HC Lugano, tra polvere e scenari soffocanti

Il sollievo per la raggiunta salvezza da parte dell’HC Lugano non allevia quella sgradevolissima sensazione di malessere e di disagio che ha accompagnato tutta la stagione bianconera. Il club della Cornèr Arena ha toccato il punto più basso della sua storia, ma sembra non rendersene conto. Pochi minuti dopo la fine della serie contro l’Ajoie, sui canali “social” ufficiali della società ci si è addirittura permessi – con un video poi rimosso – di prendere in giro la squadra giurassiana. Surreale. No, non c’è davvero limite al peggio e ci sarebbe di che vergognarsi. Oggi il Lugano è questo: un club fragilissimo, che ha perso il contatto con la realtà. Un club senza strategia, senza identità, presuntuoso e poco simpatico. Una società gestita da una dirigenza che vive ormai in un mondo parallelo, incapace di guardare in faccia la realtà. Il peggio è che tutto ciò non sorprende nemmeno più. L’inadeguatezza, l’incompetenza e l’approssimazione a tutti i piani dei vertici bianconeri – a livello strategico, decisionale e comunicativo – ha toccato il suo apice. La gestione del giocattolo bianconero, fondata sulla confusione delle rispettive mansioni e su rapporti interpersonali basati sull’autodifesa dei propri ruoli, sta producendo effetti devastanti. Il giocattolino si sta rompendo, rovinato dalla sicumera di chi – per partito preso – ritiene di essere sempre e comunque nel giusto. Al di sopra di tutto e di tutti. La conduzione del club bianconero è di impronta arcaica e non risponde in alcun modo alle esigenze di un’azienda moderna. Ingenuo chi pensa e spera allora in un deciso cambiamento di rotta: l’operazione aspirapolvere – volta a cancellare sporcizia e macchie accumulate in questi mesi – è con ogni probabilità già iniziata. Ed è pura utopia credere che la presidente, spalleggiata dal suo CEO, possa solo considerare l’ipotesi – nonostante una costante diminuzione del budget - di favorire l’arrivo di nuovi investitori, disposti ad inserire in società sangue fresco e idee innovative. No, nessuno condivide facilmente il suo balocco. L’unico barlume di speranza per provare ad evitare un futuro plumbeo e soffocante è allora rappresentato da Janick Steinmann. Al contrario del suo predecessore – che ha smesso in fretta di lottare, accontentandosi di un comodo ruolo di parafulmine – il nuovo direttore sportivo dovrà necessariamente portare avanti una sorta di rivoluzione copernicana. Gli serviranno attributi, spalle larghe e tanto carattere, per riuscirci.
Una rivoluzione a due livelli, sportivo e societario. La squadra va rifondata, ma a breve termine Steinmann potrà purtroppo intervenire quasi esclusivamente sul pacchetto degli stranieri. Scelti con sufficienza e approssimazione, per fatui innamoramenti di una notte e in nome di una strategia che a Lugano cambia anno dopo anno, secondo le mode e gli umori di chi comanda. Nessuno degli import scesi in pista quest’anno si è meritato una seconda possibilità. Nessuno può attaccarsi ad un eventuale contratto già in essere. Alla Cornèr Arena c’è un assoluto bisogno di aria nuova per spazzare via le scorie di questa tragicomica stagione. I sentimenti, una volta per tutte, devono lasciare il posto alla razionalità. Il direttore sportivo, in questo senso, è chiamato a lanciare un segnale forte. Anzi fortissimo, in attesa del nome del nuovo allenatore. Non basterà però portare in Ticino stranieri di valore, per risollevare le sorti del Lugano. La rivoluzione deve – anzi, dovrebbe – toccare anche e soprattutto l’organizzazione societaria. A cominciare dal necessario smantellamento di un’anacronistica e dannosa commissione sportiva. Sarebbe inconcepibile che la presidente Vicky Mantegazza, il CEO Marco Werder e il vicepresidente Andy Näser – tre dei principali responsabili del declino bianconero – possano ancora avere la loro da dire sulla gestione prettamente sportiva della squadra. I risultati, in fondo, sono sotto gli occhi di tutti. Il general manager è tenuto a rispondere al CdA, che ha il diritto e il dovere di tenere regolarmente sotto controllo la situazione e gli obiettivi prefissati. Solo una piena indipendenza decisionale potrà però permettere a Steinmann di rimettere il Lugano sui binari giusti.
Il futuro del club bianconero dipende insomma da una presa di coscienza che impone dei passi indietro, a livello personale. Una sensibilità che non è però mai stata di casa, alla Cornèr Arena. Timori, dubbi e preoccupazioni accompagneranno allora le lunghe vacanze del Lugano. No, malessere e senso di disagio non passeranno tanto in fretta.