di pezzi siamo nel campo delle pure congetture, vista la facilità di costruzione che permette il proliferare di mille sottomarche, comunque non si va lontano dal vero parlando di 27 milioni di radio portatili vendute ogni anno nel pianeta. Ma chi ha quelle vecchie fa bene, comunque, a tenersele e non per amore del modernariato. Marchi che scaldano il cuore, come gli italianissimi Phonola (nata a Saronno, poi acquisita dalla Philips), Radiomarelli e Inno Hit, vecchio sponsor dell’Inter e molto diffuso anche in Ticino, come i tedeschi Grundig (impossibile non citare il Grundig Boy) e Siemens, i giapponesi Sony e Panasonic, l’olandese Philips, giusto per non andare su nomi da museo. Una volta ci facevano ascoltare una partita o scoprire una canzone, adesso potrebbero salvarci la vita.