Contromisure UE ai dazi americani dal 9 aprile prossimo: «Pronti a discutere»

Per rispondere a Donald Trump, l’Europa riscopre la «comitologia», ovvero l’insieme delle procedure mediante le quali i singoli Paesi membri dell’Unione partecipano - con i propri rappresentanti incaricati di fornire un parere - ai progetti di misure esecutive elaborati dalla Commissione. Nessuna decisione affrettata, quindi. Nessuna reazione viscerale, né tantomeno rabbiosa. Troppo delicata, la questione, al di là dell’inevitabile frustrazione, per far prevalere l’emotività.
Tuttavia, anche se non subito, le contromisure di Bruxelles arriveranno comunque. Fonti UE, oggi, hanno indicato persino la data in cui il Vecchio continente dovrebbe decidere in che modo replicare a Washington: il 9 aprile. Le stesse fonti hanno spiegato come «a seguito del voto - che sarà a maggioranza qualificata, quindi non necessariamente unanime - i primi controdazi potranno entrare in vigore il 15 aprile», seguiti poi da una seconda tranche di misure il 15 maggio. «Eravamo pronti il 12 marzo, siamo pronti ora. C’è ancora qualche consultazione in corso e poi procederemo», hanno ribadito i funzionari UE, precisando che «la ritorsione rifletterà» gli input ricevuti dai Governi nazionali.
L’attacco di Macron
D’altronde, che l’irritazione nelle singole cancellerie sia salita a livelli di guardia è chiaro da tempo. E oggi non sono mancate conferme significative. Il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ricevendo all’Eliseo i rappresentanti delle aziende transalpine interessate dalle nuove imposte doganali USA ha definito la decisione di Trump «brutale e infondata». I dazi, ha avvertito Macron, avranno un «impatto enorme» sull’economia europea, ma anche gli americani ne usciranno «più deboli e più poveri».
Di «attacco» a un sistema commerciale che ha portato prosperità globale e che l’America stessa ha contribuito a progettare ha parlato, invece, il cancelliere tedesco Olaf Schoz. «L’intera economia soffrirà per queste decisioni che non sono state ponderate. Washington si sta avviando su una strada alla fine della quale ci saranno soltanto perdenti - ha affermato Scholz, aggiungendo subito dopo - Questo è un attacco a un ordine commerciale che ha creato prosperità in tutto il mondo, un ordine commerciale che è anche, in misura molto significativa, il risultato degli sforzi americani».
Più misurato il premier britannico Keir Starmer che dovrà fronteggiare tariffe aggiuntive “soltanto” del 10%. «È chiaro che le decisioni prese dagli USA avranno un impatto economico, sia da noi sia a livello globale. Ma voglio essere chiaro: siamo preparati. Anzi, uno dei grandi punti di forza di questa nazione è la nostra capacità di mantenere la calma».
L’intervento da Samarcanda
La prima a commentare, oggi, lo show di Trump nel Giardino delle Rose alla Casa Bianca è stata però la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, impegnata in una visita ufficiale a Samarcanda, in Uzbekistan. «I dazi colpiranno milioni di cittadini, Le bollette aumenteranno, il prezzo dei farmaci aumenterà. Un colpo per l’economia globale - ha detto - Ne risentiranno aziende grandi e piccole, e le conseguenze saranno disastrose. Voglio essere chiara: i dazi non risolveranno le cose. Siamo sempre stati pronti a negoziare, allo stesso tempo siamo pronti a rispondere».
Von der Leyen è parsa evitare accuratamente i toni di scontro; e ha, anzi, aperto a una possibile trattativa. «Sono d’accordo con il presidente Trump sul fatto che altri stanno approfittando ingiustamente delle attuali regole e sono pronta a sostenere qualsiasi sforzo per adattare il sistema commerciale alle realtà dell’economia globale. Ma voglio anche essere chiara: ricorrere alle tariffe come primo e ultimo strumento non risolverà il problema. Ecco perché - ha aggiunto - fin dall’inizio siamo sempre stati pronti a negoziare con gli Stati Uniti per rimuovere le barriere rimanenti al commercio transatlantico. Allo stesso tempo, siamo pronti a rispondere».
La presidente della Commissione UE ha quindi insistito sulla convergenza di interessi dei Paesi dell’Unione e sulla necessità di muoversi in modo compatto. «So che molti di voi si sentono delusi dal nostro più vecchio alleato. Dobbiamo prepararci all’impatto che questo, inevitabilmente, avrà. L’Europa ha tutto ciò di cui ha bisogno per superare la tempesta. Siamo in questa situazione insieme. Se colpisci uno di noi, colpisci tutti noi. Quindi resteremo uniti e ci difenderemo a vicenda. La nostra unità è la nostra forza. L’Europa ha il più grande mercato unico al mondo, 450 milioni di consumatori. È il nostro porto sicuro in tempi tumultuosi e l’Europa starà al fianco di coloro che sono direttamente colpiti».
In ogni caso, come detto, le contromisure UE arriveranno. «Stiamo già ultimando il primo pacchetto di contromisure in risposta alle tariffe sull’acciaio, e ora ci prepariamo a ulteriori contromisure per proteggere i nostri interessi e le nostre attività, qualora i negoziati fallissero - ha ripetuto von der Leyen - Osserveremo attentamente anche quali effetti indiretti potrebbero avere queste tariffe, perché non possiamo assorbire la sovraccapacità globale, né accetteremo il dumping sui nostri mercati. Come europei, promuoveremo e difenderemo sempre i nostri interessi e i nostri valori e ci schiereremo sempre per l’Europa. Ma esiste un percorso alternativo. Non è troppo tardi per affrontare le preoccupazioni attraverso i negoziati. Ecco perché il nostro commissario al commercio, Maros Sefcovic, è costantemente impegnato con i suoi omologhi statunitensi: lavoreremo per ridurre le barriere, non per aumentarle. L’Europa sarà al fianco di chi sarà colpito dai dazi Usa. Convocheremo dialoghi strategici con i settori siderurgico, automobilistico e farmaceutico. E altri seguiranno», ha concluso la presidente della Commissione UE.
Analisti preoccupati
Le scelte di Trump, fuori dai confini nazionali, non sono quindi piaciute praticamente ad alcuno. Negli Stati Uniti, però, le critiche non sono giunte soltanto dagli oppositori dell’amministrazione repubblicana. La quasi totalità degli analisti è infatti sembrata concorde sugli effetti negativi della politica protezionistica annunciata mercoledì sera. Alcuni di questi analisti hanno ipotizzato persino il pericolo di recessione globale. Ad esempio, gli esperti di J.P. Morgan. In una nota agli investitori, riportata dalla CNN, la banca d’affari newyorchese scrive: «Sottolineiamo che queste politiche, se mantenute, spingeranno l’economia statunitense e mondiale in recessione già quest’anno. Le tariffe aumenteranno le tasse per gli americani di 660 miliardi di dollari l’anno, il più grande aumento fiscale nella memoria recente. E aumenteranno anche i prezzi, aggiungendo il 2% all’indice dei prezzi al consumo. L’impatto sull’inflazione sarà sostanziale - rimarca J. P. Morgan - Consideriamo la piena attuazione di queste politiche come uno shock macroeconomico sostanziale».
Anche il Business Roundtable, l’associazione (vicina al Partito Repubblicano) dei più importanti CEO statunitensi, ha messo in guardia sul fatto che i dazi potrebbero ritorcersi contro l’economia USA.
«I dazi universali dal 10 al 50% rischiano di causare gravi danni ai produttori, ai lavoratori, alle famiglie e agli esportatori americani - ha detto in una dichiarazione alla stampa il presidente del Business Roundtable, Joshua Bolten, dal 2006 al gennaio 2009 capo dello staff della Casa Bianca con George W. Bush - I danni all’economia statunitense aumenteranno quanto più a lungo rimarranno in vigore i dazi e potrebbero essere esacerbati da misure di ritorsione».
Bolten ha precisato che il Business Roundtable sostiene l’obiettivo di Trump di «garantire accordi commerciali migliori e più equi», e per questo ha esortato l’amministrazione a raggiungere «rapidamente accordi commerciali che rimuovano questi dazi».