La Tudor va anche al Tour, l'ascesa non si ferma più

I più grandi scalatori sono coloro che riescono ad addomesticare le montagne più impervie, a conquistare le cime più iconiche. Nel mondo del ciclismo, nulla ha maggior fascino del Tour del France. Nella scalata verso il gotha della propria disciplina, il percorso intrapreso dalla Tudor Pro Cycling, prima o poi, sarebbe dovuto passare anche da lì, dalla Grande Boucle; perché solo il prestigio della storica corsa francese può spalancare le porte dell’Olimpo. Alla Grand Départ di Lille, il 5 luglio, ci sarà anche la squadra svizzera. «È un sogno che si avvera ed è un passo estremamente importante – ha confermato il CEO Raphael Meyer – partecipare all’evento più ambito del pianeta comporta l’ingresso in una nuova dimensione, il team viene percepito diversamente. L’invito che abbiamo ricevuto dagli organizzatori, inoltre, va inteso come un grande segnale di fiducia nei nostri confronti: significa che si aspettano un determinato apporto dai nostri corridori, possiamo portare qualità alla manifestazione».
Non solo «Loulou»
Fondata solamente nell’aprile del 2022 – e rigenerata dalle ceneri della Swiss Racing Academy – la creatura di Fabian Cancellara e Raphael Meyer ha riconsegnato alla Svizzera una formazione professionistica dopo la fugace esperienza della IAM Cycling, attiva nel panorama mondiale nel quadriennio tra il 2013 e il 2016. La Tudor, in maniera tanta rapida quanto meritata, passo dopo passo – o con una pedalata dietro l’altra, se preferite – è riuscita a scalare le gerarchie, facendosi un nome e plasmando una compagine ambiziosa. Tra le proprie file, a partire da quest’anno, può contare anche su uno dei corridori transalpini più amati dagli stessi francesi, quel Julian Alaphilippe che proprio sulle strade del Tour ha mostrato il meglio di sé, vincendo ben sei tappe. Poter contare sul talento spettacolare di «Loulou», indubbiamente, si è rivelato un asso nella manica per convincere gli organizzatori della corsa. «Non è stato di certo negativo – ha riconosciuto onestamente Meyer – ma all’interno del nostro roster vantiamo svariati atleti di grande calibro, come il rossocrociato Marc Hirschi, Matteo Trentin o Michael Storer».
Già, non bastano i nomi, servono dei risultati e quelli, d’altronde, sono lì da vedere. È con una serie di prestazioni di spicco – compreso un ottimo inizio stagionale – che il team rossocrociato ha agguantato il lasciapassare per presenziare alla 112. edizione dell’attesissima corsa francese. Sono stati quattro, sino a questo momento, i successi collezionati nel 2025: l’elvetico Hirschi – colpo di mercato, al pari di Alaphilippe, arrivato in questa stagione – ha immediatamente vinto, a Valencia, la prima gara con la nuova maglia; successivamente sono anche giunti i trionfi di Stork, Pluimers e Storer. «Abbiamo senz’altro svolto la nostra parte – ha commentato compiaciuto Meyer – la squadra si è dimostrata particolarmente solida e attrattiva, capace di incendiare le gare. Specialmente la vittoria di Storer – in occasione della settima tappa alla Parigi-Nizza – è stata un segnale di rilievo e un bel biglietto da visita».
Occhio ai primi giorni
L’intenzione, dichiarata, non è quella di figurare all’appello per fare una semplice comparsata, si mira a qualcosa di più. «Puntiamo a giocarci le nostre carte e ottenere dei risultati ragguardevoli, vincere una tappa sarebbe la classica ciliegina sulla torta. Credo, in particolare, che il percorso presente nel corso della prima settimana possa andare incontro alle caratteristiche dei nostri corridori, abbiamo diversi scattisti temibili». La lista iniziale composta da dodici nomi verrà scremata, poiché su di essa, a 72 ore dalla partenza, dovranno figurare solo otto partecipanti. È ancora troppo presto, però, per avventurarsi in previsioni azzardate. «Non è ancora tempo di stabilire degli obiettivi precisi a proposito dei piazzamenti da raggiungere. Va ricordato, poi, che siamo una compagine ancora giovane e in diversi non hanno ancora avuto modo di affrontare l’esperienza unica che si vive durante la Grande Boucle».
Poco prima, non va dimenticato, ci sarà anche la seconda presenza consecutiva al Giro d’Italia. «Figurare in due Grandi Giri, peraltro a ridosso l’uno dall’altro, sarà una piacevole novità. Stiamo lavorando al massimo per arrivare a questi appuntamenti nelle migliori condizioni – ha precisato il dirigente classe 1986 – per ciò che concerne lo stato di forma degli atleti, ma anche per tutto ciò che vi ruota attorno, tra staff, materiali e logistica».
I prossimi traguardi
Nel 2023, a pochi mesi dalla sua creazione, la Tudor ha ricevuto lo status di UCI ProTeam; l’anno successivo, con la partecipazione al Giro d’Italia, ha preso parte al suo primo Grande Giro. Infine, nel 2025, nuova stagione e nuovo traguardo storico: quello del Tour de France. L’ascesa, insomma, sembra inarrestabile. «Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla velocità dei nostri progressi, ma sapevamo quello che ci serviva per provare ad avere successo. Nell’evoluzione della nostra squadra il prossimo grande passo è voler entrare a far parte del World Tour. Tuttavia, ci sono dei paletti stabiliti dall’UCI che vanno rispettati. Realisticamente, ciò significa che per noi sarebbe possibile entrare in questa categoria a partire dal 2029».
Un obiettivo ambizioso, quello della Tudor, come lo è quello a breve termine. «Vorremmo concludere la stagione nei primi due posti tra i ProTeam – se la giocheranno verosimilmente con Uno-X Mobility e Israel-Premier Tech, ndr. – cosicché potremmo partecipare ai massimi eventi senza dover più dipendere da eventuali wild card. Avere una programmazione chiara dall’inizio, inoltre, porta evidenti vantaggi a livello di pianificazione della stagione».
Un brand che funziona
La vertiginosa crescita della squadra elvetica non sta passando inosservata e dal punto di vista commerciale questo ha portato a novità importanti. Come quella dello scorso dicembre, quando il colosso Red Bull è stato annunciato in qualità di nuovo sponsor. «Siamo molto felici che facciano ormai parte della nostra famiglia. È passato ancora poco tempo – qualche mese appena – da quando abbiamo cominciato a collaborare, ma abbiamo già avuto modo di conversare più volte con esiti certamente positivi. Considerando tutte le discipline in cui sono implicati – ha proseguito Meyer – dalla loro possono contare su una conoscenza davvero approfondita nel mondo dello sport. La percezione pubblica di un marchio del genere è impressionante».
Come lo è, tuttora, quella di Fabian Cancellara, che resta un punto di riferimento imprescindibile per il team elvetico. «La figura di Fabian è indubbiamente molto importante, la sua è stata un’eredità di peso. Lui – ha chiosato il CEO della Tudor – è uno dei nomi più rilevanti del nostro sport negli ultimi due decenni, per questo è evidentemente piacevole vederlo – seppur con un ruolo forzatamente differente – ancora in questo business. Ogni giorno beneficiamo della sua esperienza».