Il sogno ticinese dei gemelli Cipolatti: «Melide ambiente meraviglioso»

La valigia è capiente abbastanza da contenerci tutti i sogni. E sono tanti. Guai a togliere un sogno da inseguire a chi della creatività e dell’arte calcistica ne fa una ragione di vita. Figuriamoci se nel sangue scorre sangue argentino, «patria del football». Classe 2002, Donatto e Giorgio Cipolatti sono i gemelli del Melide da poco approdati in Ticino.
«Il Ticino – dicono – è molto diverso da Buenos Aires. Ci piace moltissimo stare qui, è un posto tranquillo e ci sorprende quanto tutto sia perfetto». Come sono arrivati i due gemelli a vestire la maglia del Melide in Seconda Lega? «Merito del nostro manager. Ritiene il Ticino un posto idoneo, anche per la vicinanza con l’Italia che ci ha concesso la cittadinanza dato che le nostre origini sono in Friuli. Grazie ai suoi contatti con Aguirre, siamo riusciti a ottenere un provino con tre squadre. Il Melide era la seconda. Ci ha colpito subito l’ambiente, la società, la squadra e la terza prova non ha mai avuto luogo».
Prima di sbarcare in Ticino, i gemelli Cipolatti hanno conosciuto il calcio spagnolo. «Rispetto alla Spagna, abbiamo trovato un calcio più ordinato, molto fisico e dove l’ambiente in spogliatoio è meraviglioso». Idolo calcistico? Nemmeno a chiederlo. «La Pulga (Messi, ndr)», rispondono all’unisono.
L’intesa sul campo tra i due è forte ed evidente. «Abbiamo sempre giocato insieme fin da quando abbiamo capito che la nostra vita sarebbe stata il calcio. Questo ci rende affiatati in campo e ognuno ammira le qualità dell’altro. Siamo grati al Melide che ci dà fiducia e l’occasione di migliorare ogni giorno».
E ancora: «Siamo molto impegnati nello studio dell’italiano. Ce la stiamo mettendo tutta e finalmente ci stiamo sbloccando. Guardiamo il calcio, studiamo le giocate, ci alleniamo individualmente, ci prendiamo cura della nostra casa e della nostra nonna acquisita. Le prime parole imparate in italiano? Sono legate al calcio». Facile.
A Giorgio e Donatto non serve nemmeno guardarsi in campo. «Sappiamo esattamente cosa farà l’altro con la palla tra i piedi. È geniale sapere che, in qualsiasi situazione di gioco, sapremo interpretare le mosse dell’altro. L’intesa è nata in Argentina, dove spesso venivamo chiamati per giocare a dei tornei insieme proprio per questa caratteristica».
Parole al miele anche nei confronti dell’allenatore Andrea Parola. «Davvero una splendida persona. Dobbiamo dire che per noi è tutto, non solo in ambito calcistico. Ci aiuta sul campo e anche fuori dal rettangolo verde. Si preoccupa di sapere come stiamo, come ci stiamo ambientando. Il suo modo di porsi ci invoglia a voler dimostrare ogni giorno di più ciò che siamo in grado di fare».
Il richiamo dell’Argentina si fa sentire? «Ci manca il nostro papà, i nostri amici, la spensieratezza. Calcisticamente, invece, ci manca giocare tutti i giorni. Lì è piuttosto facile trovarsi e giocare con gli amici in qualsiasi situazione. Finiva la giornata e ci addormentavamo felici perché sapevamo che il giorno dopo avremmo di nuovo giocato. Questa tappa è diversa, ma siamo in fase di rodaggio e ben disposti ad adeguarci a questa nuova normalità».
Anche il gruppo Melide «ci sta dando una mano. I ragazzi sono davvero il massimo. Sappiamo di avere un’occasione più unica che rara. Ogni componente del gruppo è motivato e competitivo. Il podio? Ci crediamo. Non siamo una squadra che molla facilmente».