Da Istanbul la proposta shock: «Riprendiamo i voli diretti Russia-USA»
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Ieri, durante i colloqui fra le delegazioni di Russia e Stati Uniti a Istanbul, è stato proposto – da parte russa – di reintrodurre voli diretti fra i due Paesi. A darne notizia, con un certo entusiasmo, Sergei Lavrov, ministro degli Esteri della Federazione Russa. «La controparte americana è stata invitata a considerare la possibilità di ristabilire collegamenti aerei diretti» ha spiegato il diplomatico.
E ancora: «È stata sottolineata in particolare la necessità di risultati pratici volti a creare le condizioni per migliorare le relazioni bilaterali nell’interesse dei popoli dei nostri Paesi». Fra queste condizioni, appunto, la ripresa dei voli fra Russia e Stati Uniti.
Gli alleati dell’Ucraina, fra cui il Canada, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, nel febbraio del 2022 avevano chiuso i rispettivi spazi aerei ai vettori russi in risposta all’invasione su larga scala da parte dell’esercito di Mosca. Lo stesso, a mo’ di controrisposta, aveva fatto Mosca con le compagnie occidentali. In una dichiarazione rilasciata dalla delegazione statunitense dopo i colloqui di Istanbul, per contro, non è stata menzionata specificamente la ripresa dei voli. L’America si è limitata a dire di aver avuto «discussioni costruttive».
Uscendo dal politichese, e considerando che un accordo di pace, o meglio di pace giusta, a oggi non c’è, a maggior ragione dopo i toni accesi alla Casa Bianca e la retorica al contrario di Donald Trump, è presto altresì per citare Antonello Venditti e dire che «gli aerei volano alto tra New York e Mosca». È interessante, tuttavia, sottolineare come – in passato – proprio la rotta Mosca-New York abbia contribuito a una certa de-escalation. In piena Guerra Fredda, infatti, e dopo anni e anni di trattative ad alto livello, nel 1968 Aeroflot, la sola compagnia dell’Unione Sovietica, e Pan Am, a lungo considerata un’estensione del governo statunitense, siglarono un’inedita partnership commerciale lanciando, in sintonia, il collegamento fra le due città. Una novità, soprattutto se consideriamo che Aeroflot e Pan Am a quel tempo erano in competizione per aprire nuove rotte e affermare la propria influenza nei Paesi in via di sviluppo.
La rotta fu vista (e interpretata) come un atto di distensione. Cittadini sovietici e statunitensi iniziarono così a sorvolare la cortina di ferro come turisti, uomini d’affari, membri di scambi culturali ed educativi. Certo, non tutto filò liscio: all’inizio degli anni Ottanta, in seguito all’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Unione Sovietica, i voli ad esempio vennero sospesi. Ma, nel complesso, la promessa di mantenere aperto un canale fra i due blocchi venne mantenuta. Fino, evidentemente, al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 e, sebbene le due cose non siano collegate, a quello di Pan Am.
In tempi più recenti, Aeroflot – come compagnia russa – è stata protagonista di una forte occidentalizzazione, al punto da integrarsi in un’alleanza come Sky Team. Fino all’invasione su larga scala dell’Ucraina, che ha cristallizzato tutto.