Cent'anni fa

Povere locomotive a vapore, messe da parte come ferri vecchi

Le notizie del 29 marzo 1925
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Nicola Bottani
Nicola Bottani
29.03.2025 06:00

La Nota
Alcuni comuni della regione lombarda, in un memoriale al governo, hanno esplicitamente incolpato le locomotive a vapore di aver provocato, con le scintille che scappano dalla ciminiera, degli incendi in alcuni villaggi posti lungo la linea ferroviaria ed hanno inviato il governo a disfarsi delle locomotive e ad adottare delle motrici a forza elettrica.

Povere locomotive! Chi ve lo avrebbe detto, durante la vostra lunga ed onorata carriera, quando nella forma di modeste caffettiere trotterellavate sbuffando, ansando, fra lo stupore delle folle che credevano aveste nel corpo il diavolo, e quando, tenute a balia dal Progresso e fatte più grandicelle, correvate speditamente sulle rotaie divorando chilometri, passavate veloci, ostentando pompa gloriosa del vostro pennacchio di fumo, per città e villaggi, su ponti e viadotti, chi ve l’avrebbe detto che un giorno vi avrebbero disprezzate come arnese da ferravecchia?

In quei tempi non c’erano le motrici elettriche; la elettricità era ancora tanto bambina che serviva per azionare giuocattoli e macchine piccole come ninnoli. E tutti gli onori erano per voi, pompose locomotive che entravate nelle stazioni con aria trionfale.

Ed ora, dopo più di cento anni, si accorgono che siete pericolose, che provocate degli incendi, che costituite un pericolo per la gente… Dopo cento anni di servizio onorati! Mala cosa la vecchiaia!

Buone e venerande locomotive che ci avete scarrozzati per tanti anni, sforzandovi di non uscire dal retto sentiero, di non capitombolare dalle scarpate, di cozzarvi il meno possibile e che ora cedete il posto alle mostruose, antiestetiche motrici, confortatevi nel pensiero che anche fra noi umani l’uomo vale solo quando e fin quando serve; quando non serve più.

Quando non serve più, quando invecchia, subisce la sorte vostra, venerande locomotive; non lo si accusa di propositi neroniani come si fa con voi, ma lo si mette in disparte come un arnese da ferravecchia, perchè l’uomo per la società è uno strumento o, forse meglio detto, un limone che quando è tutto spremuto non serve più a nulla ed è ridotto a una buccia la quale o viene messa in conserva nel vaso della gloria o, più spesso, viene buttata via.

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