Dazi USA e Ryanair: voli più cari per i viaggiatori (anche ticinesi)?

Il cosiddetto Liberation Day, infine, è arrivato. Donald Trump ha annunciato l'introduzione dei famosi, e famigerati, dazi. Nello specifico, sono scattate le attese tariffe al 25% sulle automobili prodotte all'estero. Non solo, il tycoon ha annunciato una tariffa base al 10% su praticamente ogni bene importato negli Stati Uniti. Per i 60 Paesi «più cattivi» («worst offenders»), o se preferite quelli con i maggiori squilibri commerciali nei confronti degli Stati Uniti, le tariffe saranno più pesanti: oltre a Svizzera (31%), Unione Europea (20%) e Cina (34%), spiccano quelli a Giappone (24%), Vietnam (46%), Cambogia (49%), Thailandia (36%), Taiwan, Indonesia (entrambi al 32%) e India (26%). «Graziati» per il momento Canada e Messico, mentre al Regno Unito verrà imposto «solo» il 10%. Nel nostro Paese, in particolare, la politica ha reagito con sdegno alla mossa del presidente americano.
I dazi, inevitabilmente, avranno conseguenze e ripercussioni più o meno ovunque. E in svariati settori. A maggior ragione se pensiamo che, in precedenza, Trump aveva imposto tariffe su beni come l'acciaio e l'alluminio. Beni che, spiega fra gli altri il portale aeroTELEGRAPH, colpiscono il settore dell'aviazione e, in dettaglio, la costruzione degli aeromobili sui quali tutti noi voliamo. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha subito reagito alla decisione dell'amministrazione Trump dichiarando di essere pronta a varare un pacchetto di contromisure. Legate, innanzitutto, proprio ai dazi sull'acciaio. «Ma ci stiamo preparando ad adottare ulteriori contromisure per proteggere i nostri interessi e le nostre aziende nel caso in cui i negoziati fallissero».
Il punto, tornando all'aviazione, non è la vendita di velivoli da o per gli Stati Uniti. Non solo, quantomeno. È il settore tutto a essere fortemente interconnesso e, mettiamola così, globale e globalizzato. I modelli di Airbus e Boeing, nel concreto, sono fatti di componenti che vengono prodotti in tutto il mondo. La Cina, ad esempio, si è specializzata negli stabilizzatori che riducono la turbolenza in volo, come in alcune finiture delle ali e della fusoliera. Boeing, costruttore statunitense, da tempo oramai lavora in stretto, strettissimo contatto con aziende partner canadesi e messicane. Airbus, analogamente, ha addentellati dappertutto: le ali del'Airbus A320neo arrivano dal Galles, l'avionica dagli stessi Stati Uniti mentre i componenti della fusoliera dalla Francia.
Airbus, quantomeno, potrebbe salvarsi (in parte) dal terremoto in arrivo dal momento che l'assemblaggio finale avviene negli Stati Uniti. Boeing, a sua volta, ha stabilimenti di produzione in altri Paesi e, quindi, potrebbe evitare i dazi doganali reciproci. Ma a preoccupare sono soprattutto i dazi e i controdazi che stanno caratterizzando il rapporto fra Cina e America. Quello cinese, infatti, è un mercato chiave per Airbus e Boeing. Di qui, fra l'altro, le preoccupazioni circa l'ingresso sul mercato di un concorrente locale come COMAC. Se Pechino e Washington continueranno su questa strada, c'è da aspettarsi che i vettori cinesi si rivolgeranno, sempre di più, ad Airbus e COMAC per l'acquisto di aeromobili.
I costi, in generale e secondo logica, tenderanno ad aumentare. Proprio perché, nella costruzione di un aereo, intervengono diversi Paesi con tante, tantissime parti da assemblare. Vista la situazione, dunque, è ipotizzabile che i margini di Boeing si ridurranno. E di molto. Della serie: se il prezzo di un aeromobile, per forza di cose, andrà rivisto al rialzo, è possibile che i clienti scelgano la concorrenza, visto e considerato che le compagnie cinesi stanno gradendo il C919 di COMAC e, ancora, che Airbus può controllare di più e meglio il prezzo finale. Già a febbraio, quando Trump sbandierava l'arma dei dazi, l'amministratore delegato di Airbus Guillaume Faury con toni rilassati e sereni aveva sentenziato che, alla peggio, il costruttore europeo avrebbe venduto più aerei.
D'accordo, ma noi passeggeri? I dazi, inevitabilmente, potrebbero colpire anche i viaggiatori, a maggior ragione quelli di low cost come Ryanair, utilizzatissima dai ticinesi data la sua presenza a Malpensa e Bergamo. Wouter Dewulf, economista esperto di aviazione dell'Università di Anversa, ha spiegato a Politico che proprio Ryanair rischia di diventare «la vittima più importante» a livello europeo. E questo perché, nei prossimi mesi e nel prossimo anno, riceverà trenta nuovi Boeing 737 MAX. Per una cifra monstre, venendo alle tasse di importazione e complice la guerra commerciale fra UE e USA, di 500 milioni di euro. Costi extra che potrebbero, di riflesso, venire trasferiti ai passeggeri in termini di tariffe tutto fuorché basse. Michael O'Leary, a proposito dei dazi, dal canto suo ha ironizzato: «Se l'isolazionismo funzionasse, la Corea del Nord sarebbe l'economia più grande del mondo». Un paragone, questo, che il boss della compagnia aveva tirato fuori anche ai tempi della Brexit. Se non è una stoccata, poco ci manca.