Da sapere

Ma che cosa sono le bombe a grappolo?

Usate per la prima volta nella Seconda guerra mondiale, sono pericolose (e illegali in molti Paesi) anche perché c’è il rischio che molte submunizioni rimangano inesplose mettendo in pericolo i civili durante e dopo un conflitto
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Red. Online
08.07.2023 10:02

Gli Stati Uniti, dunque, hanno confermato che consegneranno all’Ucraina le cosiddette bombe a grappolo. Una decisione controversa, a maggior ragione considerando gli appelli di svariati gruppi in difesa dei diritti umani. E questo perché, banalmente, parliamo di un’arma controversa e, soprattutto, illegale in molti Paesi.

Che cos’è una bomba a grappolo?

Utilizzabili a terra o in cielo, da artiglieria, razzi o velivoli, le bombe a grappolo sono composte da un ordigno principale (cluster) in grado di rilasciare un gran numero di submunizioni più piccole (bomblets) su una vasta area.

Quanto sono pericolose?

Le submunizioni sono in genere progettate per esplodere all’impatto con il bersaglio o con il suolo, uccidendo o ferendo seriamente – si stima – chiunque si trovi nell’area. Ma c’è un «ma». In percentuali variabili, molte di queste munizioni falliscono nel loro compito, rimanendo a terra inesplose e mettendo in pericolo i civili durante e dopo il conflitto. Secondo la Croce Rossa, in alcuni scenari di guerra recenti la quota di submubizioni inesplose era addirittura del 40%.

Di conseguenza, le bombe a grappolo, come le mine antiuomo, rappresentano un rischio per i civili anche molto tempo dopo il loro utilizzo. Gli ordigni inesplosi delle bombe a grappolo possono infatti uccidere e mutilare le persone anni o addirittura decenni dopo che le munizioni sono state lanciate.

I gruppi per i diritti umani affermano che l'uso delle bombe a grappolo nelle aree popolate è una violazione del diritto umanitario internazionale, perché causano una distruzione indiscriminata. Secondo la Reuters, il 60% delle vittime di bombe a grappolo sono persone ferite mentre svolgono attività quotidiane. Un terzo di tutte le vittime di munizioni a grappolo registrate sono bambini.

Detto ciò, oltre 120 Paesi hanno firmato la Convenzione sulle munizioni a grappolo, che vieta l’uso, la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio di queste armi. Russia, Ucraina e Stati Uniti hanno rifiutato di firmare il trattato. Secondo la Cluster Munition Coalition, dall’adozione della Convenzione nel 2008 è stato distrutto il 99% delle scorte globali.

Chi ha usato queste bombe?

Secondo la Reuters, queste armi furono utilizzate per la prima volta nella Seconda guerra mondiale. Almeno 15 Paesi le hanno utilizzate negli anni successivi. Tra questi, Eritrea, Etiopia, Francia, Israele, Marocco, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti.

Nell’ambito della guerra in Ucraina, le truppe russe hanno utilizzato munizioni a grappolo in aree popolate del Paese invaso, secondo una ricerca del Guardian, causando la morte di decine di civili. Secondo Human Rights Watch, anche l’Ucraina le ha utilizzate nel tentativo di riconquistare il territorio occupato dai russi.

Perché l’Ucraina le vuole?

Kiev in queste settimane ha spinto molto per ricevere bombe a grappolo, sostenendo che queste armi aiuterebbero la sua controffensiva e permetterebbero in particolare alle sue truppe di colpire le posizioni russe trincerate, superando così lo svantaggio in termini di uomini e artiglieria.

Fino a poco tempo fa, Washington aveva resistito alle richieste di Kiev, adducendo preoccupazioni sull’uso delle bombe a grappolo e affermando che non erano necessarie. Il mese scorso, per contro, un alto funzionario del Pentagono aveva dichiarato che le forze armate statunitensi ritenevano che le munizioni a grappolo «sarebbero utili, soprattutto contro le postazioni russe scavate».

Come detto, i gruppi per i diritti hanno chiesto alla Russia e all’Ucraina di smettere di usare le bombe a grappolo, esortando gli Stati Uniti a non fornire a Kiev queste munizioni «intrinsecamente indiscriminate». «Le munizioni a grappolo utilizzate dalla Russia e dall’Ucraina stanno uccidendo i civili e continueranno a farlo per molti anni» ha dichiarato al riguardo Mary Wareham, direttrice ad interim di Human Rights Watch. «Entrambe le parti dovrebbero smettere immediatamente di usarle e non cercare di ottenere altre armi indiscriminate».

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