Il mago Obradovic: «La Coppa regala emozioni uniche»

Nei primi anni duemila, è stato uno dei fantasisti più geniali del calcio svizzero. Piedi educatissimi, visione di gioco nettamente superiore alla media, senso del gol: Goran Obradovic ha scritto pagine importanti nella storia pallonara elvetica e della Coppa Svizzera in particolare.
Era in campo con la maglia del Servette, nell’ultimo trionfo ginevrino datato 2001. A Sion, in seguito, è diventato una leggenda vivente. Con la squadra vallesana ha sollevato al cielo tre volte il Trofeo Sandoz: nel 2006, 2009 e 2011. «E ne avevo già vinta una in patria, con il Partizan Belgrado», precisa divertito. Un vero e proprio mago di Coppa, insomma. Oggi, a 48 anni, Obradovic vive ancora in Vallese: domenica non mancherà per nessuna ragione al mondo la finale tra il Lugano e il Servette. «Chi vince il campionato – spiega Obradovic – sa di essere stata la squadra migliore sull’arco di tutta una stagione. A meno di vincerlo all’ultima giornata, però, la gioia non è così esplosiva. Negli ultimi anni lo Young Boys sapeva che sarebbe diventato campione svizzero già a una decina di giornate dal termine. La Coppa regala invece emozioni uniche. Disputare una finale è qualcosa di speciale, vincere procura sensazioni stupende, fortissime».
Costanza e imprevedibilità
È rimasto un attento osservatore delle vicende calcistiche elvetiche, Obradovic. Ed allora fatica a trovare un favorito per la finale di domenica: «Si affrontano due formazioni che si equivalgono. Credo che assisteremo ad una partita equilibrata, a deciderla potrà essere un dettaglio: un cartellino rosso, un rigore, una punizione calciata bene. Se guardo al campionato, sono rimasto favorevolmente sorpreso dal Lugano. Ritengo che per la qualità del gioco espresso, sia stata la squadra migliore in stagione. Anche più dello Young Boys. Purtroppo i bianconeri hanno perso una paio di partite in maniera inattesa, penso per esempio a quella con il San Gallo nella prima uscita del girone per il titolo. Ma non posso dire che Sabbatini e compagni saranno favoriti».
La ragione è semplice: «In una finale – ed è questo il bello della Coppa – può succedere di tutto. Nel 2006 e nel 2009, con il Sion, non eravamo certo i favoriti contro lo Young Boys: alla fine però abbiamo vinto noi». Il Servette non convince appieno l’ex fantasista serbo: «Quella ginevrina è una squadra abbastanza imprevedibile. È stata capace di battere lo Young Boys a Berna, ma anche di perdere in casa con il Grasshopper. Non si sa mai quale volto presenterà in campo il Servette, in questo senso con il Lugano ci sono meno sorprese».
Il peso degli anni
Non vince una Coppa Svizzera dal 2001, il Servette. A Basilea – con Obradovic in campo e guidato in panchina da Lucien Favre – superò per 3-0 l’Yverdon. «Se devo essere sincero, non ricordo molto di quell’incontro. Non fu una partita eccezionale, credo. Eravamo superiori ai nostri avversari. Ricordo però bene la festa al termine della sfida, quella gioia incontenibile di cui parlavo in precedenza». Sono tanti, 23 anni di astinenza. Il Servette sarà motivatissimo, ma sulle spalle dei ginevrini ci sarà anche tanta pressione: «Non so se gli attuali giocatori del Servette siano davvero coscienti di questo aspetto. Probabilmente nel 2001 alcuni di loro non erano ancora nati (ride, NdR). Quando la partita comincia, numeri e statistiche non contano più nulla e si pensa solo a vincere. Io, per lo meno, ero così quando giocavo. Non avevo bisogno di motivazioni supplementari, pensavo solo a battere gli avversari». Il Lugano è invece alla sua terza finale di fila: «Un grande risultato, non c’è che dire. Forse però per il calcio svizzero non sarebbe male se il Servette potesse tornare ad imporsi in una grande manifestazione, ma so che i tifosi del Lugano non saranno d’accordo (ride, NdR)».
Pressione? Dipende...
È insomma difficile capire ed immaginare chi avrà più pressione sulle spalle, in una partita in cui la gestione delle emozioni sarà fondamentale: «La pressione dipende dal club in cui giochi. Non conosco la realtà del Lugano, ma giocare una finale di Coppa con il Servette o con il Sion ai miei tempi era tutta un’altra cosa. Con il Servette era un po’, «giochiamo, diamo il massimo e vedremo come andrà». A Sion invece la pressione è sempre stata enorme. I successi in Coppa Svizzera sono stati talmente tanti che nessuna squadra voleva essere la prima a perdere una finale. Per il pubblico del Tourbillon la Coppa Svizzera ha un fascino pazzesco: ci sono persone in Vallese che scendono dalle montagne solo per andare a vedere il Sion in Coppa (ride di gusto, NdR)».
Quella magica punizione
Non ricorda la finale vinta con il Servette, Obradovic. Ma quella punizione all’incrocio dei pali, da trenta metri, che permise al Sion di pareggiare nel 2006, prima di imporsi ai rigori contro l’YB, è ancora ben presente nella sua mente: «Vabbeh, non erano proprio trenta metri (ride, NdR). A dire il vero all’inizio non volevo calciare in porta. Ho detto a Regazzoni di muoversi sulla fascia sinistra, ma non c’erano gli spazi giusti. Ed allora ho tirato ed è andata bene. Il seguito è storia».
Ma ad Obradovic piace il calcio di oggi? «Amo guardare le partite del campionato svizzero e sono felice che il Sion sia tornato in Super League. Con tutto il rispetto, preferisco seguire un Sion – Lugano ce un Sion – Baden. Trovo però che oggi il calcio sia diventata un’industria, ci sono troppe partite. Quando ero ragazzo, c’era il campionato nel weekend e le Coppe europee il mercoledì sera. Adesso la scelta è finanche esagerata».