Zeidler: «Voglio vincere come Croci-Torti, ma certe cose non le direi mai»
Lugano-San Gallo, per la finalissima del 15 maggio, sarà anche Mattia Croci-Torti contro Peter Zeidler. Il tecnico tedesco ha un paio di conti in sospeso con la Coppa Svizzera. E per trasporto a bordo campo - appunto - solo il «Crus» è forse in grado di tenergli testa. Lo abbiamo intervistato in vista del grande appuntamento al Wankdorf.
Peter
Zeidler conosce la serie TV Lost?
«Ne ho
sentito parlare, ma non conosco la storia nel dettaglio. Comunque immagino dove
voglia arrivare...».
A uno
dei protagonisti, John Locke. Che, obiettivamente, le assomiglia molto.
«Sì, me lo
avevano già fatto notare in un’occasione. Quindi?».
Locke è
un uomo di fede, un personaggio che si aggrappa al destino. Il suo antagonista,
il medico Jack Shephard, è invece un uomo di scienza. Ecco, se immagina
l’ultimo atto del Wankdorf, crede che a determinarlo sarà il fato e la
costellazione all’ora X o i fatti, quindi la concretezza della squadra più
forte?
«Onestamente,
preferisco non mischiare le stelle o i numeri a una partita di calcio. Una
bellissima partita di calcio, che avrà un vincitore e un vinto. Senza per
questo doverne sovrastimare il valore».


È però
oggettivo che alla finale il San Gallo arriva sulle ali dell’entusiasmo, dopo
un 2022 condito quasi solo da vittorie. Il Lugano, invece, non vince più in
campionato. E avrà pure un giorno in meno di riposo. Sulla carta, i favoriti
siete voi. O non è così?
«Tutt’altro.
Potrei ad esempio ricordare che una delle due squadre, di recente, ha battuto
il Lucerna, mentre l’altra è stata sconfitta. Detto ciò, non intravedo una
favorita. Sarà 50 e 50. È vero, abbiamo vinto tanto nel 2022, ma nel girone
d’andata a riuscirci erano stati i bianconeri. Relativizzerei, dunque, il
concetto di forma. Parlando, al contrario, di una sfida equilibratissima. Con
la salvezza acquisita e senza reali chance di raggiungere il 3. posto, San
Gallo e Lugano hanno l’opportunità di concentrarsi al cento percento sulla
Coppa».
In
stagione vi siete già affrontati quattro volte. Con il bilancio che recita due
vittorie sangallesi, una ticinese e un pareggio. Che tipo di partita s’immagina
a Berna?
«Intensa,
su questo non ho dubbi. D’altronde siamo a fine stagione e in palio c’è un
titolo. Ogni protagonista darà tutto, sul piano della corsa e dei duelli. Di
qui a predire la storia e le dinamiche del match, però, ce ne passa. Dopotutto
basterebbe un gol in entrata di una o dell’altra formazione per stravolgere
qualsiasi, immaginabile scenario».
Lei ha
fatto una scelta chiara per il ruolo di portiere, puntando su Watkowiak e non
sul titolare in campionato Zigi. È cosciente che si sta assumendo un grande
rischio? Croci-Torti, per esempio, ha inizialmente puntato su Osigwe, ma poi in
semifinale ha schierato il titolare Saipi…
«Perché
dovrebbe essere una scelta rischiosa? I patti, al San Gallo, sono stati
chiariti a inizio stagione. A fronte di due buoni portieri, abbiamo deciso di
schierare Zigi - che è il numero 1 - in campionato, puntando su Watkowiak in
Coppa. E dal momento che sono un allenatore di parola, non c’è stato motivo di
cambiare. Anzi, Lukas ha dimostrato di meritarsi questo ruolo. Da ultimo nella
semifinale vinta contro l’Yverdon. La scelta di Croci-Torti? Non spetta al
sottoscritto commentare le sue decisioni, che immagino dipendano da precisi
ragionamenti».


È
corretto affermare che oltre alla partita tra San Gallo e Lugano, domenica
prossima vedremo anche una sfida nella sfida, tra lei e Mattia Croci-Torti?
«La
ringrazio per la domanda. Che mi permette di precisare una cosa: a differenza
di quanto possano pensare alcuni colleghi, in campo ci vanno i giocatori. E,
dunque, a decidere gli incontri saranno loro, non chi siede in panchina. Siamo
entrambi fieri di guidare i nostri club, di essere buoni allenatori, ma vi
assicuro che al Wankdorf non andrà in scena uno scontro Zeidler-Croci-Torti».
Eppure i
momenti accesi fra di voi non sono mancati. Si ritiene un allenatore
provocatore? Come magari lo stesso Croci-Torti?
«Avere
temperamento non significa essere un provocatore. Vivere una partita in modo
attivo, in prima persona quasi, è una cosa, mancare di rispetto un’altra. E io
ho molto rispetto per Mattia e il suo lavoro. È vero, forse riguardandoci alla
televisione, a margine delle rispettive partite, potremmo essere tentati dal
dire “suvvia, datti una calmata!”. Piuttosto sarà come trovarsi in un duello
aereo in campo: sia io sia lui vorremo vincerlo a tutti i costi».
A
proposito di provocazioni: che effetto le ha fatto leggere le parole di
Croci-Torti, quando ha affermato che lui «ha più voglia di vincere di Zeidler»?
«Se lo
pensa, ha diritto di farlo. Senz’altro vuole che la sua squadra vinca la
finale. Come il sottoscritto, per altro. Anche se io non dichiarerei una cosa
simile. Per il resto, non ho altri commenti sulla questione».


Lei, tra
l’altro, è in credito per ben due volte con la Coppa Svizzera. Cosa l’ha fatta
soffrire di più: la sconfitta dello scorso anno contro il Lucerna, o non aver
potuto guidare il Sion nella finale 2017, dopo essere stato allontanato da
Christian Constantin solo un mese prima?
«Sono casi
differenti. Anche perché, appunto, nel 2017 ho condotto i vallesani in finale,
senza tuttavia essere alla loro testa il giorno decisivo. In questo senso,
l’ultimo atto perso dodici mesi fa ha fatto più male. Fungendo al contempo da
stimolo per il club: dopo la vittoria del Lucerna, ci siamo infatti ripromessi
di regalare ai nostri tifosi - assenti la scorsa edizione a causa della
pandemia - un’altra finale, già quest’anno. Ce l’abbiamo fatta e per questa
ragione possiamo vivere la gara del 15 maggio senza troppa pressione.
L’obiettivo principale è stato raggiunto. Ora rimane il sogno di conquistare il
trofeo. A questo giro, e sarebbe fantastico, o in futuro».
Ed
essere un tecnico straniero, con la Coppa solo da afferrare, può comportare
qualche tipo di svantaggio rispetto a un collega svizzero?
«Oramai
vivo in Svizzera da quattro anni, la mia famiglia qui è felice, e i sangallesi
mi reputano uno di loro. Credo sia sufficiente».
La
finale dello scorso anno cosa le ha insegnato?
«Due cose.
Da un lato abbiamo disputato un match negativo, meritando di conseguenza la
sconfitta. Dall’altro, come dicevo, l’assenza di pubblico ha rappresentato un
pungolo per l’edizione attuale. Ci siamo adoperati al massimo per rivivere
l’evento, ma assieme ai nostri sostenitori. Contro il Lucerna, purtroppo non
era stato possibile».


Reputa
quindi che il 15 maggio, al Wankdorf, il seguito di tifosi sangallesi - più
importante di quello per il Lugano - potrà darvi una mano?
«Non credo.
È probabile che il pubblico sangallese sarà in maggioranza, okay. Ma forse
quello ticinese griderà più forte... (ride, ndr)».
Lei
allena da 20 anni, Croci-Torti da meno di uno. Potrà essere un fattore
decisivo, in una gara secca?
«No, non lo
ritengo un fattore decisivo. Anche perché alleno da 20 anni, ma non ho
disputato 20 finali consecutive. Ho pure circa l’età di Carlo Ancelotti, senza
essere il tecnico del Real... L’esperienza in panchina, insomma, non farà la
differenza. Perlomeno non lo credo».
E non
teme l’etichetta di «allenatore perdente», qualora dovesse andare male anche il
15 maggio dopo la finale persa nel 2021?
«Non sono
un fan delle etichette. Piuttosto, sono fiero di allenare una squadra che ha
totalizzato 31 punti nel girone di ritorno in Super League. Di più: penso che i
tecnici di YB, Servette, eccetera, ambissero a loro volta alla finale di Coppa
Svizzera. Perciò il sottoscritto e Mattia Croci-Torti possono ritenersi
soddisfatti. Abbiamo già fatto molto e non resta granché da perdere. Davvero:
essere a Berna, settimana prossima, costituisce una grande vittoria».


Così
però fa della psicologia. Si sente un po’ psicologo?
«Lo siamo
tutti, in fondo. La vita è psicologia. Ed è bella, godiamoci dunque la finale
senza isterismi».
Nella
stagione 2019-20, oltretutto, aveva fatto grandi cose con il San Gallo,
contendendo fino all’ultimo il titolo allo Young Boys. Dopo aver osservato l’impresa
appena firmata dallo Zurigo, ha magari fatto capolino qualche rammarico?
«Lo Zurigo
ha meritato di essere campione. Sfruttando l’annata negativa dello Young Boys,
non irresistibile come in passato. Il mio San Gallo, due anni fa, ha fatto cose
fantastiche. Nonostante tutto. Nessun rammarico, dunque».
Giovedì,
sulle colonne del Blick, Kubilay Türkyilmaz ha affermato che Peter Zeidler
sarebbe l’allenatore perfetto per il Basilea. Cosa ne pensa?
«Avrei
molto piacere a conoscere personalmente Kubi. Sarebbe un onore. Ma, davvero, si
attende che le risponda nel merito?».