Qui Svizzera

«Noi e la Federazione serba vogliamo la stessa cosa»

Nel 2018, contro la Serbia in Russia, Pierluigi Tami non c’era – Il direttore delle squadre nazionali vuole però fare tesoro degli errori del passato
Il direttore delle nazionali vuole sentire parlare di calcio. © KEYSTONE
Massimo Solari
29.11.2022 19:00

Nel 2018, Pierluigi Tami non c’era. Il direttore delle squadre nazionali vuole però fare tesoro degli errori del passato. «La nostra preparazione dev’essere finalizzata a una partita di calcio. La politica non è e non sarà un tema». L’obiettivo, insomma, è chiaro: «Disputare una gara che confermi le prime due prestazioni. E, grazie ad essa, accedere agli ottavi di finale». I giocatori, alcuni giocatori, potrebbero tuttavia necessitare di uno scudo. Di una protezione. Quale? «In realtà tutti sono consapevoli di cosa servirà venerdì. Concentrarsi sul pallone e non sprecare energie per questioni d’altra natura». Come in Russia, esatto. A differenza del precedente movimentato, Svizzera-Serbia è per altro stata preparata con largo anticipo. Ancora Tami: «In maggio, il presidente dell’ASF Dominique Blanc e il segretario generale Roberto Breiter hanno incontrato i vertici della Federazione serba. Ed entrambe le parti vogliono la stessa cosa».

Un nuovo incontro, a ridosso del terzo match del girone G e considerata la posta in palio, potrebbe risultare saggio. Il dirigente ticinese scuote la testa e accenna un sorriso: «Prima di ogni match, non è nostra abitudine prendere contatto con gli avversari. Le discussioni, ripeto, sono già avvenute e ci permettono di concentrare gli sforzi sulla componente principale: quella sportiva». A proposito: nonostante la sconfitta con il Brasile, le sensazioni di Tami rimangono positive: «Se alla vigilia del Mondiale mi avessero detto che saremmo arrivati all’ultima curva del gruppo con due risultati su tre a disposizione, beh, avrei firmato senza esitare». Di aspetti da correggere, tuttavia, non ne mancano. «Sono un po’ triste» sottolinea Tami: «Il Brasile ha meritato di vincere. Ma se il match fosse finito in parità, credo che il risultato sarebbe stato altrettanto meritato per la Svizzera. Difensivamente siamo stati praticamente perfetti. Mentre il piano offensivo è stato condizionato dalla duplice assenza di Shaqiri e Okafor. Una concomitanza imprevedibile, che da un lato non deve fungere da scusa, ma dall’altro ha comportato scelte e sostituti con caratteristiche differenti».

Sulle scarse alternative in rosa sul piano della vivacità, Tami invece taglia corto: «Siamo al terzo match, i 26 convocati sono noti da tempo. Discuterne ora ha poco senso».

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